Venerdì, 24 Settembre 2021
POLITICA INTERNAZIONALE

La guerra all'Isis di Obama: "Li distruggeremo con attacchi aerei"

Gli Stati Uniti guideranno un'ampia coalizione internazionale "per indebolire e alla fine distruggere l'Isis", dice il presidente americano. Ma non saranno coinvolte truppe, come accadde in Iraq e Afghanistan

ROMA - Nell'attesissimo discorso notturno alla nazione, proprio nel giorno del tredicesimo anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle, Barack Obama ha dichiarato guerra all'Isis, svelando il suo piano per distruggere lo Stato islamico che in pochi mesi si è consolidato in vaste zone dell'Iraq e della Siria.

Il presidente degli Stati Uniti ha confermato una strategia di attacco che ormai era già chiara: «Li colpiremo ovunque. Li distruggeremo. Non c'è alcun paradiso sicuro per chi minaccia l'America». «Piccoli gruppi di assassini possono fare gravi danni. Per questo dobbiamo rimanere vigili», ha aggiunto il presidente in quello che in molti considerano come il discorso più delicato della sua presidenza. Lui che voleva chiudere un decennio di guerre (dopo le esperienze in Iraq e Afghanistan) si ritrova, suo malgrado, a dover combattere. «Ma a differenza di 13 anni fa - ha promesso - l'America non sarà trascinata in una nuovo conflitto come in Iraq o in Afghanistan. Non saranno coinvolte truppe americane sul suolo straniero». Il fine è simile, ma la strategia cambia.

Il presidente ha voluto anche ricordare la morte dei due giornalisti americani, James Foley e Steven Sotloff, entrambi decapitati dai jihadisti: "Nessuna religione giustifica l'uccisione di innocent", ha detto. "L'Isis è un organizzazione terroristica, non uno Stato".

«Oggi l'America è più sicura - ha proseguito Obama - ma c'è la minaccia dell'Isis che non è l'Islam, ma un'organizzazione terroristica vera e propria». E ha ricordato alcuni dei successi ottenuti nel corso della sua presidenza contro il terrorismo, come l'uccisione del leader di al Qaeda, Osama bin Laden, e di recente l'uccisione del leader del gruppo qaedista al Shabaab in Somalia. «Ma viviamo in tempi di grandi cambiamenti, ci sono piccoli gruppi di assassini che hanno la capacità di provocare gravi danni. Questo è il motivo per il quale dobbiamo restare vigili», ha sottolineato.

Tra i territori da colpire, è entrata ufficialmente anche la Siria. Obama ha infatti previsto una campagna «sistematica» fatta di massicci bombardamenti aerei, per colpire gli uomini del califfo al Baghdadi ovunque essi siano. L'obiettivo di questi raid è sostenere l'azione delle truppe che combattono contro i jihadisti sul campo: iracheni, curdi e i gruppi di ribelli siriani considerati più moderati che riceveranno aiuti militari. «Ma non ci possiamo fidare del regime di Assad», ha sottolineato, «un regime che terrorizza il suo popolo». «L'America guiderà una vasta coalizione per respingere la minaccia terrorista e distruggerla», ha spiegato Obama, sottolineando come «solo l'America ha la capacità e la volontà di mobilitare il mondo contro il terrorismo. E gli americani hanno la responsabilità di esercitare questa leadership».

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