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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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Libia, arrivano le truppe turche mentre naufraga l'iniziativa diplomatica di Di Maio

L'8 gennaio a Istanbul si vedranno il presidente russo Putin ed il presidente turco Erdogan: come in Siria, anche in Nord Africa l'Europa ha perso la propria influenza

La Turchia ha iniziato l'invio di truppe in Libia per operazioni di "coordinamento e stabilità" in accordo con il governo di unità nazionale internazionalmente riconosciuto di Tripoli e in conflitto con le milizie della Cirenaica al comando del generale Khalifa Haftar. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha spiegato che con il dispiego dell'esercito autorizzato lo scorso 2 gennaio dal Parlamento, Ankara intende stabilire un centro operativo in Libia.

Intanto sembra destinata a naufragare definitivamente l'iniziativa diplomatica europea fortemente voluta da Italia e Germania. Il ministro degli esteri Di Maio sarebbe dovuto partire per Tripoli per incontrare il presidente Fayez al-Sarraj, ma gli ultimi sviluppi sul campo premono sul freno della diplomazia.

Il ministro degli Esteri del governo di Tripoli, Mohamed Siala, ha affermato alla tv "Libya Al Ahrar" che il governo di accordo nazionale ha chiesto alla delegazione Ue, un rinvio della missione a Tripoli, programmata indicativamente per il 7 gennaio. 

A seguito dell'attacco aereo che ha colpito il collegio militare di Hadaba, a sud di Tripoli, causando decine di morti e feriti, anche tra la popolazione civile, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri Mohamed Siyala. Condoglianze che non si tramutano in un atto pratico dato l'atteggiamento attendista dell'Italia che ha scelto di non propendere per nessuna delle due parti in conflitto. 

Libia, l'8 gennaio il vertice tra Turchia e Russia

Intanto l'8 gennaio a Istanbul si vedranno il presidente russo Vladimir Putin (che con società private di contractor opera in Libia al seguito delle milizie di Haftar) ed il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che appoggia l'autorità di Al Serraj sulla Tripolitania (e sugli stabilimenti petroliferi).

Come sullo scacchiere mediorientale ha insegnato l'evolversi della situazione in Siria, anche in Nordafrica l'Europa ha perso la propria influenza a favore di Mosca e Ankara. 

Complice anche l'atteggiamento della Francia che, schierata con Haftar (insieme ad Egitti e Emirati Arabi), ha reso inefficace l'azione di Bruxelles.

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