Libia, l'Europa si muove ma per adesso gli ostacoli sono (quasi) insormontabili

Prende corpo l'ipotesi di un duro embargo europeo all'ingresso di armamenti e si riparla di una nuova missione navale. Ma un vero negoziato in Libia non è all'orizzonte. Di Maio: "La Libia ci preoccupa, rischi sono instabilità e terrorismo"

I ministri degli Esteri di Italia, Francia e Germania ieri a Bruxelles - EPA/FRANSISCO SECO

Si fa strada l'ipotesi di un duro embargo europeo all'ingresso di armamenti in Libia. Se ne è parlato ieri durante il vertice straordinario dei ministri degli Esteri dei Ventotto a Bruxelles. L'embargo però è subordinato a un cessate il fuoco tra le forze del premier Fayez Serraj e quelle del generale Khalifa Haftar.

Diplomazia al lavoro. Oggi incontro tra Putin e Merkel a Mosca e a Palazzo Chigi è arrivato il libico Serraj (Conte ha ribadito che l'Italia vuole una "soluzione politica" con il "coinvolgimento dell'Unione europea"). L'Europa prova infatti a mostrarsi unita: infatti l'Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, ha ricevuto il mandato a lavorare "a un cessate il fuoco e a una soluzione politica nel quadro del processo di Berlino". A quel punto - ha affermato - "ci concentreremo sul monitoraggio del cessate il fuoco, su un embargo e su altre misure di sicurezza sulla scorta di Sophia".

Missione navale in Libia, che cosa si ipotizza

Sophia è la missione navale Ue nel Mediterraneo bloccata lo scorso anno anche da Matteo Salvini, da allora le coste libiche sono dominio di trafficanti di ogni genere. Ma Sophia non è una soluzione, quindi l'Europa valuta una missione più ampia, con un nuovo nome e che preveda un blocco delle armi non solo via mare, ma anche via aerea e via terra. Uno dei compiti della missione Sophia era vigilare sull’embargo sulle armi imposto dall’Onu alla Libia.

Si ipotizza per il futuro anche la presenza in Libia di personale europeo e addestratori. Un progetto complicato, anche perché dovrebbe andare di pari passo con un vero processo politico sotto egida Onu, che oggi in Libia appare più che altro un'utopia. L’Ue in ogni caso - ragionevolmente - chiede un cessate il fuoco e la ripresa dei negoziati di pace, senza prendere in considerazione operazioni militari: ma un negoziato tra le parti in conflitto in Libia non è all'orizzonte.

Libia, 700mila migranti potrebbero partire

L'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Ghassan Salamé, ha avvertito ieri i ministri dell'Ue che l'escalation della guerra civile nel paese nordafricano comporta rischi accresciuti dell'arrivo di nuovi "combattenti islamisti provenienti dalla Siria e dal Sudan", e di una nuova crisi migratoria.

"In Libia ci sono 700.000 persone provenienti dai paesi sub-sahariani"; molti di loro oggi lavorano e non intendono emigrare nell'Ue, "ma questo potrebbe cambiare con l'evoluzione della situazione", ha detto Salamé secondo quanto ha riferito l'Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune, Josep Borrell, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio. "C'è anche un rischio di destabilizzazione di tutta la regione, e infine un rischio geopolitico, con l'ingresso di nuovi attori che potrebbe cambiare tutto l'equilibrio del Mediterraneo centrale", ha aggiunto Borrell, sempre citando Salamé.

Di Maio: "La Libia ci preoccupa, rischi sono instabilità e terrorismo"

Il Consiglio Esteri Ue straordinario dedicato alla situazione in Libia e in Medio Oriente, ieri a Bruxelles, è stato "un Consiglio importante per l'Italia e per l'Unione europea". Lo ha detto il ministro degli esteri Luigi Di Maio ai giornalisti all'uscita della riunione. "La discussione sulla Libia diventa sempre più centrale per le istituzioni dell'Ue, e per noi questo è importantissimo: il ruolo dell'Ue è centrale per risolvere il conflitto per procura che si sta svolgendo in Libia".

In Libia c'è "una escalation che ci preoccupa, perché la Libia è a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste, e non c'è solo un rischio instabilità: c'è un rischio terrorismo. Un rischio che possiamo risolvere, evitare, se riusciamo a mettere attorno a un tavolo tutti gli attori di questa crisi; che purtroppo non sono solo i libici. Ci sono altri paesi - ha sottolineato il ministro - che interferiscono continuamente con questa guerra civile, e il nostro obiettivo è metterli attorno a un tavolo insieme ad altri paesi dell'Ue e della comunità internazionale per riuscire a trovare una soluzione".

"Abbiamo detto anche oggi che è importante individuare prima possibile la data per la Conferenza di Berlino, perché è una conferenza che ci permetterà di mettere intorno a un tavolo tutti gli attori di questa crisi, di questa guerra. Siamo ovviamente preoccupati per la sicurezza, non solo dell'Italia ma dell'Europa. E per risolvere una crisi che va avanti da anni, e che parte da uno scellerato bombardamento nel 2011, abbiamo bisogno di un'Europa che parli con una sola voce" aggiunge Di Maio.

L'embargo c'è, ma in Libia le armi entrano lo stesso

In realtà un embargo ci sarebbe già, ma non basta. "C'è un embargo contro le armi che andrebbe fatto rispettare - nota Di Maio -  eppure in Libia le armi entrano via mare, via terra e per via aerea e questo non è accettabile e non è rispettoso neanche per la credibilità delle Nazioni Unite". Quello di ieri "è stato un Consiglio degli Affari esteri nel quale l'Ue parla con una sola voce, e porta avanti sul dossier libico un protagonismo che mancava da tempo". 

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La Libia è un rebus irrisolto. Come sottolinea su Internazionale Annalisa Camilli, "l’Europa e l’Italia hanno considerato la Libia sotto la lente della migrazione negli ultimi anni e solo recentemente si sono rese conto che bisognava occuparsi del conflitto nella sua complessità". Ora rimediare non sarà facile.

Libia, Di Maio difende Conte: "Non provate a metterci l'uno contro l'altro" 

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