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Sabato, 20 Aprile 2024
ESTERI / Libia

Libia, Obama manda le navi da guerra

Dopo l'attacco al consolato di Bengasi e l'uccisione dell'ambasciatore Stevens, la Casa Bianca sospetta la mano di Al Qaeda e invia due navi da guerra verso le coste libiche

Non si è trattato solo di una protesta legata al film "blasfemo" su Maometto ("soltanto un diversivo"), ma di un attacco premeditato da Al Qaeda. Così la Cnn, citando fonti americane, spiega quanto accaduto ieri al consolato americano di Bengasi. L'uccisione dell'ambasciatore Usa in Libia Chris Stevens e di altri tre americani, dunque, sarebbe stata "un'azione pianificata".

NAVI DA GUERRA IN LIBIA E SCONTRI IN EGITTO E IN YEMEN - Dopo l'attacco, intanto, il Pentagono ha deciso di inviare due navi da guerra verso le coste libiche. "Due navi stanno muovendo verso la Libia, ma semplicemente come misura preventiva", avrebbe confermato una fonte statunitense. Le due unità, secondo quanto riferito dalla stampa locale, sarebbero la USS Laboon e la USS McFaul, armate con missili Tomahawk. E in Egitto, intanto, scontri tra manifestanti e polizia in assetto antisommossa sono iniziati da questa mattina nei pressi dell'ambasciata americana al Cairo. Un gruppo di manifestanti si è radunato davanti alla sede diplomatica Usa, per protestare contro il film "Innocence of Muslims" (L'innocenza dei musulmani), quello che avrebbe scatenato l'attacco di ieri al consolato di Bengasi perché ritenuto oltraggioso nei confronti dell'Islam. I manifestanti hanno lanciato pietre e molotov contro i militari, arrivati a bordo dei blindati per rafforzare la protezione all'ambasciata. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Alcune persone sarebbero rimaste ferite. Proteste anche a Sanaa, dove i manifestanti sono riusciti a entrare nell'ambasciata e ha appiccato il fuoco ad alcune auto. La polizia ha cercato di disperdere la folla sparando in aria, ma non c'è stato nulla da fare.

I DRONI SULLA LIBIA - Oltre all'invio delle due navi da guerra, alcuni droni statunitensi di sorveglianza dovrebbero iniziare a sorvolare Bengasi e altre località nell'est della Libia per stanare accampamenti jihadisti e obiettivi che potrebbero essere collegati all'attacco contro il personale del Dipartimento di stato americano. Il piano prevede che gli aerei senza pilota raccolgano elementi di intelligence e li trasferiscano ai leader libici, di modo che le forze del Paese africano colpiscano gli obiettivi selezionati.

CHI ERA L'AMBASCIATORE STEVENS: GUARDA IL VIDEO

L'IPOTESI AL QAEDA E I DUBBI SUL FILM - Come detto, secondo fonti americane, l'assalto al consolato Usa di Bengasi è stato pianificato prima della diffusione del trailer del film anti-islam del regista Sam Bacile; e gli aggressori, probabilmente un gruppo legato ad Al Qaeda, hanno utilizzato la protesta fuori dal consolato come diversivo. Mentre Washington sta cercando di capire chi abbia organizzato l'attacco, però, restano ancora molte cose da verificare sul film: molti interrogativi riguardano chi sia il vero autore della pellicola e chi abbia deciso di 'postare' su internet alla vigilia dell'11 settembre un trailer del film tradotto in arabo. Il trailer in sé era su internet da luglio ma non aveva suscitato particolare interesse o scalpore e a fare la differenza è stata proprio la versione tradotta in arabo. Misteriosa è comunque la figura di Sam Bacile, l'americano con cittadinanza israeliana che rivendica di essere il regista della pellicola. Ieri Bacile parlando al telefono col Wall Street Journal ha ribadito di considerare l'islam "un cancro", ma resta il fondato sospetto che il suo non sia altro che uno pseudonimo.

LE IMMAGINI DEL CONSOLATO USA A BENGASI IN FIAMME

Secondo le fonti Usa non è chiaro se gli assalitori abbiano istigato la protesta oppure ne abbiano semplicemente tratto vantaggio: le fonti hanno inoltre indicato di non credere che l'ambasciatore Chris Stevens, il primo ambasciatore statunitense a essere ucciso nell'esercizio delle sue funzioni dal 1979, fosse un obiettivo specifico. Un funzionario statunitense di alto livello in possesso di dettagli sull'attacco avrebbe dichiarato che la sede diplomatica ha preso fuoco per l'esplosione di una granata: gli americani hanno dunque dovuto fronteggiare un incendio all'interno del consolato e gli aggressori all'esterno. Stevens e gli altri tre funzionari americani morti sono rimasti da soli, separati dal resto del personale, mentre cercavano di scappare sul tetto: sono morti asfissiati per le inalazioni di fumo, ha indicato il funzionario, che ha aggiunto che ci sono stati diversi "valorosi ma infruttuosi tentativi" di rientrare nel consolato e salvarli. Un think tank di Londra che ha forti legami in Libia ha sostenuto che Stevens fosse proprio l'obiettivo di un attacco di rappresaglia compiuto da al Qaeda. L'assalto è stato sferrato per "vendicare la morte di Abu Yaya al Libi, secondo nella linea di comando di al Qaida ucciso alcuni mesi fa", ha spiegato il think tank Quilliam Foundation. "Secondo le nostre fonti", ha indicato Noman Benotman, ex membro del Gruppo Combattente Islamico Libico che ora lavora alla Quilliam Foundation, "l'attacco è stato opera di circa 20 miliziani, preparati per un assalto militare".Il gruppo sospettato, noto come "Brigate del prigioniero Omar Abdul Rahman" è apparso per la prima volta a maggio, quando rivendicò la responsabilità per un attacco all'ufficio della Croce rossa internazionale a Bengasi.

LE REAZIONI, LA LIBIA CHIEDE SCUSA - "Presentiamo le nostre scuse agli Usa, al popolo americano e al mondo intero" ha dichiarato in una conferenza stampa il presidente del Congresso generale Nazionale Mohamed al-Megaryef. Il presidente Barack Obama, invece, ha espresso la sua condanna per l'assassinio. Lo stesso ha fatto il premier Monti, assicurando che l'Italia resterà al fianco dell'autorità libica per impedire che "il nuovo corso sia preso in ostaggio".
 

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