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Sabato, 22 Gennaio 2022
Mali / Mali

Il tesoro del Mali in guerra: uranio, bauxite e gas

Stéphane Lhomme, direttore dell'Observatoire du nucléaire, è uno dei pochi che in Francia affronta il tema degli interessi economici e strategici in ballo nella regione saheliana

Il Mali è finito sulle prime pagine dei giornali europei solo di recente. Negli ultimi mesi, per l'avanzata dei ribelli islamisti nel Nord del paese. Negli ultimi giorni, per l'intervento militare armato voluto fortemente dal presidente francese Francois Hollande.

Il paese, ex colonia Francese, fu colonizzato sin dal 1864 e nel 1895 venne integrato nell'Africa Occidentale Francese con il nome di Sudan francese. La Repubblica Sudanese e il Senegal proclamarono la loro indipendenza dalla Francia nel 1960 con il nome di Federazione del Mali. Appena alcuni mesi dopo, il Senegal si separò e la Repubblica Sudanese prese il nome di Mali.

Le compagnie internazionali sono da decenni interessate ai minerali di qualità e agli idrocarburi, di cui il territorio del Mali, come il vicino Niger, è fornito. Inoltre è il terzo produttore africano di oro: basti pensare che tra il 2001 e il 2008 sono stati concessi ogni anno circa 60 permessi di esplorazione ad aziende straniere del settore aurifero (Fonte Atlas).

Ma sono le risorse naturali non ancora sfruttate appieno quelle che suscitano il maggior interesse in Occidente. A Falea, nel Sud-ovest del paese, è stato scoperto il più grande giacimento di uranio della regione. La compagnia canadese Rock Gate ha già iniziato le esplorazioni. A Gao, nel Nord, c'è un giacimento di 200 tonnellate scoperto a Samit dalla compagnia canadese Bayswater Uranium Corporation. E a Kidal, sempre nel Nord la compagnia mineraria australiana Oklo Uranium Limited ha identificato un giacimento per un investimento da 610.000 euro.

E non è finita qui: 420 milioni di tonnellate di bauxite, da cui si ricava l’alluminio, sono state individuate in un'altra zone del paese. Il Mali nei prossimi anni diventerà il primo esportatore di bauxite dell’Africa, superando la Guinea Conakry. Un giacimento di gas dalle otenzialità impressionanti è stato scoperto a Bourakebougou, a 60 chilometri dalla capitale Bamako: è al 98% idrogeno puro, qualcosa di molto raro. Tra le aziende coinvolte nell’esplorazione nel settore degli idrocarburi c'è anche il gigante francese Total.

Stéphane Lhomme, direttore dell'Observatoire du nucléaire, è uno dei pochi che in Francia affronta il tema degli interessi economici e strategici in ballo nella regione saheliana e mette in relazione lo sfruttamento delle riserve di uranio nigerine con il recente attacco delle truppe francesi nel nord del Mali, sottolineando "l'utilità del pericolo islamista" alla politica egemonica attuata da Parigi nelle ex colonie: "Si tratta semplicemente - dice - dell'ennesima dimostrazione di come l’atomo, e la ragion di Stato che lo circonda, non nuoce soltanto all’ambiente e in generale agli esseri viventi, ma anche - al contrario di quel si cerca di far credere - alla stessa democrazia.

"Il pretesto (del terrorismo, ndr) non è casuale. E' stato usato già diverse volte, in particolare quando gli Stati Uniti hanno voluto mettere le mani su riserve petrolifere in altre parti del mondo, ed eccolo che viene di nuovo presentato perché la Francia ha bisogno di proteggere le forniture di uranio per i suoi reattori nucleari"

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