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Domenica, 22 Maggio 2022
Scenari

I quattro errori di Putin: perché la Russia non vincerà la guerra in Ucraina

"La guerra è persa, di questo non c’è alcun dubbio", secondo un noto politologo russo. Ma in qualsiasi scenario, i civili pagheranno un prezzo salatissimo. Tutte le ipotesi

Il politologo russo Kirill Rogov non ha dubbi e lo scrive apertamente sul suo blog: "La guerra è persa, di questo non c’è alcun dubbio"; e ciò a prescindere da come evolveranno le cose sul terreno, sui vari fronti di Kiev, a nord, quello di Kharkiv e del Donbass, a est, e di Mariupol (e forse Odessa), a sud. Il pantano, la lenta avanzata dei convogli, le difficoltà e il gran numero di aerei ed elicotteri abbattuti, le proteste in piazza nelle principali città, i giovani soldati uccisi in una guerra fratricida. Vari analisti dei servizi di intelligence occidentali vedono come uno scenario realistico nelle prossime settimane un’intensificazione degli attacchi: frustrato, Vladimir Putin "potrebbe raddoppiare gli sforzi per annientare le forze ucraine senza alcuna considerazione per le perdite civili", ha detto alla Commissione intelligence del Congresso americano William Burns, direttore della Cia. Burns, ha detto di aspettarsi "una brutta prossima settimana in Ucraina", in cui Putin rilancerà. Le pressioni interne e internazionali sembrano non incidere in alcun modo sulle convinzioni personali del presidente russo, "che è nutrito - dice Burns - da una combinazione esplosiva di rancore e ambizione".

I quattro errori di Putin

Ma torniamo a Rogov: secondo il senior research fellow al Gaidar Institute for Economic Polic, gli errori compiuti da Putin sono quattro: sottovalutazione della determinazione occidentale a contrastare l’invasione; sopravvalutazione della capacità di resistenza dell’economia russa e delle qualità delle forze armate russe. Ma l’errore più grave è stato il pensiero, l'idea, che l’Ucraina fosse uno Stato "fallito", che gli ucraini non fossero e non si sentissero una nazione, che non avrebbero reagito (almeno non subito), che ci sarebbero voluti mesi per organizzare una eventuale resistenza armata. E' successo invece nel giro di poche ore.

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Si era probabilmente convinto che gli ucraini non avessero una volontà di indipendenza tale  da sopportare gli enormi sacrifici sempre imposti da una lotta armata. Putin avrebbe fondamentalmente compiuto l'errore più grave e che costa più caro a ogni autocrate, è sempre stato così nella storia: ha creduto alla sua stessa propaganda.

Burns, numero 1 della Cia, non vede come Putin possa ormai centrare l’obiettivo di prendere rapidamente Kiev e sostituire il presidente Volodymyr Zelenskyj con un Governo filorusso. Avril Haines, direttrice della National Intelligence ieri in audizione a Capitol Hill accanto a Burns, ritiene che non potendo mai accettare una sconfitta, Putin cercherà di dare dimensioni diverse alla sua idea di vittoria. Parlare di "onorevole sconfitta" non ha senso. Per Putin vorrebbe dire perdere il potere. 

Come finirà la guerra: ipotesi e scenari

Cosa accadrà sul terreno? Secondo un'imperdibile analisi di Gastone Breccia sulla rivista Il Mulino, archiviata ben presto l'ipotesi della guerra lampo, "la pace che Putin immagina di poter imporre è dunque l’obiettivo a lungo termine dell’offensiva iniziata il 24 febbraio. Non l’occupazione dell’intero Paese, probabilmente – che comporterebbe un impegno militare troppo gravoso persino per la Russia – ma la creazione di una sorta di 'Ucraina di Vichy', simile all’assetto imposto alla Francia sconfitta dai tedeschi nel 1940. Allora la Germania decise di mantenere sotto il proprio diretto controllo la capitale e l’intera costa atlantica, di ovvia importanza strategica; adesso Putin potrebbe creare una sorta di protettorato russo (non importa se formalmente indipendente o soltanto autonomo) che vada da Odessa a Mariupol, isolando l’Ucraina dal mare, e contemporaneamente favorire a Kiev la formazione di un governo amico".

Le criticità in questa feroce strategia sono enormi: "Trovare un personaggio adatto per guidarlo potrebbe non essere facile - si legge sempre su Il Mulino - ma alla fine salta sempre fuori qualcuno che si presta al gioco degli invasori. Si possono comunque prevedere fin d’ora due ostacoli: in primo luogo, la popolazione non sembra disposta ad accettare senza resistere un regime imposto da Mosca, quali che siano gli accorgimenti messi in atto per renderlo presentabile; in secondo luogo, l’Ucraina 'collaborazionista' difficilmente potrebbe ottenere il riconoscimento della comunità internazionale, e dunque resterebbe tagliata fuori dai flussi finanziari e commerciali e finirebbe per dover essere mantenuta in vita dalla Russia". Lo scenario è terrificante, senza giri di parole: una ferita aperta, chissà per quanto, nel cuore dell'Europa.

Sul lungo periodo la resistenza ucraina ha invece ottime possibilità di successo, "come è accaduto negli anni Ottanta del XX secolo in Afghanistan - scrive Breccia - . Per avere successo, la guerriglia ha bisogno di due condizioni fondamentali, ovvero un ampio orizzonte geografico e un solido appoggio esterno". Ci sono entrambi, in quantità: 1) più di 600.000 km quadrati, due volte l’Italia: impossibile per le forze russe controllare un territorio così vasto. 2) la certezza di poter contare sul sostegno economico e militare di tutti paesi occidentali. 

Il reale numero di soldati russi caduti in guerra

A breve si spalancherà poi uno dei fronti più delicati per il presidente russo: i funerali dei militari russi morti in guerra. Negli anni scorsi le esequie dei russi morti in Siria o nel Donbass segnarono un punto di svolta per la consapevolezza dell'opinione pubblica su cosa stesse accadendo, demolendo bara dopoi bara la narrazione vincente e rassicurante del Cremlino. Non ci sono cifre ufficiali sul numero dei caduti. Una settimana fa il Cremlino aveva parlato di 498 soldati uccisi, 1.597 feriti. Secondo gli Usa il numero realistico è tra i 2 e i 4mila. Putin nei giorni scorsi si è rivolto alle "famiglie dei soldati che stanno combattendo da eroi e avranno diritto a indennizzi e a riconoscimenti economici per il loro valore profuso sul campo di battaglia". Le associazioni delle madri dei soldati hanno una profonda influenza sull’opinione pubblica russa, negli anni ’90, ricorda oggi Repubblica, "furono determinanti nel convincere Eltsin a uscire dalla prima guerra di Cecenia". Secondo gli ucraini, il bilancio dei soldati russi morti sono molto più alti di quelli diffusi da Mosca. Kiev sostiene che i caduti russi sarebbero circa 9mila.

I soldati russi ingannati da Putin?

Una parte dei soldati russi impegnati dal 24 febbraio nell'invasione dell'Ucraina non sapeva probabilmente di stare iniziando una guerra. Pensava di partecipare a un'esercitazione. Impossibile avere informazioni certe. La propaganda putiniana continua a ribadire, e lo fa da settimane, che quella in corso da Kiev a Mariupal è un'operazione militare per "liberare" l'Ucraina. Alcuni soldati catturati dall'esercito di Kiev in una conferenza stampa hanno confermato di aver scoperto che Mosca avrebbe invaso solo la sera prima che la colonna di carri armati si muovesse. Altri la mattina stessa del 24 febbraio. Sono dichiarazioni di prigionieri di guerra, dunque tutte da verificare. Così come sono impossibili da verificare alcuni dei video di soldati russi che telefonano a casa dopo essere stati catturati dalle forze ucraine. La propaganda agisce da entrambi i lati in una guerra. Ma è evidente che molti giovani soldati siano stati colti di sorpresa. Lo confermano anche alcune intercettazioni dei servizi di intelligence. Se Putin aveva messo l'Ucraina nel mirino forse addirittura dall'invasione della Crimea otto anni or sono, chi la guerra la sta combattendo lo ha scoperto quando la guerra era già - inarrestabilmente - iniziata. 

Combattere a Kiev e Kharkiv è più complicato che in Siria o in Cecenia

La lenta (rispetto ai piani) avanzata della Russia in parte può dipendere anche da questo aspetto, non solo da disastri logistici e resistenza ucraina. Molti soldati russi sono giovanissimi, alcuni probabilmente andavano in estate in vacanza in Ucraina. Molti russi hanno parenti o conoscenti in Ucraina. La popolazione che incontrano nella loro avanzata assomiglia a loro, parla come loro. Pensavano di essere accolti come liberatori. Combattere a Kiev e Kharkiv è più complicato che in Siria o in Cecenia. La campagna iniziata come un’operazione shock and awe («colpisci e terrorizza») avrebbe dovuto condurre nel giro di 48 ore a due risultati politicamente decisivi: la fuga del presidente Zelensky e il conseguente rapido sfaldarsi dell’esercito regolare ucraino. Sta andando diversamente: e si allarga ogni giorno di più la forbice tra i proclami del presidente russo Vladimir Putin e quello che realmente pensano (e vedono ogni giorno) le braccia operative dell’invasione in Ucraina. 

Secondo il Washington Post, in primis, tra le truppe russe c’è un pesante problema di disuguaglianze. Un militare su tre impegnato nell’aggressione in Ucraina è un coscritto, vale a dire che si trova in una condizione lavorativa di precariato, malpagato e senza prospettive future, nonostante si trovi al fronte a svolgere mansioni uguali a compagni con contratti decisamente migliori. Ciò crea tensioni interne, fa crescere la paura e diminuire la motivazione e la forza di volontà, oltre a tradursi in difficoltà operative visto che i coscritti presentano spesso una preparazione militare minore che rende più difficile l’esecuzione di operazioni militari complesse e fa privilegiare quelle più semplici, che sono anche più prevedibili. E poi ci sono le difficoltà logistiche sul terreno: in mezzo a gelo e neve, molti soldati hanno iniziato a notare per la prima volta quello che ritenevano impensabile: scarsità di cibo e di altri beni di prima necessità, dal momento che proprio a causa delle previsioni di una guerra lampo le provviste non si sono rivelate adeguate.

Un dato sta emergendo con forza: quasi il 60% delle perdite di mezzi russe derivano da mezzi abbandonati o catturati intatti dagli ucraini, non da mezzi danneggiati o distrutti. A fronte di militari poco motivati, i comandanti russi potrebbero richiedere loro un uso della forza più indiscriminato. Ma le aperture verso tregue e negoziati di queste ore nascono anche dalla realtà sul terreno, dove le soluzioni militari sembrano sempre più remote.

A pagare il prezzo più caro saranno, come sempre, i civili.

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