Guerra in Siria, Di Maio convoca l'ambasciatore della Turchia: "Offensiva inaccettabile"

Il Ministro degli Esteri Luigi di Maio ha disposto la convocazione alla Farnesina dell’Ambasciatore della Turchia in Italia

Miliziani sdf a Ras al-Ein town nel nord est della Siria

A seguito delle iniziative militari turche nella Siria nord-orientale, il Ministro degli Esteri Luigi di Maio ha disposto la convocazione alla Farnesina dell’Ambasciatore della Turchia in Italia.

"Nel riaffermare l’importanza della cessazione di ogni azione unilaterale, l’Italia ribadisce che l’unica strada percorribile per una soluzione duratura alla crisi siriana è rappresentata dal processo politico in corso sotto gli auspici delle Nazioni Unite". Lo specifica un comunicato del Ministero degli Esteri dopo il ricatto che il presidente turco Erdogan ha rivolto all'Europa.

"Quel che sta accadendo in Siria, l'offensiva turca, la negazione dei diritti delle popolazioni locali e del popolo curdo, le morti di civili: tutto questo è inaccettabile e non possiamo voltarci dall'altra parte".

"L'Italia - afferma il ministro degli Esteri - condanna l'iniziativa di Ankara e per questo motivo poco fa ho dato disposizione di convocare al ministero degli Esteri l'ambasciatore turco. Non può essere militare la soluzione alla crisi siriana - afferma Di Maio - Anzi, la storia ci insegna che ogni risposta militare in passato ha sempre contribuito a destabilizzare ulteriormente la situazione sul terreno, aprendo spesso un vuoto colmato poi dall'insorgere di nuove organizzazioni terroristiche".

"La situazione è ben complessa e lo sappiamo, ma è di fronte a queste occasioni che l'Europa stessa deve mostrarsi capace di rispondere in modo corale e con un'unica voce. E questo è il senso del messaggio che porterò lunedì al Consiglio Affari Esteri dell'Unione Europe. L'unità, la sovranità e l'integrità territoriale dello stato siriano è indiscutibile e può essere garantita solo attraverso il dialogo e tramite un'autentica transizione politica".

Guerra in Siria, le reazioni internazionali

Fino ad ora le reazioni del governo italiano si era fermate ad un post Facebook del presidente del consiglio Giuseppe Conte che in una didascalica dichiarazione ha fatto appello ad un'immediata interruzione delle iniziative militari.

"Seguo con profonda preoccupazione gli ultimi sviluppi nel nordest della Siria. Facciamo appello alla Turchia perché cessi immediatamente la sua iniziativa militare unilaterale che possa mettere in pericolo la stabilità regionale e indebolire la lotta contro Daesh. Dobbiamo evitare ogni ulteriore sofferenza alla popolazione".

Intanto sarebbero sette i villaggi della Siria nordorientale passati in mano alle forze turche. Lo ha riferito il sito del quotidiano turco 'Sabah', precisando che le Unità di protezione del popolo (Ypg) curdo si sarebbero ritirati da al-Yabisah, Tal Fandar, Musheirifa, Dadat, Bir Ashiq, Hamidiyah e Kishto.

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Sui social si susseguono le iniziative di supporto ai curdi con molteplici richieste di un'azione ben più efficace del governo italiano e dell'Europa, per ora ridotte a dichiarazioni di facciata. 

Appello della società civile: "Stop armi italiane alla Turchia, lo prevede la legge"

Intanto la coalizione arabo-curda che amministra i territori del Rojava ha lanciato l'allarme sul rischio di evasione dei jihadisti dopo che l'esercito turco ha colpito con un raid aereo un carcere dove sono detenuti miliziani del sedicente Stato Islamico. 

Attualmente nei territori del Rojava nel Nordest siriano vi sarebbero oltre 12 mila ex combattenti dell'Isis, tra cui 4 mila foreign fighter per lo più europei. "Sono persone pericolose, non solo per i curdi ma per tutta l'umanità e noi non li rilasceremo mai ma non so fino a quando potremo controllarli", ha dichiarato in una conferenza stampa a Montecitorio, Dalbr Jomma Issa, comandante delle Forze democratiche curdo-siriane, Fds.

"In tante città ci sono cellule dormienti che ora, nel caos, iniziano a muoversi. Non è possibile che la Turchia si occupi di tutti i prigionieri dell'Isis perché Erdogan li ha sempre appoggiati. Al Baghdadi vive ancora e dà ordini ai suoi miliziani".

L'ex sindaco di Kobane Anwar Muslem ha rivelato che vi sarebbero anche cittadini italiani tra i jihadisti attualmente nelle prigioni nel Nord della Siria gestite dalle Unità di protezione del popolo (Ypg) curdo. "Quando la Turchia entrerà nel Rojava - spiega - non potremo più controllare i detenuti dell'Isis che attraverso la Turchia si sparpaglieranno in tutto il mondo perché sono cittadini di 52 Paesi".

I miliziani dell'Esercito libero siriano (Els) che dopo aver combattuto il regime di Assad erano riparati nelle zone di de-escalation sotto protezioni turca, hanno preso la città siriana di Tel Abyad e i vicini villaggi di El Yabse e Tel Fander, dopo che l'esercito turco aveva sconfitto le postazioni dei miliziani curdi Ypg.

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Guerra in Siria, 5,6 milioni di rifugiati

Dopo otto anni di conflitto, la Siria rappresenta la più grande crisi di rifugiati al mondo, con 5,6 milioni di siriani che vivono come rifugiati nella regione. La Turchia ne ospita più di 3,6 milioni, il che la rende il Paese che ospita più rifugiati al mondo. Inoltre, più di 6,2 milioni di persone sono sfollate all'interno della Siria secondo le stime delle Nazioni Unite.

L'escalation del conflitto nel nord della Siria rischia di causare ulteriori sofferenze umane e nuovi esodi in quella che è già la più grande crisi di movimento forzato di popolazioni al mondo. Secondo l'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sarebbero già decine di migliaia i civili che si stanno spostando per fuggire ai combattimenti e cercare salvezza. La situazione di coloro che sono stati coinvolti nei combattimenti è aggravata dalle temperature più basse in tutta la regione a causa dell’avvicinarsi della stagione invernale.

Guerra in Siria, la testimonianza di una cooperante italiana

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C'è anche una italiana sul nuovo fronte della guerra tra Turchia e Siria. Cecilia si trova a Kamishli, al confine tra Turchia e Siria, dove da 3 mesi sta collaborando a un programma di sostegno alla ricostruzione del sistema sanitario siriano. L’intervista è stata realizzata da Azzurra Meringolo della redazione esteri del Giornale radio Rai (Radio1).

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