È iniziata la seconda guerra siriana: la Turchia attacca i curdi che sconfissero l'Isis

Si contano già morti tra i civili. Le milizie islamiche che si ribellarono ad Assad teste di ponte delle truppe regolari di Ankara. Erdogan vuole strappare ai curdi una fascia profonda 30 chilometri per installare il più grande campo profughi del mondo

Le milizie ribelli siriane alleate della Turchia nella guerra ai Curdi

Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha annunciato l'avvio delle operazioni militari delle truppe turche e dei ribelli siriani alleati nel Nord della Siria. "Le Forze Armate turche, insieme all'Esercito nazionale siriano, hanno appena lanciato" un'operazione "contro il Pkk, le Ypg e i terroristi di Daesh (Isis) nel nord della Siria".

Contestualmente diverse forti esplosioni hanno scosso la città siriana di Ras al-Ain, situata nei pressi del confine con la Turchia. Lo ha riferito un reporter dell'emittente Cnn Turk secondo il quale si vedono colonne di fumo alzarsi da alcuni edifici.  

Purtroppo vi sarebbero le prime vittime civili. Lo ha affermato all'agenzia di stampa France Presse, la coalizione di combattenti curdi e arabo-siriani delle Forze democratiche siriane (FDS). In particolare sarebbero stati colpiti i villaggi di Tal Abyad, Ras al Ain, Qamichli e Ain Issa.

Il comando generale delle FDS si appella "alla comunità internazionale e a tutti i paesi della coalizione internazionale contro l'ISIS che hanno combattuto insieme e trionfato sul cosiddetto califfato ISIS di svolgere le proprie responsabilità ed evitare un possibile disastro umanitario imminente".

"È stata attaccata anche Kobane, la città simbolo della resistenza curda contro l'Isis".

"Notizie dal campo che parlano di bombardamenti in 23-24 aree differenti - spiega Yilmaz Orkan dell'Ufficio d'informazione del Kurdistan - Le Forze democratiche della Siria rispondono gli attacchi e non sappiamo cosa succederà".

Guerra in Siria, la Turchia attacca i curdi: ultime news

Una riunione d'emergenza a porte chiuse del Consiglio di sicurezza dell'Onu è stata richiesta per domani mattina da Belgio, Francia, Germania, Polonia e Regno unito.

Dopo il via libera di Trump, decisamente indulgente la reazione della Nato. Il segretario generale dell'alleanza atlantica, Jens Stoltenberg - al termine dell'incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte -  ha spiegato come la Nato sia stata informata dalle autorità turche delle operazioni nel Nord-Est della Siria.

"Spero che l'azione della Turchia sia proporzionata e misurata per non indebolire la lotta comune all'Isis. La Turchia - aggiunge Stoltenberg - ha chiaramente delle preoccupazioni per la propria sicurezza, ha subito degli attacchi terroristici e ospita milioni di rifugiati siriani. Venerdì sarò a Istanbul e parlerò con il presidente turco Erdogan".

Nel silenzio del governo italiano, il vice-presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati Piero Fassino auspica che "l'Italia chieda la convocazione immediata dei ministri degli esteri europei e degli organi della Nato perché siano prese tutte le misure necessarie a fermare la Turchia"

"La Nato, di cui la Turchia è membro, e la Ue, di cui Ankara è paese associato, non possono restare inerti".

Siria, le ultime notizie dal Rojava siriano

Perché la Turchia attacca i curdi

La Turchia vuole creare una sorta di 'cuscinetto' per evitare di trovarsi le Ypg al di là del confine. Un 'cuscinetto' profondo oltre 30 chilometri, al cui interno costruire 140 villaggi in cui ricollocare almeno due milioni di rifugiati siriani che attualmente vivono in Turchia.

La Turchia, che può contare sull'appoggio di gruppi ribelli siriani che si oppongono ad Assad, considera le Unità di protezione del popolo (Ypg) il braccio siriano del partito dei lavoratori curdi Pkk e quindi un'organizzazione terroristica. 

Lo scorso anno Amnesty International ha denunciato attacchi indiscriminati da parte dell’esercito turco e dei gruppi armati alleati nelle città di Afrin e Azaz, a nord di Aleppo, in cui sono state uccise decine di civili.

Dall’inizio della guerra in Siria, nel 2011, la Turchia combatté  il regime siriano di Bashar al Assad, con l’obiettivo di instaurare in Siria un regime islamista sunnita opposto a quello sciita degli Assad. Nel 2014, però, il governo turco cominciò a concentrarsi sempre di più sui curdi siriani, visti come una minaccia alla propria sicurezza nazionale mentre diventavano sempre più forti in Siria grazie alle vittorie ottenute contro l’ISIS anche grazie all'appoggio degli Stati Uniti d'America.

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 In verde le forze alleate della Turchia, in giallo i territori del Rojova controllati dai curdi siriani, in rosso le aree controllate da Damasco.

Il ministero degli Esteri di Damasco spiega che la Siria è determinata a fronteggiare l'aggressione turca con "tutti i mezzi legittimi" condannando nei termini più forti le intenzioni di Ankara di lanciare un'offensiva contro le milizie curde, definendola "una flagrante violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu".

La fonte ha quindi precisato che se la Turchia dovesse insistere con l'operazione sarà considerata alla stregua di un "gruppo terroristico" e perderà il suo status di Paese garante nel processo di Astana.

"Profonda preoccupazione" arriva dal segretario generale della Lega Araba, Ahmed Abul Gheit, per la possibilità di una nuova operazione militare turca nel nordest della Siria. Una nota afferma che una terza campagna militare turca sarebbe una "violazione palese della sovranità della Siria e una grave minaccia per l'integrità territoriale" del Paese.

"I piani della Turchia aprirebbero la porta a un ulteriore peggioramento della situazione umanitaria e della sicurezza in Siria - aggiunge la dichiarazione - L'incursione militare turca rischia di innescare ulteriori conflitti in Siria e di consentire al gruppo terroristico dell'Isis di rimettere insieme le sue forze nel Paese arabo colpito dal conflitto".

Il tradimento di Trump ai curdi spiana la strada al sultanato di Erdogan

Le milizie curde Ypg hanno rivolto un accorato appello alla comunità internazionale ricordando l'impegno e le migliaia di martiri lasciate sul terreno durante la guerra all'Isis.

Chi sono i curdi

I Curdi vivono divisi tra Turchia, Iran, Iraq, Siria, Armenia e Azerbaigian, e rivendicano da sempre la creazione di una propria nazione. La parte più estesa del Kurdistan si trova in Turchia, dove vivono 13 milioni dei circa 30 milioni di persone di etnia curda.

L'escalation turca contro le forze curde in Siria ha inizio nel 2018, quando venne attaccata Afrin, nell'ovest del Paese arabo: decine di civili furono uccisi e decine di migliaia lasciarono le loro case a causa dei combattimenti.  Ora la Turchia vuole creare una sorta di 'cuscinetto' per evitare di trovarsi le Ypg al di là del confine. Un 'cuscinetto' profondo oltre 30 chilometri, al cui interno costruire 140 villaggi in cui ricollocare almeno due milioni di rifugiati siriani che attualmente vivono in Turchia.

La Fds, l'alleanza curdo araba che dopo aver sconfitto l'Isis amministra la regione autonoma del Nord della Siria in un messaggio all'Occidente ha messo in guardia dal rischio che l'invasione turca possa fare della Siria una "zona di conflitto permanente". 

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