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Martedì, 18 Giugno 2024
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Guerra in Ucraina: cinque cose da sapere oggi

La nuova strategia di Mosca nel Donbass. Prove di sbarco a Odessa? La paranoia che dilaga. Esproprio per le società che lasciano la Russia. Negoziati fermi: la tregua non è mai stata così lontana. Il punto sul conflitto

Guerra in Ucraina, cinque cose da sapere oggi giovedì 26 maggio 2022. La nuova strategia di Mosca nel Donbass. Prove di sbarco a Odessa? La paranoia che dilaga. Esproprio per le società che lasciano la Russia. Negoziati fermi: la tregua non è mai stata così lontana. Il punto sul conflitto.

1) La nuova strategia russa nel Donbass

E' ormai cambiata la strategia di Mosca nell'est dell'Ucraina. Niente più operazioni lampo senza mettere in sicurezza il territorio rimasto alle spalle e niente più attacchi su più direttrici. Le forze russe procedono un passo alla volta, con tempi più lunghi ma con la certezza di avanzare sul serio, e con una potenza di fuoco maggiore. Pesantissimi bombardamenti, colpi di artiglieria, l’avanzata delle truppe di terra e l’assedio, la conquista. A Severodonetsk, che è l'ultima grande città che manca ai russi per la presa della regione di Luhansk e ottimo punto di ingresso sul nord della regione di Donetsk, siamo quasi all’assedio. Dei centomila abitanti di Severodonetsk ne sono rimasti in città soltanto diecimila. I bombardamenti sono incessanti. Intanto nella regione di Lugansk, la polizia ha sostituito le pompe funebri. A Lysychansk, 150 persone sono state sepolte in una fossa comune. La polizia "sta sostituendo molti servizi, c’è una squadra funebre appositamente costituita". Lo ha riferito il governatore regionale Serhiy Gaidai, pubblicando su Facebook un video sullo spostamento dei corpi dalle case private alla fossa comune. "Gli agenti si recano dove le persone sono morte per bombardamenti o morte naturale e le seppelliscono in una fossa comune", ha spiegato, aggiungendo che i cadaveri potranno essere traslati in tombe private solo a fine guerra.

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2) Prove di sbarco a Odessa?

Un aspetto sottolineato da alcuni analisti nelle ultime ore è l'esercitazione di simulazione di uno sbarco anfibio effettuata dai russi in Crimea in questa settimana. Tale azione serve da un lato a mantenere elevata la prontezza e il livello di addestramento delle truppe, e dall'altro forse a confondere e ingannare l'Intelligence ucraina, ma anche ad obbligare le forze ucraine a continuare a presidiare la costa di Odessa, impedendo il rischieramento dei reparti su altri fronti, come quello orientale.  Dal 24 febbraio in avanti le notizie di un possibile sbarco dei russi a Odessa si sono susseguite a fasi alterne. Non è mai successo, e forse non accadrà. Ma i timori aumentano. La città, la "capitale meridionale dell'Ucraina", è un obiettivo strategico ed è sul mare. Per la flotta del Mar Nero è e resta un possibile obiettivo. Uno sbarco come quelli visti nella Seconda guerra mondiale è una teoria lontana dalla realtà attuale. Impossibile. Se in Sicilia e in Normandia gli alleati fecero convogliare più di 100.000 uomini, i russi hanno poche migliaia di uomini, fanti di marina, a Sebastopoli. Impossibile, oggi come oggi, conquistare una città così grande, che ha avuto mesi di tempo per prepararsi alla resistenza. Il tempo è dalla parte di Odessa.

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3) Negoziati fermi: la tregua non è mai stata così lontana

E' una fase di grande incertezza, dove nelle cancellerie delle capitali europee rimbalzano voci di possibili negoziati alternate a morbide smentite. Ha avuto vita molto breve il piano di pace che l'Italia ha presentato all'Onu la settimana scorsa. Né l'Ucraina né la Russia sono rimaste impressionate, spingendo il ministro degli esteri Di Maio ad ammettere che i tempi non sono maturi. "L’Occidente deve capire che non possiamo accettare compromessi. Costringere l’Ucraina a perdere la guerra, perché di questo si tratta se lasciamo a Putin il Donbass e la Crimea, è un errore strategico che ricadrà su tutti. Se accettiamo il compromesso, le prossime vittime di Putin potrebbero essere Polonia e Paesi Baltici. Certo che dobbiamo discutere della Crimea e del Donbass, ma solo dopo che le truppe russe se ne saranno andate dal nostro territorio" dice a Repubblica Sevgil Musayeva, 34 anni, direttrice dell'Ukrainska Pravda, il quotidiano online più letto della nazione: "Dare l’autonomia ai separatisti del Donbass non è un’opzione buona per noi. Fino a quando non torneremo allo status pre 24 febbraio, non ci può essere negoziato".

4) Esproprio per le società che lasciano la Russia

La Russia accelera e si prepara a prendere il controllo sulle società straniere che hanno lasciato il Paese dopo l'inizio dell'invasione in Ucraina non per motivi economici ma "per sentimenti anti-russi". La Duma, la Camera bassa del Parlamento russo, ha dato il primo via libera a una legge che consente al governo russo di nominare un nuovo management e, di fatto, favorisce l’esproprio delle società - soprattutto statunitensi, giapponesi ed europee - che hanno interrotto la loro attività in Russia dopo il 24 febbraio: secondo quanto riporta l’agenzia Tass agli attuali proprietari di queste società non resterebbe altra opzione che riprendere l’attività o cedere le proprie azioni. Le analisi della Yale School of Management indicano che sono quasi 500 le società che hanno deciso di lasciare la Russia dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina dello scorso 24 febbraio: rappresentano il 63% delle aziende straniere presenti sul territorio russo prima della guerra, davano lavoro a quasi 40mila persone e generavano un fatturato di circa 7,5 miliardi di euro.  

Invece l’Unione europea prova ad assestare un colpo non di poco conto agli oligarchi russi: uove norme per facilitare gli espropri Anche se rischia di essere un colpo a salve. La proposta, approvata ieri dalla Commissione, consiste infatti nel considerare reato la violazione delle sanzioni. Allo scopo di permettere la confisca dei beni sulla base del codice penale. La tempistica appare piuttosto lunga. L’obiettivo dell'Europa sarebbe quello di evitare che gli “oligarchi” putiniani aggirino le misure europee, ad esempio spostando i loro megayacht in altri porti fuori dall’Ue oppure vendano le loro ville a prestanome, magari con l’aiuto della criminalità organizzata. 

5) La paranoia che dilaga

Perlopiù leggende metropolitane, ma circolano abbondantemente in queste settimane nelle chat dei genitori e nei gruppi WhatsApp condominiali, soprattutto nel Sud della Russia. Ssecondo l'antropologa Aleksandra Arkhipova sono un segno che la guerra in Ucraina comincia a essere avvertita e temuta dai russi comuni. Qualche esempio: un bambino russo ha bevuto della limonata al dragoncello ucraina, ora è in rianimazione. Delle bambine russe hanno mangiato caramelle offerte da bimbe ucraine, sono state male, una è morta. Se vedete per terra degli oggetti, portafogli, passaporti, iPhone, non sollevateli: potrebbero essere stati minati da infiltrati di Kiev. A raccontarlo oggi è la Stampa: "Si tratta di leggende metropolitane antiche e internazionali, che vengono risvegliate dalla paura, per razionalizzare una guerra incomprensibile". E sono anche un sintomo del disagio sociale, così come l'esplosione delle barzellette, un classico del dissenso sovietico ritornato oggi a colmare di ironia una dissociazione tra la propaganda del Cremlino e una realtà terrificante.

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