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Domenica, 5 Febbraio 2023
Mondo Ucraina

Al di là della frontiera, dove la guerra è arrivata

Viaggio a Shehyni, prima città ucraina al confine, tra chi fugge e chi torna per combattere

SHEHYNI, UCRAINA - La porta verde si chiude e davanti c'è un tornello in acciaio. Superato quello, ci sono due donne dell'esercito polacco che chiedono i documenti e il motivo del viaggio. Ottenuto il primo via libera, la seconda porta verde lascia spazio a una stradina in mattoncini con i cancelli a entrambi i lati e il filo spinato in cima. Il copione si ripete identico con le tre addette dell'esercito ucraino: stesso controllo, stesse domande e poi il timbro sul passaporto. 

È il lasciapassare per Shehyni, la prima città ucraina dopo la frontiera polacca diventata negli ultimi sette giorni la meta per fuggire dalla guerra scatenata dalla Russia di Vladimir Putin. Il benvenuto in paese - poco più che un villaggio nell'oblast di Leopoli - lo dà un militare con il mitra a tracolla: dietro di lui su un cartellone rosso gigante campeggia la pubblicità per una sim card con decine di giga per internet, ma lui ricorda che è vietato fare foto o video e fa in modo di essere chiaro. Anche perché in guerra ogni minimo dettaglio può essere un vantaggio per gli avversari e l'Ucraina in guerra ci è da più di una settimana. E Shehyni non fa eccezione.

Rifugiati alla frontiera ucraina di Shehyni - Foto Guarino 1-2

La M11, la strada principale che attraversa la città, sembra spaccata perfettamente in due. La carreggiata che porta verso l'interno dell'Ucraina, su cui domina una chiesa ortodossa con le cupole dorate, è praticamente deserta. Da lì passano soltanto auto con uomini a bordo, molti dei quali in mimetica, mentre i militari sono a ogni incrocio, naturalmente armati. Alla stazione di servizio non c'è nessuno a fare rifornimento, ma ci sono una decina di uomini - giovani e meno giovani - che sono fermi come se stessero aspettando qualcuno o qualcosa. In realtà stanno aspettando di andare in guerra: tra loro c'è un inglese appena arrivato dal suo Paese per unirsi alle milizie di Kiev. 

L'altro lato della carreggiata, invece, è preso d'assalto. Letteralmente. Le macchine sono tutte piene, di persone e bagagli: tutte hanno il motore spento perché tanto per arrivare in Polonia, a Medyka, ci vorranno ore e ore. Accanto alle auto ci sono migliaia di donne, anziane e anziani, tantissimi bambini. La fila è spaventosa, il raffronto con l'altro lato della strada è quasi spettrale. Famiglie intere camminano passando sotto la stessa chiesa ortodossa in silenzio, quasi come se fosse un pellegrinaggio. Verso la salvezza. A controllarli ci sono sempre i militari con i loro mitra e quando qualcuno più giovane alza il cellulare per fare un video o una foto della fila, gli uomini in divisa li invitano a desistere. Che al di qua della frontiera c'è la guerra. 
 

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