Giovedì, 23 Settembre 2021
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Iraq, il dramma dei cristiani in fuga: raid aerei degli Usa

Barack Obama ha autorizzato raid aerei mirati in Iraq contro i jihadisti dell'autoproclamato Stato islamico. Via libera anche agli aiuti umanitari a favore della popolazione. "Ma non sarà un'altra guerra"

ROMA - Dalle parole ai fatti il passo è stato breve. Se nelle città del nord dell'Iraq i jihadisti dell'autoproclamato Stato islamico seminano il terrore e costringono alla fuga centomila cristiani, il presidente Usa Barack Obama ha deciso di passare alle "maniere forti". "Ho autorizzato bombardamenti aerei mirati in Iraq per colpire i terroristi e proteggere il personale americano. Ho autorizzato anche il lancio di aiuti umanitari a favore della popolazione irachena in difficoltà", ha detto il presidente a stelle e strisce.

Nel primo pomeriggio è stato portato a termine il primo raid aereo contro i ribelli dello Stato islamico: secondo quanto reso noto dal Pentagono "due caccia statunitensi hanno colpito una batteria di artiglieria mobile usata contro le forze curde che difendono Erbil".

TUTELARE GLI AMERICANI - "L'America - ha aggiunto - interviene per aiutare le minoranze, ma non permetteremo che gli Usa siano trascinati in un'altra guerra in Iraq". "Quando le vite dei cittadini americani sono a rischio, noi agiamo. Questa è la mia responsabilità come comandante supremo", ha proseguito il presidente Usa riferendosi al personale americano in Iraq. "A inizio settimana un iracheno ha gridato al mondo: 'nessuno viene ad aiutarci'. Ebbene, oggi l'America viene ad aiutare. Quando abbiamo le capacità uniche per aiutare ad evitare un massacro, credo che gli Stati Uniti non possano chiudere un occhio. Ma - ha ribadito Obama - anche se sosteniamo gli iracheni nella loro lotta ai terroristi, le truppe americane non torneranno a combattere in Iraq".

Dopo l'annuncio di Obama, il governo britannico ha fatto sapere che non parteciperà ad un'eventuale operazione militare degli Stati Uniti in Iraq. "Apprezziamo l'intenzione di Washington di fornire aiuti agli iracheni che si trovano in condizioni disperate e stanno cercando di fuggire dai terroristi dell'Isis", ha detto la portavoce di Downing Street, "ma la Gran Bretagna non sta pianificando nessun'azione militare".

UNA SITUAZIONE ESPLOSIVA - I combattenti islamisti (che a giugno hanno proclamato lo Stato Islamico nei territori conquistati) continuano intanto ad avanzare e a rafforzare le loro posizioni sia in Iraq che in Siria e in Libano. Membri di minoranze religiose (molti sono cristiani) da giorni hanno trovato rifugio sulle montagne irachene di Sinjar per sfuggire alle persecuzioni dei miliziani. Louis Sako, patriarca caldeo di Kirkuk, ha parlato di "disastro umanitario". Gli estremisti, ha raccontato il religioso, hanno anche "tolto le croci dalle chiese e bruciato antichi manoscritti". Anche il Papa ieri ha lanciato un "appello alla coscienza di tutti" e alla preghiera di tutti i cristiani e le Chiese.

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