Martedì, 26 Ottobre 2021
Il caso / Libia

Ignazio Scaravilli, medico catanese "scomparso" in Libia

C'è apprensione per la sorte di un medico siciliano scomparso in Libia. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: "Seguiamo da vicino la situazione"

ROMA - Era partito prima di Natale, con altri colleghi siciliani, per operare in un ospedale di Tripoli. Di lui non si sa più nulla dal pomeriggio del sei gennaio. Ignazio Scaravilli, medico catanese, è "irreperibile" in Libia, dove infuria la guerra civile. Sul suo caso la procura di Roma ha aperto un fascicolo d'indagine - contro ignoti - per sequestro di persona con finalità di terrorismo. 

Il medico, specialista ortopedico, ha uno studio a Paternò, nel catanese, dopo però riceve saltuariamente, poiché risiede a Padova. Della scomparsa aveva parlato stamattina il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, a Londra prima di una conferenza sulla lotta all’Isis. Il titolare della Farnesina aveva parlato di "irreperibilità" senza sbilanciarsi sull’eventualità di un sequestro del connazionale. "Seguiamo il caso con il riserbo che è consueto in questi casi", ha spiegato Gentiloni.

A segnalare l’allontanamento del medico sono stati i suoi colleghi, ma allo stato non ci sarebbero testimoni diretti della scomparsa. Se fosse confermato il rapimento, sarebbe il terzo italiano preso in ostaggio nel mondo. Dopo la recente liberazione di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli in Siria e quella del tecnico Gianluca Salviato proprio in Libia, non si hanno ancora notizie di Giovanni Lo Porto e Paolo Dall’Oglio, scomparsi il primo in Pakistan, il secondo in Siria.

"L’interesse per il lavoro e la curiosità - scrive Scaravilli sul suo sito - mi hanno spinto a collaborare con colleghi di Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Malta e Libia dove tutt’ora sono consulente di due cliniche mediche. Ho operato mediamente 200 pazienti l’anno di varie patologie al piede e alla mano. Svolgo la mia attività per passione e testarda voglia di aiutare il paziente a superare le proprie sofferenze e a recuperare il più possibile la propria libertà di movimento".

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