Martedì, 1 Dicembre 2020
Russia

Covid, lo scienziato russo che si fa contagiare due volte: "Ecco perché l'immunità di gregge è irraggiungibile"

Alexander Chepurnov, 68 anni, aveva contratto il virus per la prima volta a febbraio. Poi la decisione di fare da cavia umana per studiare il comportamento degli anticorpi. La reinfezione è avvenuta sei mesi dopo la guarigione

Alexander Chepurnov. The Siberian Times

Si è lasciato contagiare una seconda volta dal coronavirus per scoprire quanto durano gli  anticorpi che neutralizzano la Covid-19. A fare (volontariamente) da cavia umana è stato lo scienziato russo Alexander Chepurnov, 68 anni, professore di virologia e dipendente del Centro federale di ricerca medica di Novosibirsk.

Chepurnov si era infettato una prima volta a fine febbraio  (questa volta non in maniera volontaria): il contagio sarebbe avvenuto durante un volo da Novosibirsk alla Francia con scalo a Mosca. "Stavo andando in montagna, ma quando sono arrivato non mi sentivo bene: avevo la febbre alta e un forte dolore al petto. Anche il mio olfatto era sparito". Chepurnov  è tornato così a Novosibirsk dove gli è stata diagnositica una lieve polmonite. Allora, era l’inizio dell’epidemia, fare un tampone era quasi impossibile per cui lo studioso ha potuto avere la certezza di aver contratto il SARS-COV-2 solo un mese dopo con il test sierologico.

Russia, lo scienziato che si è reinfettato per studiare gli anticorpi

"Sono stato il primo del mio team a prendere la Covid-19", ha detto Chepurnov, spiegando che dopo la sua guarigione l’attenzione del suo centro di ricerca si è focalizzato proprio sugli anticorpi per scoprire "quanto erano forti e per quanto tempo potessero durare”. Per farlo Chepurnov ha rischiato in prima persona e si è spinto ad avere contatti con pazienti Covid senza mascherina solo per lasciarsi reinfettare. Già tre mesi dopo la guarigione aveva osservato che il livello degli anticorpi si era abbassato sensibilmente fin quasi a scomparire. Solo sei mesi dopo ha però avuto la conferma della reinfezione. La malattia questa volta si è manifestata in forma più grave tanto che  Chepurnov è stato costretto al ricovero in ospedale con una polmonite bilaterale dopo che la saturazione era scesa sotto i 93. "Per cinque giorni, la mia temperatura corporea è rimasta sopra i 39 ° C. Ho perso di nuovo l'olfatto e la mia percezione del gusto è cambiata" ha raccontato Chepurnov ad un’agenzia di stampa russa, spiegando che comunque nel giro di due settimane era completamente guarito.

"L'immuità di gregge non sconfiggerà il virus"

La conclusione di Chepurnov è che l’immunità di gregge non può essere la soluzione per eradicare completamente il virus. Non solo: la scarsa durata degli anticorpi suggerisce che somministrazione una tantum del vaccino contro il coronavirus non sarà sufficiente a fermare la pandemia, ma probabilmente serviranno più vaccinazioni ripetute nel tempo. 

vaccino coronavirus ansa epa-2

L'immunità di gregge funziona? Cosa dicono gli studi

Una recente ricerca dell'Imperial College di Londra ha scoperto che in tre mesi vengono persi il 26% degli anticorpi. La perdita è più veloce negli over 75. Lo studio è stato effettuato su 365mila persone selezionate a caso. A loro è stato inviato a casa il cosiddetto "test pungidito" con il quale viene verificata la quantità di anticorpi al Covid-19 presenti nell'organismo. Lo studio dimostra come dopo soli tre mesi il 26% degli anticorpi venga perso dai soggetti esaminati. L'analisi dei dati è partita dal momento di massima diffusione dell'epidemia in Inghilterra e ha monitorato la quantità di anticorpi dopo 12, 18 e 24 settimane. La rilevazione avvalorerebbe l'idea secondo cui dopo sei mesi, un anno al massimo, gli anticorpi possano scomparire dal corpo umano. Un risultato compatibile con quanto scoperto da Chepurnov a sue spese. 

I casi di reinfezione da SARS-COV-2

Finora tuttavia i casi documentati di reinfezione dal coronavirus sono solo qualche decina in tutto il mondo. È stato però accertato che la seconda volta il virus può colpire anche più duramente. 

È successo ad ad esempio ad una donna olandese di 89 anni deceduta a causa della Covid-19 dopo essere guarita completamente dalla prima infezione. Il caso è stato segnalato a metà ottobre in un articolo della Oxford University Press.

La donna aveva il sistema immunitario compromesso a causa di un raro tipo di tumore del sangue. Ciò nonostante era riuscita a superare la Covid-19: ricoverata in ospedale con febbre e tosse era stata dimessa cinque giorni dopo quando i sintomi, fatta eccezione per una stanchezza persistente, sembravano completamente scomparsi.

A distanza 59 giorni dopo il primo episodio di Covid-19, e 48 ore dopo l'inizio di un nuovo ciclo di chemioterapia, la paziente ha iniziato ad accusare nuovamente febbre, tosse e mancanza di respiro. Il tampone è risultato positivo, mentre i test che avrebbero dovuto rilevare la presenza di anticorpi contro il virus hanno dato esito negativo. Otto giorni dopo la reinfezione le condizioni dell’anziana sono peggiorate, fino al decesso arrivato dopo due settimane.

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