Domenica, 25 Luglio 2021
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Migranti, il governo pensa a nuove norme: "Impronte obbligatorie, anche con la forza"

Sul tavolo del governo un provvedimento per il prelievo forzoso delle impronte dei migranti che si trovano nelle strutture di accoglienza e che si rifiutano di farsi fotosegnalare e schedare. Inizia intanto oggi a Bruxelles il vertice dell'Ue: la crisi migratoria è sempre al centro dell'attenzione

L'uso della forza per prendere le impronte ai migranti. All'ipotesi sta lavorando il ministro dell'Interno, Alfano. Si pensa all'elaborazione di nuove norme sulla gestione degli 'hotspot' in modo da consentire anche il prelievo forzoso delle impronte dei migranti che si trovano nelle strutture di accoglienza e che si rifiutano di farsi fotosegnalare e schedare. Le nuove misure potrebbero essere varate già in una delle prossime riunioni del Consiglio dei Ministri.

Inizia intanto oggi a Bruxelles il vertice "ordinario" di marzo dei capi di Stato e di governo dell'Ue dedicato anche questa volta, come per gli ultimi summit straordinari, soprattutto alla crisi migratoria e alla conclusione, si spera, di un difficile accordo con Ankara. L'accordo mira a riportare sotto controllo i flussi di migranti, chiudendo la "rotta balcanica". Riportando in Turchia tutti i migranti, compresi i profughi siriani, che sono entrati illegalmente in Grecia, si spera di dissuaderli dall'affidarsi ai trafficanti, smantellando così il "business model" di questi ultimi nel Mar Egeo.

Sul tavolo vi sarà una nuova proposta di accordo che sia, naturalmente, accettabile sia per Ankara che per i Ventotto, e che garantisca il rispetto del diritto europeo e internazionale, risultando comunque efficace per disincentivare i flussi irregolari dei migranti dalla Turchia verso la Grecia e l'Ue. Il problema di più difficile soluzione è come rendere giuridicamente accettabile il rinvio dalla Grecia in Turchia di persone che avrebbero diritto alla protezione internazionale, quando Ankara, pur avendo firmato la Convenzione di Ginevra del 1951 sulla protezione dei rifugiati la applica con delle "limitazioni geografiche". In altre parole, riconosce pienamente e automaticamente lo status di rifugiato solo agli europei, mentre per chi proviene da paesi asiatici o africani può essere concessa (com'è stato fatto con i siriani)- ma non è sempre automatico o garantito - una protezione temporanea, con delle decisioni specifiche di legge o delle autorità nazionali.

L'accordo potrà funzionare solo se Ankara modificherà la propria legislazione nazionale in modo da garantire ai profughi e rifugiati che saranno riportati dalla Grecia in Turchia una "protezione equivalente" a quella richiesta dalla Convenzione di Ginevra, pur senza abolire formalmente le sue "limitazioni geografiche". Si parlerà poi di come aiutare la Grecia ad affrontare la crisi umanitaria dovuta all'afflusso massiccio di migranti, e a gestire i centri di identificazione e registrazione ("hotspot") e le domande d'asilo. Inoltre (lo hanno chiesto in particolare l'Italia e la Bulgaria), si discuterà di come impedire che la chiusura della "rotta balcanica" (in particolare al confine greco-macedone) produca un dirottamento dei flussi verso le frontiere turco-bulgara e greco-albanese ("rotta adriatica", verso l'Italia, per il momento solo un rischio paventato).

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