Martedì, 11 Maggio 2021
UNA CATASTROFE (FORSE) ANNUNCIATA / India

Dal lockdown ai raduni di massa: come l'India è diventata una bomba virale

Pire funerarie improvvisate per strada. Ospedali al collasso. Il Paese fa i conti con la più grave emergenza sanitaria dall'inizio della pandemia. Cominciata quando tutto sembrava finito

FOTO EPA/IDREES MOHAMMED via ANSA

In India è in corso una catastrofe. I nuovi casi di contagio riportati nelle ultime 24 ore sono stati 360.960 e secondo i dati divulgati dal ministero della Salute indiano i decessi da inizio pandemia sono saliti a oltre 200mila. Un numero che di per sé non dice molto se pensiamo che in India vivono quasi 1,4 miliardi di persone e che l'Italia, che ha a malapena 60 milioni di abitanti, ha contato finora circa 120mila vittime. In realtà sappiamo che sui numeri che arrivano dal Paese asiatico si può fare ben poco affidamento. I dati sono sottostimati. E non di poco. "Tutti i modelli che abbiamo usato, indicano" che il numero giornaliero delle vittime "potrebbe essere da due a cinque quello denunciato" dalle autorità, ha spiegato ieri al New York Times Bhramar Mukherjee, professore di biostatistica ed epidemiologia all'Università del Michigan. 

Da un'inchiesta condotta dai giornalisti dell'emittente indiana Ndtv che si sono recati in diversi uffici del comune e in sette centri per la cremazione è emerso che, in soli sei giorni, almeno 1.150 decessi non sono stati inclusi nel bilancio della città di Nuova Delhi, la megapoli sede del governo centrale che conta da sola oltre 20 milioni di abitanti. Fra il 18 e il 24 aprile nei 26 centri di cremazione di cui dispone la città sono sati cremati 3.096 corpi, secondo i dati ufficiali del centro di coordinamento. Eppure nello stesso periodo il comune ha registrato solo 1.938 morti per Covid. Un dipendente del crematorio di Ghazipur, Anuj Bansal, ha riferito ai media che se il decesso avviene a casa "non viene indicato mai il coronavirus come causa di morte" perché non viene fatto neppure il tampone. In molti ospedali manca l'ossigeno, i posti letto nelle unità di terapia intensiva sono finiti e scarseggiano i medicinali salvavita. Un paradosso per un Paese che è uno dei più grandi produttori al mondo di farmaci generici.

I centri crematori lavorano 24 ore al giorno, ma non riescono a smaltire i cadaveri. Nel crematorio Sarai Kale Khan sono state costruite 27 nuove pire funerarie e altre 80 sono in corso di costruzione in un parco vicino. Le immagini che arrivano da Delhi sono spaventose, raccapriccianti. Una foto mostra il fumo che si alza da alcune pire realizzate in un parcheggio. Crematori improvvisati vengono costruiti sui terreni adiacenti a quelli ufficiali. I corpi accatastati sono decine e decine. "Le persone stanno morendo e continuano a morire" ha detto Jitender Singh Shanty che coordina un centro crematorio nella parte orientale della città. "Se ci arriveranno più corpi, li cremeremo per strada. Qui non c'è più spazio. Non avremmo mai pensato che avremmo visto scene così orribili".

india coronavirus covid ansa-2

Anche i dati sui contagi sono palesamente falsati. Per Manas Gumta, segretario generale dell'Associazione dei medici del servizio sanitario nel Bengala occidentale, il numero di infezioni "potrebbe essere fino a cinque volte superiore di quello riportato dalle autorità indiane". Come si è arrivati a questo punto? Una delle possibili risposte è che il governo indiano sembra aver sottovalutato le conseguenze che il SARS-COV-2 avrebbe potuto causare se lasciato libero di circolare.

Dal lockdown più rigido al mondo al liberi tutti

E dire che il primo ministro Narendra Modi è lo stesso che nelle fasi iniziali della pandemia, il 25 marzo 2020, impose un lockdown di 68 giorni che l'Università di Oxford aveva definito il più severo al mondo. In tutto il Paese si contavano appena 519 casi e 10 morti. Vennero chiusi tutti i servizi, compresi uffici e scuole, interroti i voli così come i trasporti pubblici. Molte persone ebbero difficoltà ad accedere ai sussidi, milioni di lavoratori - soprattutto autonomi - si trovarono improvvisamente senza uno stipendio e senza avere un'idea di quando avrebbe potuto ricominciare a guadagnare. Pur permettendo di salvare decine di migliaia di vite, il blocco si rivelò devastante per le fasce più povere della popolazione. Quando a giugno le restrizioni sono state allentate, i casi hanno ricominciato a salire.

Il picco della prima ondata è stato raggiunto intorno a metà settembre quando nel Paese venivano segnalati circa 90mila contagi al giorno. La curva si era poi lentamente addolcita, tanto che questo inverno l'epidemia sembrava alle spalle. Ma il virus, sottotraccia, preparava l'ultimo assalto. Oggi Narendra Modi viene accusato dai suoi oppositori di non aver saputo prendere provvedimenti adeguati per evitare una catastrofe annunciata. Già a febbraio, nonostante il numero dei contagi si mantenesse generalmente basso, alcuni stati indiani avevano registrato un forte aumento delle infezioni da coronavirus. È  il caso ad esempio dello stato federato del Maharashtra, e in particolare del distretto di Amravati, a circa 700 km da Mumbai, dove già all'inizio di febbraio i medici avevano registrato una preoccupante recrudescenza dell'epidemia. "Non sappiamo davvero quale sia la causa di questa nuova ondata" aveva spiegato il chirurgo Shyamsunder Nika. "Ciò che preoccupa è che intere famiglie vengono infettate. Si tratta di una tendenza completamente nuova".

Il ruolo delle varianti

Il sospetto è che dietro l'impennata dei contagi che si è verificata nelle settimane successive un ruolo lo abbiano avuto le nuove varianti del virus. La variante indiana, identificata come B.1.617, è stata individuata per la prima volta proprio nel Maharashtra. Si tratta di una variante a due mutazioni (E484Q e L425R), che è stata scoperta per la prima volta a ottobre e ora si trova in più della metà dei campioni sequenziati dello Stato. A ciò si aggiunge un'ulteriore variante, la B.1.618, emersa nel Bengala Occidentale, che presenta anche una terza mutazione (D614G).  Secondo un recente report  del Centro nazionale per il controllo delle malattie (Ncdc) a Delhi e nel Punjab è invece diffusa principalmente la variante inglese (B.1.1.7) , mentre quella sudafricana (B.1.351) si trova principalmente nel Bengala Occidentale. Se la maggiore contagiosità della variante B.1.1.7 è stata ormai accertata da vari studi, su quella indiana ci sono ancora dei dubbi. Nel suo report settimale l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha sottolineato che la variante B.1.617 include mutazioni "associate a una maggiore trasmissione", ma viene definita per ora una "variante di interesse" e non una "variante di preoccupazione".

Raduni di massa e poche precauzioni: così l'India ha messo un piede nell'inferno

Il disastro indiano però  sembra legato anche ad altri fattori, primo fra tutti a misure anti-contagio tutt'altro che rigide. Già alla fine di febbraio, il dottor Sanjay Oak, membro della task force Covid del del Maharashtra, aveva descritto alla BBC una situazione preoccupante. "Qui le persone non hanno indossato mascherine. Hanno partecipato a raduni di massa non regolamentati come matrimoni e comizi per le elezioni locali". Se a ciò si aggiunge un sistema di tracciamento inadeguato e un sistema di monitoraggio delle varianti insufficiente, si può avere un'idea della bomba virale che in alcuni stati indiani stava per scoppiare.  

Il governo di Narendra Modi viene contestato anche per aver permesso grandi raduni elettorali, ad esempio nel Bengala occidentale, o non aver sospeso le celebrazioni del Kumbh Mela durante la quale le persone si bagnano nel fiume per redimere i propri peccati. A metà aprile, nella città di Haridwar, nello stato himalayano dell'Uttarakhand, centinaia di devoti, inclusi nove massimi leader religiosi, sono risultati positivi al Covid-19 dopo aver partecipato al festival indù.

gange india ansa-2

Secondo i media locali sarebbero quasi 4 milioni i fedeli che hanno fatto il bagno nel Gange, il fiume sacro degli indù, non rispettando norme sul distanziamento sociale e le misure precauzionali anti-coronavirus. Il governo aveva precedentemente affermato che sarebbero state ammesse alle celebrazioni solo persone munite di test negativi al covid, e assicurato che sarebbero state messe in atto misure precauzionali rigorose. Tuttavia le forze di sicurezza avrebbero avuto non poche difficoltà a far rispettare i protocolli di sicurezza, con gran parte dei partecipanti al Kumbh Mela che non hanno esibito risultati negativi al virus.

Certo è che i filmati diffusi dall'agenzia di stampa Ani hanno mostrato migliaia di persone assembrate senza mascherine sulle rive del Gange. E sarebbe stato proprio un pellegrinaggio sul Gange la causa del contagio dei due cittadini indiani, padre e figlia, risultati positivi al coronavirus nel vicentino, i primi due casi di variante indiana in Italia.

Le cause del disastro? "Abbiamo semplicemente abbassato la guardia", ha detto il dottor Amir Ullah Khan, direttore della ricerca presso il Center for Development Policy and Practice, un think tank con sede a Hyderabad. "Nessun leader politico è mai stato visto indossare una mascherina o anche solo parlarne", ha detto il dottor Khan, aggiungendo che "il segnale derivante da tutto questo è stato che tutto è finito e ci siamo ripresi".

"A gennaio nessuno metteva la mascherina, neppure la polizia"

Non è andata così. In un reportage pubblicato oggi dal New York Times si descrive una situazione da fine del mondo. "I crematori sono pieni di corpi, è come se fosse appena scoppiata una guerra. I roghi bruciano tutto il giorno. Molti luoghi ospitano cremazioni di massa, dozzine alla volta, e di notte, in alcune zone di Nuova Delhi, il cielo si illumina. La malattia e la morte sono ovunque", si legge nell'articolo firmato da Jeffrey Gettleman, capoufficio della testata americana a Nuova Delhi. "Sono seduto nel mio appartamento in attesa di contrarre la malattia. È così che ci si sente in questo momento a Nuova Delhi con la peggiore crisi di coronavirus del mondo che avanza intorno a noi". Com'è potuto succedere? Gettleman spiega di aver girato, a gennaio e febbraio, tra le città dell'India centrale e "nessuno - e intendo nessuno, compresi gli agenti di polizia - indossava una mascherina". 

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