Mercoledì, 23 Giugno 2021
BRASILE / Brasile

Indios contro Coca Cola: "Rinunci allo zucchero rubato alla nostra terra"

L'appello dei Guaranì del Brasile: "Il colosso americano smetta di acquistare zucchero dalla Bunge che, a sua volta, lo compra dalla terra rubata al nostro popolo per produrre biocarburanti macchiati di sangue umano"

"Ora basta, Coca Cola smetta di comprare zucchero dalla Bunge, colosso alimentare americano". E' questo l'appello lanciato dal popolo indio dei Guaranì del Brasile alla multinazionale statunitense. L'obiettivo: sensibilizzare l'opinione pubblica sullo scandalo riguardante l'accaparramento delle terre degli indios brasiliani.

I tempi dei boicottaggi contro le multinazionali da parte dei cosiddetti "no global" sono lontani. Ma è proprio lontano dal clamore mediatico che, ogni giorno, i popoli indigeni si trovano a lottare per la propria sopravvivenza. Al loro fianco, l'associazione Survival International, attiva fin dal 1969 in difesa dei diritti dei popoli indigeni di tutto il mondo.

Al centro dello scandalo c'è un recente rapporto della Oxfam, confederazione di 17 organizzazioni non governative che lavorano con tremita partner in più di centro paesi "per trovare la soluzione definitiva alla povertà e all'ingiustizia", che ha denunciato come la Coca Cola si rifornisce di zucchero dalla Bunge la quale, a sua volta, compra canna da zucchero dalla terra rubata ai Guaranì per produrre biocarburanti "macchiati di sangue indiano".

"Coca Cola deve smettere di comprare zucchero dalla Bunge" ha detto un portavoce Guarani a Survival International. "Mentre queste compagnie si arricchiscono, noi soffriamo la fame, la miseria e gli omicidi".

La comunità di 379 Guaranì di Jata Yvary, nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul, ha infatti perso gran parte della sua terra ancestrale a causa delle piantagioni da cui proviene la canna da zucchero venduta alla Bunge e oggi la tribù è costretta a vivere in un piccolo appezzamento di terra completamente circondato dalle coltivazioni.

Non solo. I Guaranì hanno gravi problemi di salute a causa dei pesticidi tossici che vengono spruzzati sulle piantagioni. Un dramma che si aggiunge a quello della perdita delle loro foreste da cui dipendevano per cibo, medicine e abitazioni.

Gli allevatori hanno distrutto quasi tutta la nostra foresta, le nostre piante medicinali, i nostri frutti e le nostre risorse. I nostri bambini soffrono di mal di testa e passano intere giornate a vomitare.

I Guaranì rappresentano l'altra faccia della crescente domanda mondiale di biocarburanti. La maggior parte della terra della tribù, infatti, è stata rubata e occupata da potenti allevatori che la utilizzano per il bestiame, per la soia e per la produzione di canna da zucchero. I leader guaranì che lottano per i loro diritti territoriali vengono sistematicamente presi di mira e assassinati. Inoltre, molti indios si sono tolti la vita a causa della difficile situazione in cui vivono: il tasso di suicidi della tribù è di 34 volte superiore alla media nazionale brasiliana.

Ambrósio Vilhalva, protagonista del film pluripremiato di Marco Bechis "Birdwatchers - La terra degli uomini rossi" in cui si racconta la triste condizione della sua tribù, è solo l'ultimo leader in ordine cronologico ad essere stato assassinato.

Di recente la Coca Cola si è impegnata a rispettare la politica di tolleranza zero di Oxfam verso l'accaparramento di terra e a "riconoscere e salvaguardare i diritti delle comunità e dei popoli tradizionali a mantenere l'accesso alla terra e alle risorse naturali." Survival ha sollecitato la Bunge a smettere di comprare canna da zucchero proveniente dalla terra guaranì, ha scritto alla Coca Cola, e ha più volte fatto appello alle autorità brasiliane affinché la terra della tribù sia mappata con urgenza, prima della Coppa del Mondo 2014.

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