Martedì, 1 Dicembre 2020

Il marito ha il diabete, infermiera rifiuta di farsi venire a trovare e muore sola in ospedale di coronavirus

Un giorno Rosemary, infermiera in un ospedale di New York, torna a casa con la tosse. Il marito, che vive a Philadelphia, capisce e pensa al peggio. Vorrebbe venire, ma lei glielo impedisce. Quando riesce ad avere un tampone, il risultato è positivo al coronavirus. Due settimane dopo, Rosemary muore. La storia raccontata dal Washington Post

Tra le vittime del coronavirus a New York c’è anche Rosemary Coutou-Figaro, infermiera sulla quarantina in servizio presso il Kingsbrook Hospital di Brooklyn. La sua storia è stata raccontata in un video dal Washington Post, per sottolineare ancora una volta gli atroci paradossi che l’epidemia sta producendo: abituata da sempre a stare vicino agli altri, Rosemary è morta sola, senza poter dire addio all’amore della sua vita. 

Originaria di Trinidad, nei Caraibi, Rosemary era spostata con Vincent, di qualche anno più grande di lei. Un amore maturo e improvviso, che li aveva portati a sposarsi appena tre mesi dopo essersi conosciuti a una festa in spiaggia a Coney Island. Il lavoro di entrambi li ha costretti a stare lontani e a fare i “pendolari” ogni weekend tra New York e Philadelphia, dove Vincent lavora come autista di bus. Amanti dei viaggi, ogni occasione era buona per partire insieme, accompagnati dal figlio più piccolo di Rosemary, e per andare a Trinidad a trovare la sua famiglia. 

Il dramma di Rosemary e Vincent

A marzo i due stavano programmando un viaggio verso le Hawaii. Tutto sembrava destinato a procedere come sempre, poi è scoppiata la pandemia. Dopo l'ennesimo weekend passato insieme, Vincent accompagna Rosemary al lavoro, la saluta e torna a Philadelphia. Non può immaginare che quella sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe visto sua moglie. 

New York è già duramente colpita, la situazione negli ospedali per gli operatori sanitari è dura, scarseggiano i dispostitivi di protezione individuale. Tornando dal turno di notte, Rosemary inizia ad accusare i primi sintomi. Con la tosse molto forte e la voce ormai sempre più malferma, Rosemary chiede aiuto ma tutto quello che ottiene è un antibiotico, che non sortisce alcun effetto.

"È morta sapendo di avermi protetto"

Al telefono, Vincent capisce subito che qualcosa non va, la voce affannosa della moglie lo preoccupa e spinge Rosemary a recarsi in ospedale per farsi curare. È l'ultima volta che Vincent sente la voce della moglie. La donna a quel punto si reca nel suo ospedale, dove le viene fatto subito il test e Rosemary risulta positiva al coronavirus. Ricoverata immediatamente, inizia a scambiare qualche messaggio con Vincent. Il marito avrebbe voluto venire partire subito e venire a New York per starle vicino, ma Rosemary si rifiuta categoricamente: teme per la sua salute, non vuole metterlo in pericolo e gli scrive che in ospedale non sono ammesse visite di nessun tipo. Il Washington Post pubblica i messaggi che Vincent e Rosemary si scambiano in quei drammatici giorni. "È morta sapendo di avermi protetto", dice oggi Vincent tra le lacrime. 

Dopo due settimane di ricovero, le condizioni di Rosemary sembrano migliorare ma poi improvvisamente il 9 aprile la situazione precipita. I medici offrono a Vincent la possibilità di dire addio alla moglie tramite Facetime. Poi Rosemary muore, lontana da tutti quelli che ama.

Nessuno della sua famiglia ha potuto partecipare al funerale. Una volta uscito dalla quaratena, Vincent è potuto tornare a Brooklyn per ricevere l'urna con le ceneri della moglie. Appena sarà possibile partirà e le porterà alla famiglia di Rosemary a Trinidad. 

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