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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Europa e processori / Germania

Intel sbarca in Europa: fino a 80 miliardi di investimenti

L'azienda statunitense punta sulla collaborazione tra Europa e Stati Uniti per tornare a essere leader del mercato

Il piano di Intel per vincere la concorrenza globale ed essere al vertice nello sviluppo e la produzione di processori passa per l’Europa. L’azienda statunitense pensa a un investimento di ottanta miliardi di euro per i prossimi dieci anni, ieri la presentazione della prima fase: un centro di ricerca e sviluppo in Francia, una nuova fabbrica per la realizzazione dei semiconduttori in Germania e ancora contatti con altri paesi, tra cui l’Italia.

A Berlino ieri sia il Cancelliere Scholz che il Ministro dell’economia Habeck hanno ribadito la rilevanza dell’investimento. Intel investirà a Magdeburg, capitale della Sassonia-Anhalt, uno dei ‘nuovi’ Bundesländer, vale a dire quegli stati federali che fino al 1990 facevano parte della DDR, la Repubblica democratica e dove ancora oggi l’indice di disoccupazione è maggiore rispetto al resto del paese (oltre il sette per cento rispetto a una media di poco più del cinque).

Lo stimolo per l’economia di questa prima fase dovrebbe essere considerevole: diciassette miliardi investiti, secondo Intel “settemila lavoratori per la costruzione e tremila nuovi posti di lavoro”. Partenza immediata: ottenute le autorizzazioni, i lavori dovrebbero cominciare nel 2023, la produzione nel 2027. Magdeburg sarà il centro dell’intera catena Intel in Europa, che intende investire anche in Italia, dove sono ancora in corso colloqui, per un investimento di quattro miliardi e mezzo di euro e circa mille e cinquecento posti di lavoro per realizzare la fase finale, il design e la messa in commercio. Tra i più entusiasti, ovviamente, il Borgomastro di Magdeburg Lutz Tru?mper, socialdemocratico, che vede realizzarsi “il più grande investimento nella storia della città” e raccoglie i complimenti di aziende e politica per aver saputo, insieme al governo dello Stato federale, presieduto dal conservatore Reiner Haseloff (“È una pietra miliare per l’economia tedesco-orientale e un successo per tutta la Germania”), creare i presupporti amministrativi e politici per rendere possibile la collaborazione con Intel.

Il nuovo CEO di Intel Pat Gelsinger, alla guida dell’azienda da poco più di un anno, si è ripromesso di tornare ad essere leader nel mercato, dove da tempo, anche in ragione di una dura concorrenza, Intel non ha più il suo storico primato. La sua idea passa da un’unità strategica di Europa e Stati Uniti (dove l’azienda ha annunciato investimenti per nuove fabbriche) per superare la concorrenza cinese: un progetto che sembra per il momento riuscire perché incontra la disponibilità politica tanto a Washington che nel Vecchio continente, dove negli ultimi tempi si è fatta sentire la dipendenza dall’estero per prodotti di estrema rilevanza come i processori, praticamente oggi usati per la produzione di qualsiasi bene. Qualcuno, in Europa, sottolinea comunque il ritardo del Vecchio continente, che aspetta e anzi insegue aziende americane, incapace di definire una strategia autonoma: ma di questi tempi, con un’economia ancora in ripresa dal Covid e colpita duramente dalla guerra in Ucraina, sono dettagli per pochi, la decisione di Intel è salutata pressoché all'unanimità con grande soddisfazione.

Del resto, l’autonomia europea passa anche per la produzione di questi componenti direttamente qui, riuscendo a garantire la continuità della produzione anche durante le crisi più diverse. Non è un caso che, commentando l’investimento di Intel, il Ministro Habeck abbia ricordato come esso costituisca “un segnale importante per la sovranità digitale europea”. Poche settimane fa è stata la tedesca Bosch ad annunciare un investimento, certamente meno rilavante di quello di Intel ma comunque significativo di una tendenza, per rafforzare la propria capacità di produzione di semiconduttori nei prossimi anni.

Soddisfatta anche la Commissione europea che vede nell’investimento un passo importante per l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 il venti per cento del mercato dei processori, codificata nell’European Chips Act dello scorso febbraio. È questa la cornice giuridica per rendere possibile l’investimento del Governo federale he dovrà essere approvato dalla Commissione europea. Sull’entità di questo finanziamento statale non ci sono ancora cifre ufficiale perché vige ancora il riserbo, ma verranno comunque comunicati a breve. Investimenti statali sono comunque necessari, ha spiegato Gelsinger, per eguagliare quelli realizzati dalla Cina ed evitare che le imprese americane o europee restino fuori dal mercato.

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