Giovedì, 18 Luglio 2024
L'ulteriore stretta / Iran

Il regime iraniano controlla le donne che guidano senza velo

Avviata la nuova fase del programma Nazer-1, che prevede l’invio di un messaggio alle donne sorprese senza hijab alla guida della propria auto

Chi credeva che le proteste scoppiate in Iran dopo la morte della 22enne Mahsa Amini avrebbero portato gli Ayatollah a indirizzarsi su posizioni più liberali si sbagliava. Le manifestazioni di dissenso scoppiate in tutta la Repubblica islamica hanno invece spinto le autorità del paese ad adottare una nuova stretta nei confronti delle donne. 

Messaggi minacciosi sui propri cellulari

La polizia iraniana ha infatti ripreso ricominciando a monitorare l'uso dell'hijab da parte delle donne alla guida di un'automobile. E lo fa attraverso una minaccia - poco velata - che arriva direttamente sugli smartphone delle donne sorprese alla guida senza indossare il velo. "L’assenza del velo è stata osservata nella vostra auto. È necessario rispettare le norme della società e non ripetere questo atto", è il testo di un messaggio arrivato sul cellulare delle donne sorprese alla guida senza copricapo. Sarebbe invece stata soppressa la minaccia presente in una prima versione del messaggio che prevedeva, in caso di reiterazione del reato, "conseguenze legali e giudiziarie".

Il regime di Teheran, che torna sull’obbligo imposto alle donne di indossare il velo, sta applicando la nuova fase del programma Nazer-1 (sorveglianza in lingua farsi) avviato in tutto il Paese nel 2020, che prevede la ripresa del monitoraggio da parte della polizia sull’hijab (il velo islamico) da parte delle donne in auto. Dopo la mobilitazione seguita alla morte di Amini, la polizia morale, quella che aveva arrestato la giovane lo scorso settembre, ha smesso di arrestare le donne che camminano a capo scoperto per le strade e portarle in questura.

La ragazzina di 14 anni stuprata e uccisa perché si era tolta il velo

All'inizio di dicembre, avevano fatto rumore le parole, nel corso di una conferenza stampa, del procuratore generale iraniano Mohammad Jafar Montazeri, secondo cui le unità di polizia deputate all'osservanza dei principi morali, note come Gasht-e Ershad ("pattuglia di guida"), erano state chiuse. Le sue parole avevano suscitato un polverone, ma non hanno mai trovato una conferma da parte del ministero dell'Interno. Ma gli attivisti erano rimasti scettici poiché la decisione sembrava essere una risposta estemporanea a una domanda durante una conferenza, piuttosto che un chiaro annuncio delle autorità governative. 

Ancora arresti e condanne

Negli ultimi mesi il regime è tornato a imporsi sulle donne e sui manifestanti. Dopo la terribile notizia della morte di Mehdi Zare Ashkzari, il 31enne ex studente all'università di Bologna, morto in Iran "dopo venti giorni di coma a seguito di torture", stando a quanto denuncia Amnesty International dopo una verifica da fonti iraniane, trapela un'altra informazione sconcertante. Un giovane di appena 18 anni, Mahdi MohammadIFard, arrestato a Nowshahr durante le proteste per la morte di Mahsa Amini, è stato condannato a morte per due volte da un tribunale di Sari, nella regione di Mazandaran, con l'accusa di 'corruzione sulla terra' e 'moharebeh', guerra contro Dio, il reato per il quale vengono di solito condannati i manifestanti iraniani. Si teme la stessa sorte per il giornalista e dissidente politico iraniano, Keyvan Samimi, 73 anni, in carcere dal dicembre 2020. Samimi è stato condannato a tre anni di prigione per "complotto alla sicurezza nazionale".

Dall'Università di Bologna alla morte per tortura in Iran: la storia di Mehdi

Secondo la sua famiglia, non è stato affatto liberato e si trova ancora dietro le sbarre nella prigione di Senman, a più di 200km da Teheran. Il giornalista era stato autorizzato a tornare a casa nel febbraio 2022 a causa di problemi di salute, rinchiuso però nuovamente a maggio perché accusato di attività contro la sicurezza nazionale per aver partecipato a una manifestazione, dinanzi al Parlamento, durante il suo rilascio provvisorio. 

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