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Domenica, 21 Aprile 2024
La seconda rivoluzione iraniana / Iran

La rivolta in Iran che potrebbe far cadere il regime di Teheran

In Iran eseguita la seconda condanna a morte per le proteste scoppiate dopo la morte di Masha Amini. Ma le rivolte non si placano. Barricate anche nella capitale mentre la Repubblica islamica accusa i nemici occidentali di alimentare le proteste: "Arrestati agenti francesi e israeliani"

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Il regime di Teheran non avrebbe più il pieno controllo dell'Iran: sono ancora frammentarie le informazioni che arrivano dal paese mediorientale dove da settimane non si placa l'ondata di proteste che ha investito il regime teocratico dopo la morte di Masha Amini, una giovane curda morta mentre era nelle mani della polizia morale per non aver indossato correttamente il velo. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano ha detto che il rappresentante speciale Usa per l'Iran si trova a Parigi per consultarsi funzionari francesi, tedeschi e italiani mentre la situazione sembra sfuggire di mano.

Bruciata anche la casa dell'ayatollah Khomeini 

Ieri martedì 15 novembre si sono registrati scioperi, cortei e proteste in diverse città. Una data non a caso: si commemorano i morti delle proteste del 2019 schiacciate dalle forze di sicurezza nella più sanguinosa repressione nella storia della Repubblica islamica. All'epoca fonti indipendenti citavano 1.500 morti in quell'ondata di disordini innescata con l'aumento dei prezzi del carburante.

Gli scioperi ieri hanno coinvolto anche le raffinerie nella regione curda e arriva al termine di due mesi durissimi per il regime degli ayatollah, il clero sciita a capo della repubblica islamica, che contrasta le proteste innescate dalla morte della 22enne Mahsa Amini. In piazza soprattutto giovani che prendono di mira il regime oscurantista. L'agenzia di stampa per i diritti umani HRANA ha affermato che 344 persone sono state uccise negli ultimi due mesi, tra cui 52 minorenni. Mentre oltre a 15.820 persone sarebbero state arrestate. Proprio di queste ore è la notizia della seconda sentenza di condanna a morte in tre giorni per quelle che Teheran chiama "le rivolte". La pena capitale è stata inflitta a una persona accusata di "aver terrorizzato le persone per strada usando un coltello, dato fuoco alla moto di un cittadino e aggredito un individuo con un coltello". Un tribunale di Teheran aveva già condannato a morte una persona domenica; e in quel caso era stata condannata per "aver bruciato un edificio governativo e disturbato l'ordine pubblico" oltreché per "assembramento e cospirazione con un crimine contro la sicurezza nazionale, essere un nemico di Dio e propagare la corruzione sulla Terra". Ma sarebbero già 19 le condanne a morte già comminate ai manifestanti arrestati in queste settimane.

Tanta spietatezza contro i manifestanti è giustificata da Teheran come una lotta per la stessa sopravvivenza del regime: le manifestazioni si sono infatti trasformate in una crisi di legittimità per l'establishment clericale che prese il potere dopo che la rivoluzione del 1979 aveva rovesciato Shah Mohammad Reza Pahlavi, il monarca laico alleato con l'Occidente.

I video condivisi sui social media hanno mostrato scioperi e raduni in diverse città e paesi. Qui barricate in strada anche nella capitale a Teheran.

I filmati condivisi dall'account Twitter dell'attivista 1500Tasvir, ampiamente seguito, mostrano i negozi chiusi del Grand Bazaar di Teheran, il più grande alleato finanziario dell'establishment clericale. Un video mostrava i negozianti che cantavano: "Questo è un anno sanguinoso in cui (il leader supremo Ayatollah Ali) Khamenei sarà rovesciato".

L'agenzia di stampa statale iraniana IRNA ha confermato lo sciopero al bazar di Teheran, ma ha affermato che i negozianti sono stati costretti dai "rivoltosi" a chiudere i loro negozi. Al tempo stesso il regime accusa l'Occidente di aver fomentato i disordini per destabilizzare il Paese. Un presunto agente del Mossad, il servizio segreto israeliano, sarebbe stato arrestato dai Guardiani della Rivoluzione a Kerman, nel Sud Est del Paese e ritenuto colpevole di operazioni di sabotaggio. "La spia ha confessato di essere stata assoldata dai servizi di intelligence di Israele, dopo avere letto degli annunci di lavoro. Ha quindi iniziato a lavorare con loro e lo hanno incaricato di aprire pagine su applicazioni come Whatsapp e Instagram e creare pagine non identificate", si legge nel comunicato dei Pasdaran, che non fornisce ulteriori dettagli. Sempre oggi alla TV di stato il ministro dell'Interno Ahmad Vahidi annuncia l'arresto di diversi agenti dell'intelligence francese: la scorsa settimana, il ministro degli Esteri francese Catherine Colonna ha dichiarato che un totale di sette cittadini francesi si trovano in stato di detenzione in Iran.

In un clima sempre più esasperato anche dalla vendita dei droni kamikaze alla Russia (utilizzati nella guerra in Ucraina) e dal difficile rinnovo dell'accordo sul nucleare, lunedì l'Unione Europea ha imposto ulteriori sanzioni per la repressione delle proteste mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha definito i disordini una rivoluzione. Il sostegno al movimento di protesta sta arrivando da avvocati, studenti, medici, attori e atleti che cercano un nuovo ordine politico. Il famoso calciatore in pensione Ali Daei ha dichiarato su Instagram di aver rifiutato l'invito della FIFA a partecipare ai Mondiali in Qatar. "In questi giorni difficili in cui la maggior parte di noi non sta bene, ho dato una risposta negativa all'invito della FIFA e preferisco restare al fianco dei miei connazionali e condividere le mie condoglianze alle famiglie che hanno recentemente perso i loro cari", ha detto Daei.

Un video mostra persone che correvano lungo una strada nel quartiere occidentale di Shahrak Gharb a Teheran dopo che si erano sentiti diversi spari mentre in una metropolitana la folla grida "morte al dittatore", uno slogan riferito a Khamenei.

Nella città meridionale di Marvdasht, gli account dei social media hanno riferito che le forze di sicurezza hanno sparato gas lacrimogeni e pallottole per disperdere i manifestanti.  Nella città centrale di Isfahan, i lavoratori dell'acciaio si sono uniti allo sciopero. 

A Hormozgan -  dove gli studenti buttarono giù il muro divisorio di genere nella "cafeteria" dell’Università - i manifestanti hanno occupato le strade.

In quest'ultimo video un incendio appiccato all'edificio amministrativ del comune di Bukan, ovest Iran, da dove sarebbe stato cacciato il mullah rappresentate del governo centrale.

Come si desume dalla situazione si tratta di dinamiche in rapido sviluppo e le unità paramilitari del regime appaiono per lo più inferiori nei numeri rispetto ai manifestanti. Vi daremo conto di nuovi aggiornamenti.

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