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Domenica, 14 Aprile 2024
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"È come in guerra": l'Iran intensifica la repressione nella regione curda

Le proteste esplose in Iran dopo la morte di Mahsa Amini non accennano a fermarsi e coinvolge anche i lavoratori petrolchimici: come 40 anni fa

Le forze di sicurezza iraniane hanno intensificato la repressione delle proteste anti-governative in diverse città curde, come hanno mostrato post e video sui social media, insistendo sugli sforzi per sedare i disordini innescati dalla morte di Mahsa Amini, una ventiduenne della regione curda iraniana, deceduta il 16 settembre mentre veniva trattenuta per "abbigliamento inappropriato". Si tratta di uno dei momenti più bui della Repubblica islamica dalla rivoluzione del 1979.

Così come 40 anni fa le proteste di massa portarono alla rivoluzione islamica, oggi agli studenti universitari in protesta in dozzine di università si sono uniti in sciopero i lavoratori delle raffinerie di petrolio Abadan e Kangan e del Bushehr Petrochemical Project.

La tensione è particolarmente alta tra le autorità e la minoranza curda: il gruppo per i diritti umani Hengaw ha riferito di una massiccia presenza di forze armate di sicurezza nelle città curde di Sanandaj, Saqez e Divandareh. "Almeno cinque residenti curdi sono stati uccisi e oltre 150 feriti nelle proteste".  Le autorità iraniane hanno accusato della violenza una serie di nemici, inclusi dissidenti curdi iraniani armati, con le Guardie Rivoluzionarie che hanno attaccato più volte le loro basi nel vicino Iraq durante gli ultimi disordini.

Secondo gli ultimi dati almeno 185 persone, di cui 19 minorenni, avrebbero perso la vita dall'inizio dei disordini, centinaia sono state ferite e migliaia sono state arrestate dalle forze di sicurezza, mentre Teheran ha negato che siano stati usati proiettili veri.

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