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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
IRAQ / Iraq

Com'è cambiato l'Iraq a 10 anni dalla caduta di Saddam

Viaggio nella capitale irachena a 10 anni dall'invasione statunitense e dalla fine della dittatura di Saddam Hussein

Nel marzo 2003 la coalizione guidata dagli Usa invase l'Iraq. Il caposervizio esteri dell'Observer, Peter Beaumont, era lì e ha visitato a intervalli regolari da allora il paese. Un decennio dopo la caduta di Baghdad, torna e trova una città cambiata, e parla di nuovo ad alcuni degli iracheni che aveva incontrato una decina di anni fa. Per capire come le loro vite e il loro paese se la sono cavata nel dopo Saddam. E poi abbiamo fatto un salto (grazie al Telegraph) a Tikrit, l'ex roccaforte di Saddam, dove sono in tanti a rimpiangere il dittatore.

Qaislaz Zubaidi sta pranzando con la sua famiglia in un piacevole parco sulle rive del Tigri. Mi chiede di unirmi a lui e insieme guardiamo una coppia di canottieri della storica Unione Canoattaggio Irachena che si muove sulle acque marroni del fiume. Zubaidi, 47 anni, è un uomo di successo, o così sembra. Fa parte di una setta sciita. 10 anni fa era un ufficiale dell'esercito sconfitto di Saddam Hussein e la sua città si trovava sotto l'occupazione statunitense.

"Non mi sono arreso fino all'11 aprile, due giorni dopo la caduta di Baghdad", dice sorridendo. "Eravamo rimasti solo in quattro. La radio taceva. Non c'era comunicazione. Nessuno ci dava ordini. Ci siamo seduti e abbiamo deciso che le cose erano arrivate a un punto morto. Quindi abbiamo disertato. Non ho sentito sollievo né niente, ho solo pensato di essere negligente per aver abbandonato il mio posto. Poi sono tornato a casa, tra caos e saccheggi."

VIAGGIO A TIKRIT, LA ROCCAFORTE DI SADDAM

Zubaidi parla senza amarezza. Mi dice che è più felice in questi giorni e odia il suo passato nell'esercito. "Ai tempi di Saddam, lo Stato è intervenuto in ogni cosa. Abbiamo governato con pugno di ferro. In quei giorni, non potevo permettermi di comprare frutta e non avevo una macchina. Ora tutto è cambiato. Abbiamo la libertà. Possiamo comprare ciò che ci piace." "Ma - continua - non abbiamo stabilità. I politici si comportano grottescamente. Tramano alle spalle della gente per tornaconti personali e io li biasimo anche per l'instabilità settaria che abbiamo di nuovo nel paese."

Chiacchieriamo ancora un po'. E' solo dopo aver lasciato Zubaidi e la sua famiglia che ripenso al mio arrivo a Baghdad il giorno della caduta della città - il 9 aprile 2003. Ricordo che, anche se avevo visto molti soldati statunitensi e britannici durante i giorni della invasione guidata dagli Usa, quando sono arrivato nella capitale, i soldati iracheni come Zubaidi non c'erano più, le divise in mucchietti abbandonati agli angoli delle strade. Nella città meridionale di Bassora, che era caduta un paio di giorni prima, gli unici combattenti iracheni che ho incontrato erano i cadaveri al di fuori dell'università che i locali avevano coperto con dei tappeti. Mi ci sono voluti 10 anni per chiedere a un soldato iracheno che cosa provarono all'epoca della sconfitta.

Iraq 2003 - 2013, 10 anni dopo la guerra

Ho perso l'inizio dell'invasione dell'Iraq. Ero sul confine sbagliato al momento sbagliato, ma ho subito raggiunto la linea del fronte. Scrivendo per l'Observer, viaggiando in modo indipendente dalle forze d'invasione statunitensi e britanniche, mi sono trovato per caso a piedi proprio a Bassora il giorno in cui la città è stata conquistata dalle forze della coalizione. Ho seguito una colonna britannica di paracadutisti che avevo incontrato lungo la strada, in attesa di entrare in città. Viaggiavo con un paio di colleghi, abbiamo continuato a camminare anche quando i paracadutisti si sono fermati. Abbiamo raggiunto il fiume Shatt al-Arab . Sulle rive, abbiamo trovato una sfilata di figure inquietanti, statue di soldati, con le dita rivolte verso l'Iran.

Pochi giorni dopo, la sera della caduta di Baghdad, sono stato alla periferia della capitale irachena, guidando attraverso edifici in fiamme, carri armati americani e gruppi sparsi di paramilitari di Saddam - fedayin - e civili. Quella notte la passammo sotto la cupola blu del mausoleo costruito da Saddam appena un anno prima per commemorare Michel Aflaq, padre fondatore del partito Ba'ath. Siamo stati invitati a rimanere dalle truppe di occupazione della Divisione Fanteria degli Stati Uniti dopo un incidente imbarazzante in cui ci avevano quasi ucciso.

Per quattro anni ho continuato a tornare, per coprire le prime elezioni e poi la prima ondata di omicidi settari che è iniziata nei sobborghi di Baghdad. Con il tempo, il conflitto settario avrebbe spazzato tutto l'Iraq, l'inizio di un periodo che gli iracheni chiamano la guerra settaria, che ha visto opporsi le milizie sciite che si erano infiltrate nella polizia contro i loro rivali sunniti. Al-Qaeda è stata coinvolta, ha bombardato santuari sciiti e pellegrinaggi, distributori di carburante e matrimoni. In tre anni, dal 2005 al 2008, interi quartieri sono stati "ripuliti" e ci sono state decine di migliaia di morti.

2003: giù la statua di Saddam Hussein

I miei ultimi due viaggi, nel 2007, avevano lo scopo di raccontare il lavoro delle truppe statunitensi a Baghdad, quando il presidente Bush ha aumentato il numero delle truppe, nel tentativo di stabilizzare la città. Fu l'inizio della fine della tremenda stagione degli omicidi settari. Due volte mi sono trovato in convogli colpiti da bombe di militanti sunniti jihadisti. La prima volta, nella città di Baquba, quattro soldati iracheni sono stati uccisi. La seconda, sulla via del ritorno dalla città di Tal Afara, un'autobomba è stata fatta esplodere davanti al veicolo corazzato statunitense su cui viaggiavo. Sembrava il momento di prendersi una pausa.

La prima cosa che ho notato, in giro per Baghdad oggi, è che adesso ci sono venditori ambulanti con i loro barili di brace su cui preparano e vendono masguf - carpa alla griglia - su quasi tutti i marciapiedi. Dieci anni fa il piatto nazionale era disponibile solo nei ristoranti a Abu Nawas Street, un posto per la vecchia elite. Uno dei venditori mi spiega che la proliferazione degli stagni artificiali per l'allevamento di carpe ha fatto scendere il prezzo. Ciò che una volta era costoso, ora è alla portata di tutti.

Guidando in giro per città un pomeriggio, un amico iracheno mi indica un manifesto appeso a un palo della luce per le elezioni dei consigli provinciali in aprile. "Guarda quello," dice."C'è scritto 'la mia provincia prima '. In arabo, la parola per provincia è' muhafatha '." Lui ridacchia. "Se togli una lettera si legge 'il mio portafoglio prima'." Lo scherzo girà già su Facebook.

Più tardi, quando faccio visita all'attivista dei diritti umani Hanna Edwar, lei mi dice che, mentre il suo paese può ora avere l'aspetto della democrazia - elezioni, partiti politici - le cose nella realtà vanno diversamente. Il paese è afflitto dalla corruzione, dal nepotismo e da uno scarsissimo rispetto per lo stato di diritto. Il segno più visibile della corruzione che affligge Baghdad è lo stato dei marciapiedi. Su ogni blocco, è possibile trovare buchi in attesa di essere aggiustati da imprenditori che - così si racconta - corrompono i politici locali per i contratti quasi ogni anno.

Eppure la città è migliorata. La Baghdad che avevo lasciato cinque anni fa era un posto triste. Anche i brevi tragitti fuori dall'hotel Hamra, che sarebbe stato bombardato due volte e ora è quasi abbandonato, erano pericolosi. C'erano check point ovunque e milizie per le strade, ragazzi in moto che, quando vedevano uno straniero, chiedevano soldi.

In questi giorni Baghdad può essere definita una città vivace, i suoi parchi e i suoi ristoranti sono pieni di gente. Ci sono nuovi centri commerciali in costruzione. Si vedono Range Rover e auto sportive Lexus. Un giorno, ho visto un ciclista su una bicicletta Bianchi. Ma i tentacolari sobborghi come Ghazaliya, Dora e Saidiya sono pieni di rabbia e di tensione. I muri di cemento e i posti di blocco, costruiti durante l'occupazione americana al culmine della violenza settaria, restano in vigore. Ancora funzionano per controllare la popolazione, limitando l'accesso in alcuni quartieri.

E anche se le imprese private di sicurezza che sparavano colpi di avvertimento per decongestionare il traffico se ne sono andate, e i soldati americani non pattugliano più le strade, Humvee e blindati sono presenti a ogni angolo, ridipinti e presidiati da soldati e poliziotti iracheni. Ci sono ancora omicidi legati alla corruzione e alla politica quasi tutti i giorni - non sulla stessa scala dei tempi della guerra civile, ma è un costante "goccia a goccia".

Gli stessi alti muri di cemento di dieci anni fa, muri anti-esplosione, ancora circondano la Green Zone, la zona centrale della città denominata così dai funzionari degli Stati Uniti, dove ci sono i palazzi governativi e le ambasciate straniere. In alcuni punti i muri della Green Zone sono stati dipinti, ma questo non cambia quello che sono: mura costruite per proteggere gli edifici dalle bombe che ancora li prendono di mira di tanto in tanto. Vado alla ricerca di persone che ho incontrato durante i miei soggiorni precedenti a Baghdad. E non trovo una singola persona che non sia rimasta traumatizzata dall'ultimo decennio. Fonte: The Guardian

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