Domenica, 19 Settembre 2021
IRAQ

Iraq, le bombe Usa non fermano i terroristi: "Libereremo la Turchia"

Continuano i raid aerei dell'esercito americano contro i jihadisti dell'autoproclamato stato islamico. Ma i combattenti dell'Isis non si fermano: "Libereremo Istanbul"

Teheran, manifestazione contro Isis

ROMA - Neanche le bombe degli Stati Uniti sembrano spaventarli. Anzi. L'Isis, lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante, alza il tiro. I jihadisti dell'autoproclamato califfato islamico, infatti, dopo aver conquistato parte dell'Iraq e della Siria, guardano adesso alla Turchia. "Libereremo Istanbul", ha dichiarato un portavoce del gruppo armato, accusando Ankara di avere ridotto alla diga Ataturk il flusso del fiume Eufrate che poi entra in Iraq e attraversa la zona attorno a Raqqa, proclamata "capitale dello Stato islamico".

Stato islamico nel quale, per le minoranze etniche e religiose, la vita è sempre più drammatica. Dopo il rapimento di centinaia di donne, "usate per soddisfare gli istinti animali dei jihadisti", i combattenti dell'Isis minacciano ora di giustiziare circa quattromila yazidi residenti a sud della città irachena di Sinjar se non si convertiranno all'Islam. A minacciarlo è stato un attivista yazidi, Ali Sanjari, parlando con un sito di notizie curdo. L'uomo ha sottolineato che i suoi correligionari, seguaci di una fede pre-islamica e considerati miscredenti dai fondamentalisti dello Stato islamico, sono bloccati dai miliziani nei villaggi di Haju e Hatemiya.

Intanto continuano i raid mirati dell'esercito americano, con l'obiettivo di distruggere le roccaforti dell'Isis e di fermare la loro avanzata. "Non permetterò che gli Stati Uniti siano trascinati in un'altra guerra in Iraq. Ma, se necessario, vi saranno altri raid aerei", ha annunciato il presidente Usa, Barack Obama, nel suo discorso settimanale. "Aiuteremo a prevenire che questi terroristi abbiano un paradiso permanente da cui attaccare l'America. Gli Stati Uniti - ha continuato - non possono e non devono intervenire ogni volta che c'è una crisi. Ma quando c'è una situazione come quelle sul monte Sinjar, quando innocenti si trovano ad affrontare un massacro e quando noi abbiamo la possibilità di prevenirlo, gli Stati Uniti non possono guardare da un'altra parte".

"I raid in Iraq hanno avuto successo: hanno distrutto armi e attrezzature dell'Isis - ha informato il presidente americano - Non sappiamo quanto durerà ancora l'operazione. Dobbiamo riuscire a impedire ai terroristi di salire sulle montagne e massacrare le comunità civili che ci vivono", ha aggiunto, sottolineando che l'avanzata dei jihadisti è più rapida di quanto si pensasse. Escluso qualsiasi dialogo con l'Isis: "Non possiamo considerarli interlocutori".

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