Venerdì, 24 Settembre 2021
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L'Isis minaccia gli Stati Uniti: "Brucerete come l'11 settembre"

Il califfato islamico passa al contrattacco dopo le sconfitte militari degli ultimi giorni: sui social network è stata annunciata la volontà di "bruciare l'America in un nuovo 11 settembre"

ROMA - L'Isis torna a spargere orrore e terrore. Ed è inquietante la minaccia che il sedicente Stato Islamico ha lanciato all'Occidente con un hashtag - #WewillBurnUSAgain, bruceremo ancora l'America - che sta spopolando sui social e con un video pubblicato su YouTube in cui si parla di un nuovo e imminente 11 settembre. "L'America pensa di essere al sicuro grazie alla sua collocazione geografica", dice la voce narrante nel filmato che dura circa dieci minuti. "Loro hanno invaso le terre dei musulmani e vedrete l'esercito della Jihad nelle loro terre".

Come riferisce Rita Katz, direttrice del sito che monitora i movimenti jihadisti, sotto scorrono le immagini di New York e dei simboli degli Stati uniti intervallati dalla decapitazione degli ostaggi americani. "Oggi nessun americano nel mondo è al sicuro", continua la voce in arabo ricordando l'attacco alle Torri gemelle.

ANCORA DECAPITAZIONI - Oltre alla guerra "di propaganda", i seguaci del Califfo Al Baghdadi passano al contrattacco dopo le sconfitte militari degli ultimi giorni. La feroce controffensiva su Ramadi, la capitale della provincia irachena di Anbar, è culminata con la decapitazione di venticinque persone. L'assalto contro Ramadi è stato preceduto dall'esplosione di almeno un'autobomba e da un attacco kamikaze: nel sobborgo di Albu Faraj, i jihadisti hanno preso di mira le centinaia di famiglie che si davano alla fuga piazzando dell'esplosivo sul ponte che porta verso Ramadi. Nella zona, ora controllata dall'Isis, sono state decapitate almeno venticinque persone, trentasette secondo altre fonti.

LA SITUAZIONE IN IRAQ - Secondo quanto riferito dai media arabi, i membri dell'omonima tribù del sobborgo si erano rifiutati di consegnare le loro armi e di unirsi ai jihadisti in vista della battaglia contro le forze governative di Baghdad. Il premier iracheno Haidar al Abadi ha infatti annunciato che dopo "la liberazione di Tikrit" l'offensiva anti-Isis si sarebbe rivolta proprio verso la regione di al Anbar. E non più verso Mosul, autoproclamata capitale dello Stato islamico nel nord del Paese. A Falluja è stata pubblicata e annunciata nelle moschee una lista di cento persone da uccidere "perché non hanno giurato fedeltà" al Califfato. La città è circondata dalle forze irachene e dagli alleati sciiti che si preparano a riconquistarla. A sud della 'capitale' Mosul, i jihadisti hanno invece ucciso a sangue freddo con colpi di arma da fuoco alla testa una decina di "medici che si erano rifiutati di prestare cure ai miliziani feriti". La strage è stata ripresa in un video diffuso dai canali satellitari iracheni. 

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