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Mercoledì, 24 Aprile 2024
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Isis: gli attentati e le vittime da quando esiste il Califfato

Dalla proclamazione del Califfato nel 2014 l'Isis ha realizzato oltre ottanta attentati in venti diversi paesi, per un totale di più di mille e seicento vittime, per la maggior parte musulmani. Il "giorno del martire" è venerdì, quando i fedeli affollano le moschee

Gli attentati di Parigi per il Califfato sono stati una prova di forza, utile a convincere anche il "pubblico" europeo. Così anche in Ue si è compreso che lo Stato islamico è un'organizzazione terroristica capillare, quella che negli ultimi anni ha fatto più vittime. Le Monde ricostruisce il drammatico bilancio degli "attacchi agli infedeli" dal momento della sua proclamazione, avvenuta nel giugno del 2015

GLI ATTACCHI - Per il il quotidiano francese da quel momento a oggi sono stati organizzati nel mondo 83 azioni, tra attacchi ed esecuzioni di ostaggi nel nome del Califfo. Dalla Siria e dall'Iraq, in poco tempo l'Isis ha ampliato il proprio campo di battaglia, riuscendo a colpire tutti i continenti con metodologie diverse. 

LE VITTIME - Genocidi, assedi, attentati: in tutto dal giugno 2014 lo Stato islamico e i gruppi terroristi affiliati hanno ucciso più di mille e seicento persone. Il paese più colpito del Vecchio continente è la Francia, con 136 vittime. Ma in Egitto per mano dell'Isis sono morte ben 289 persone, 271 in Nigeria e 250 nello Yemen. 

Tutte le vittime del "boia dell'Isis"

In tutto le esecuzioni di ostaggi sono state 600, documentate da video e foto diffusi sul web: così l'Isis è diventata l'organizzazione terroristica più pubblicizzata in Occidente. Ma in realtà il suo affialiato africano, Boko Haram, è molto più sanguinario: i loro attacchi vengono pianificati per fare il maggior numero di vittime possibili. Di solito gli obiettivi sono mercati, moschee e luoghi pubblici in orari di punta. Per non parlare della terribile pratica delle "bambine kamikaze"

Su 20 attacchi contro luoghi sacri, sono state prese di mira solo una sinagoga (a Copenaghen) e una chiesa (a Villejuif, dove l'attacco è stato sventato). Negli altri 18 casi l'obiettivo erano le moschee (principalmente in Nigeria, Camerun, Arabia Saudita e Yemen). La maggior parte delle vittime è di religione musulmana: i miliziani hanno intrapreso un'operazione di "pulizia religiosa" prendendo di mira sauditi e sciiti in Medio Oriente e in Africa occidentale. 

Le foto dell'orrore, così l'Isis punisce i suoi nemici

LE CITTÀ PIÙ COLPITE - La città che è stata più volte teatro di attentati è Maiduguri in Nigeria, capitale dello stato federale del Borno. Qui Boko Haram ha colpito otto volte. Lo stesso numero di attentati si sono svolti a Raqqa, cittadina siriana quartier generale dall'Isis. Sana'a, capitale dello Yemen, è stata sotto attacco ben sei volte ma solo da parte dei jihadisti. La segue Riyad, capitale dell'Arabia Saudita, con quattro attentati nell'ultimo anno e mezzo. A Tunisi, Il Cairo, Sinai e Fotokol (Camerun) gli attentati sono stati tre. 

Parigi invece è la città europea più colpita, con gli attacchi alla redazione di Charlie Hedbo e quelli del 13 novembre. Recentemente i servizi segreti hanno scoperto che Abdelhamid Abaaoud, mente degli attentati di quella notte, aveva in programma per il 18 o il 19 novembre un attacco kamikaze nella zona della Defanse.

Fiori e telecamere dopo l'inferno al Bataclan

IN TUTTI I CONTINENTI - L'unica area geografica che ancora Isis non ha colpito è l'America del Sud. Nel resto del mondo i suoi simpatizzanti, affiliati o  le cellule hanno ucciso nel nome del Califfo. Tuttavia sono i paesi del Medio Oriente e quelli africani i più colpiti. In Nigeria gli attacchi sono stati 13 e nonostante la comunità internazionale sospetti che dai Paesi del Golfo arrivino diversi finanziamenti ai miliziani, l'Arabia Saudita è stata teatro di ben 10 attacchi. 

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LA TATTICA DEL CALIFFO - Non è sempre facile ricollegare gli attacchi all'organizzazione terroristica, a meno che non ci sia una chiara rivendicazione. Ma solitamente per questo si utilizzano video e comunicati sul web, di cui spesso non è possibile verificarne l'affidabilità nell'immediato. Questa sembra essere una strategia voluta da Abu Bakr al-Baghdadi: lui stesso ha esortato individui singoli a dare vita ad attacchi contro "gli infedeli". Infatti non mancano i mitomani come Haron Monis, l'autore della presa di ostaggi a Sydney nel dicembre 2014.

Ci sono però degli attacchi che il Califfo ha "benedetto" messi in piedi da miliziani addestrati: a Parigi ma anche a Tunisi, diversi attacchi in Libia e gli omicidi in Bangladesh. 

L'ultima frontiera della propaganda Isis

VENERDì, IL GIORNO DEL MARTIRE - Se inizialmente per "terrorizzare gli infedeli" i miliziani rapivano e decapitavano alcune persone prese in ostaggio, nel 2015 i rapimenti sono diminuiti e sono tornati gli attacchi suicidi. La maggior parte sono stati organizzati di venerdì, giorno della settimana che l'Islam tradizionalmente dedica alla preghiera. Questo perché il primo obiettivo rimangono i musulmani: ogni venerdì i fedeli sauditi e sciiti affollano le moschee e questo garantisce un maggior numero di vittime. 

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