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Venerdì, 19 Aprile 2024
Integralismo islamico

Isis, nel Califfato del terrore: come e dove vivono i jihadisti

Il Califfato del terrore che vuole conquistare l'Occidente è grande quasi come l'Italia. Come sono organizzati e dove vivono i jihadisti che spaventano il mondo

ROMA - Da quando Abu Bakr al-Baghdadi ha autoproclamato il Califfato islamico, lo Stato che vuole conquistare l'Occidente e Roma - fulcro della cristianità - ha conquistato un territorio di circa 270mila chilometri quadrati e ha una popolazione di undici milioni di abitanti. Il Califfato islamico occupa già un'area grande quanto quasi l'intera l'Italia, ad eccezione delle isole. Si tratta di un vero e proprio Stato, guidato da un 'Califfo' carismatico alla guida di un governo con tanto di uffici, burocrazia e ministeri: da quello della Guerra all'Istruzione, Informazione, Giustizia fino a un dicastero dell'Economia e una sua legge finanziaria. 

Nell'aprile 2013, all'annuncio della sua proclamazione il Califfato si presentò con il nome di Stato Islamico dell'Iraq e del Levante. Il fatto di includere la regione del Levante, cioè l'area del Mediterraneo orientale (Siria, Giordania, Palestina, Libano, Israele e Cipro), indicava i propositi di espansione, ma non spiegava del tutto gli obiettivi finali. Gli accadimenti successivi hanno spiegato meglio gli obiettivi estremamente ambiziosi dell'Isis: al di là della propaganda ossessiva sulla conquista di Roma, tra i territori su cui l'Isis ambisce a imporre il suo controllo ci sono sicuramente Libia, Libano e Yemen. 

IL TERRITORIO DEL CALIFFATO - Askanews ha raccolto diverse informazioni e ha stilato un elenco delle caratteristiche del primo Stato islamico, a partire dal territorio e dalla popolazione. Lo Stato islamico di Iraq e Levante si estende da est di Aleppo in Siria fino a Fallujah, a 60 chilometri a est della capitale irachena Baghdad. Un territorio con una continuità geografica, anche se dai confini variabili, con circa 270 mila chilometri quadrati: 100mila in Siria e 170mila in Iraq. Insomma, quasi la metà dell'intera superficie della Siria e oltre il 40% di quella irachena. Da notare che lo Stato Islamico è 12 volte più esteso dello Stato d'Israele. Lo Stato Islamico non crede agli accordi di 'Sykes-Picot', con cui nel 1916 Regno Unito e Francia si divisero le sfere di influenza in Medio Oriente dopo la sconfitta dell'Impero Ottomano, con l'Iraq ad amministrazione britannica e Siria sotto dominio francese. Nell'agosto 2014, con la massima espansione territoriale del Califfato, gli uomini di Abu Omar al Baghdadi hanno infatti abbattuto fisicamente le barriere di confine e ora il passaggio tra Siria e Iraq è libero e avviene senza passaporti o visti. Negli ultimi mesi l'Isis ha perso il controllo su alcuni territori come la provincia di Diyala e alcune località della provincia di al Anbar. Tuttavia l'Isis controlla ancora totalmente o in parte sette province: Al Anbar, Salhuddine, Ninive in Iraq, per un totale di abitanti stimata in 8 milioni di persone; Hama, Aleppo, Hassakè, Raqqa e Dier al Zour in Siria, con una popolazione di circa 3 milioni di abitanti, per un totale di 11 milioni di persone, tre di più degli abitanti di Israele.

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L'ECONOMIA DEL CALIFFATO - Come ogni Stato, anche il Califfato ha una sua amministrazione che si preoccupa di garantire i servizi pubblici alla popolazione. In particolare, in una grande città come Mosul, agli impiegati pubblici rimasti nel capoluogo, l'Isis ha garantito il 60% degli stipendi che percepivano dallo Stato iracheno. Comune, ospedali e servizi come acqua potabile ed elettricità non hanno mai cessato di funzionare. Il paradosso, è che 'la fornitura di elettricità e di acqua sono garantiti dalle forze curde che controllano la grande diga di Mosul', come assicura ad Askanews l'ambasciatore iracheno a Roma Sywan Barzani, il quale spiega che 'non si può lasciare morire due milioni di persone che vivono in città'. Economicamente i jihadisti sembrano poter contare su risorse notevoli: ingenti somme ricavate dalle vendite del petrolio dei giacimenti di greggio sotto il loro controllo; la razzia e la vendita di antichità, la valuta delle filiali della banca centrale irachena nelle città capoluogo espugnate come a Mosul e Tikrit e le tasse imposte alle popolazioni sottomesse.

L'Isis ha anche la sua legge finanziaria. Stando alle cifre fornite Abu Saad Al Ansari, un religioso di Mosul al quotidiano del Qatar Al Arabi, l'organizzazione prevede per il 2015 entrate per oltre due miliardi di dollari, con un avanzo netto di circa 250 milioni di dollari, destinato a sostenere lo sforzo bellico. La prima banca del Califfato ha aperto i battenti a Mosul col nome di 'Islamic Bank'. Oltre a permettere l'apertura di conti e a sostituire le banconote danneggiate, la banca dovrebbe garantire, a breve, anche l'emissione di prestiti senza interessi, severamente vietati dalla legge islamica. Per quel che riguarda le tasse, 'Isis ha organizzato un regolare sistema di raccolta di tributi da commercianti, agricoltori artigiani e imprese. Infine, il Califfato ha annunciato l'adozione di una nuova valuta: il 'Dinar' che 'prenderà le distanze dal tirannico sistema monetario sinora imposto sui musulmani', causa principale della loro 'schiavitù ed impoverimento'.

INTERNET E SOCIAL NETWORK - Come racconta Askanews, Internet è uno dei campi di battaglia fondamentali del Califfato che alle pratiche medioevali delle teste mozzate, affianca un sapiente uso della comunicazione con tanto di rivista ufficiale, radio e persino il progetto di una televisione. I social media sono il principale veicolo d'informazione dello Stato: basta guardare i profili Facebook, Instagram e Twitter dei combattenti della jihad per comprenderne l'efficacia. Ma i social più usati per il reclutamento alla guerra Santa sono Kick e Ask.fm, applicazioni che consentono di scambiarsi messaggi in forma anonima. Per le comunicazioni vocali invece vengono preferiti Skype e Viber. Strumento di questa strategia è anche un'app in lingua araba per Twitter, denominata 'Dawn' utilizzabile sul web o sui dispositivi mobili che impiegano il sistema operativo Android. L'app posta i tweet di Isis sull'account degli utenti e rilancia proclami e video propagandistici. L'app ha cominciato a diffondersi in aprile, ma è stato solo con la recente offensiva dell'Isil contro Mosul che si è avuto un autentico boom, raggiungendo picchi di 40mila Tweet in un giorno.

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'Grazie ad Allah esistono Facebook e Twitter', avevano postato alcuni islamisti per celebrare la loro liberazione dai mezzi d'informazioni ufficiali come la stessa tv satellitare al Jazeera, che comunque non ha mai lesinato informazioni, interviste e reportage sulla galassia jihadista. In rete circola anche un rivista in Pdf molto curata nell'aspetto e nella grafica, destinata probabilmente alla stampa per raggiungere anche chi non è connesso. 'Dabiq' (dal nome di una cittadina della Siria dove secondo il Corano dovrebbe svolgersi la battaglia finale dell'Islam), è la rivista ufficiale, il primo numero della quale è uscito in rete con il titolo 'The return of Khilafah' (Il ritorno del Califfato). La tv dello Stato islamico è stata annunciata a gennaio: dovrebbe trasmettere 24 ore su 24, e si affiancherà alla radio 'Al Bayan' già avviata da qualche tempo. Inoltre a Raqqa, capitale dell'Isis in Siria, sono stati aperti dei veri e propri info point dove ci si può rivolgere per avere informazioni sul Califfato.

SICUREZZA E GIUSTIZIA - Per quanto riguarda la sicurezza interna, c'è un organo di polizia, un servizio d'intelligence, permessi di soggiorno per i 'migranti' (Combattenti stranieri), targhe dello Stato islamico gestiti da governanti in ciascuno delle 27 città controllate dallo 'Stato'. La polizia si chiama 'al Husbh' e ha pattuglie anche femminili: vestiti in nero girano in auto con la scritta 'Polizia islamica dello Stato Islamico' . Hanno il compito di 'far rispettare la Sharia, mantenere l'ordine e arrestare i colpevoli e i corrotti' compresi i dissidenti. Attivo anche il servizio di intelligence che lo scorso dicembre ha smantellato a Raqqa un 'cellula eversiva' di 'falchi' della stessa organizzazione che progettava un golpe perchè riteneva il Califfo al Baghdadi 'un blasfemo che governa un popolo di blasfemi. L'annuncio è stato fatto dall'Isis, in un video: la cellula 'golpista' era composta da 'quattro elementi che parlavano turco e volevano rovesciare al Baghdadi perché 'incassa tasse da un popolo blasfemo e quindi e' un blasfemo lui stesso' e quindi non seguirebbe i dettami dell'Islam puro.

L'ISTRUZIONE - Gli studenti del Califfato sono sottoposti a una rigida segregazione sessuale e i programmi di scuole e università sono riscritti in base alla Sharia. In una circolare distribuita all'inizio dell'anno scolastico sono state messe al bando discipline come: arte, musica, filosofia, sociologia e psicologia. Fuori legge, non solo insegnamenti sulle altre religioni, ma anche ogni riferimento di carattere patriottico o nazionalista. Agli studenti è imposto di dimenticare Siria e Iraq e di riconoscere il solo Stato islamico. Lo scorso 6 gennaio il Califfato ha annunciato l'inaugurazione, a Raqqa, di una facoltà di medicina per la durata di soli tre anni. Ciò fa sospettare che gli uomini del Califfato abbiano bisogno di dottori e infermieri. Secondo l'emittente al Arabiya a questa scuola di medicina possono essere ammessi anche coloro che non hanno perseguito la maturità purchè sostengano un esame di ammissione; in secondo luogo, e questa è un'autentica novità per lo Stato islamico, alla facoltà potranno essere iscritti sia maschi che femmine.

In tutte le città controllate dall'Isis esiste un tribunale della Sharia. La 'giustizia' del Califfato è differenziata secondo 'i reati': lapidazione per adultere e prostitute; omosessuali gettati giù da una torre; crocefissione o fucilazione per i ladri; fustigazioni per i fumatori di sigarette o di tabacco con il narghilè. Tutte le pene sono comminate nelle piazze pubbliche. Le esecuzioni avvengono spesso alla presenza del giudice che legge la sua sentenza attraverso un altoparlante.

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