Mercoledì, 4 Agosto 2021
Isis / Siria

L'Isis fa strage a Palmira: "Uccisi 400 civili, molti donne e bambini"

Sarebbero 400 i civili sterminati dai miliziani jihadisti. Diffusi in rete video e foto di esecuzioni e uccisioni. Il ministro della Difesa Pinotti: "Se ci sarà bisogno di dare ancora una mano, ancora più forte, siamo pronti a deciderlo assieme al Parlamento"

Ancora l’Isis, ancora una strage degli innocenti. A Palmira, i miliziani dello Stato Islamico hanno sterminato almeno 400 civili, per la maggior parte donne e bambini. A riportarlo è la tv statale siriana, dal sito dell’agenzia Reuters. Nella città conquistata dai miliziani dell’Isis, centinaia di cadaveri sono disseminati per le strade, come hanno denunciato le organizzazioni per i diritti umani. “I terroristi hanno mutilato i loro corpi, con il pretesto che collaborassero con il governo e non seguissero gli ordini”, ha aggiunto l’agenzia di stampa locale Sana. Il governatore della provincia di Homs, Tatal Barazi, ha parlato di “eccidi di massa” a Palmira.

Sulla questione è intervenuta anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti, a margine delle celebrazioni per l'entrata in Italia della Grande Guerra. “L'Italia non si è tirata indietro sin dall'inizio e, se ci sarà bisogno di dare ancora una mano, ancora più forte, siamo pronti a deciderlo assieme al Parlamento”, ha detto il ministro.

Intanto è stato diffuso un nuovo, atroce video, ripreso da diversi media internazionali dopo essere stato condiviso sul web dagli attivisti del gruppo “Syria in being slaughtered silently”, nel quale si vede un prigioniero legato a un palo e ucciso con un lanciagranate e successivamente i terroristi che esultano gridando “Allah è grande” e prendono a calci il suo cadavere.

L’Isis ha lanciato una nuova provocazione contro gli Stati Uniti. Dalla rivista Dabiq, è partito un attacco contro la first lady Michelle Obama, per la quale viene addirittura stabilito un prezzo: “neanche un terzo di dinaro”. L’articolo, intitolato “Ragazze schiave o prostitute” è firmato dalla “sposa della Jihad” Umm Sumayyah Al-Muhajirah, che difende il rapimento di giovani ragazze, sfruttate poi dai miliziani come schiave del sesso. 

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