Giovedì, 5 Agosto 2021
Mondo Libia

"Isis minaccia reale, l'Italia deve difendersi"

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in un'informativa al Senato: "Non daremo vita ad avventure inutili e pericolose per la nostra sicurezza nazionale". L'Italia "si muoverà secondo i dettami della Costituzione". In pratica, sarà una guerra chiamata con un altro nome

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ROMA - "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino". Non lo ha citato per intero, ma il senso del discorso di Paolo Gentiloni in un'informativa al Senato sulla Libia è questo. L'Italia non interverrà in "avventure inutili e pericolose per la nostra sicurezza nazionale", ma lo farà "per difendersi come prevede l'articolo 52 della Costituzione". 

LA GUERRA - Nessuna guerra in Libia, quindi. Ma solo perché il termine guerra non si può pronunciare. E allora, contro il pericolo "sempre più presente" di un "macabro franchising di Daesh" in giro per il mondo "l'Italia deve difendersi. E si difenderà". E allora sarà guerra. Basta non nominarla. I numeri parlano chiaro: "I combattenti dello Stato islamico in Libia, oggi, sono circa 5mila". E costituiscono "una minaccia reale dalla quale dobbiamo difenderci". Il rischio è il consolidarsi del Daesh in Libia visto l'alto numero di miliziani concentrati nell'area di Sirte "ma capaci di compiere incursioni pericolose anche nell'area di Raf Lanuf e nel Nordovest della Libia".

IL CONFLITTO - Le parole hanno un peso. E quindi per Gentiloni "gli interventi militari non sono la soluzione per la stabilizzazione della Libia", anzi, "possono talvolta aggravare il problema". Ed eccoci alla frase clou, quella che vuol dire tutto e niente: "Il governo italiano non è sensibile al rullar di tamburi e non si farà influenzare da giornate interventiste" ma "si difenderà dalla minaccia terroristica con azioni proporzionate".

E ALLORA CHE SIA "INTELLIGENCE" - Quindi? I militari italiani andranno in Libia, ma non per fare la guerra. Ci andranno per "operazioni di intelligence" che "possono richiedere condizioni di sicurezza garantite da unità militari". E "se tali operazioni ci saranno, il Parlamento sarà informato tramite il Copasir".

Il contrasto al terrorismo deve basarsi su uno straordinario impegno informativo, su azioni circoscritte, risposte proporzionate alla minaccia effettiva e concordate con gli alleati. Ma non è dal contrasto al terrorismo che possiamo attenderci la stabilizzazione della Libia.

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