Mercoledì, 16 Giugno 2021
TERRORISMO / Russia

Allarme a Mosca: con l'Isis 5mila foreign fighters russi

I reclutatori ceceni assoldano combattenti per il Califfato nelle ex repubbliche sovietiche. Secondo un rapporto, "in Russia gli immigrati sono lasciati ai margini della società, guadagnano poco e spesso in modo illegale e trovano conforto e motivazione nella religione"

Il Califfato nero dell’Isis rastrella combattenti anche nelle Repubbliche ex sovietiche e Mosca suona l’allarme sugli ormai cinquemila foreign fighters.

A puntare i riflettori sul fenomeno è stato il Centro Antiterrorismo della Comunità degli stati indipendenti. Ora l’attenzione delle autorità è concentrata anche sui confini della comunità che raggruppa dieci repubbliche ex sovietiche, in particolare l'area del Tagikistan, del Kazakistan e dell'Uzebkistan, dove i reclutatori ceceni dell'Isis sono al lavoro per rimpinguare le fila dei combattenti in Siria e in Iraq.

AUTORITA' RUSSE IN ALLARME - "Secondo i servizi di sicurezza circa duemila cittadini con passaporto russo stanno combattendo per l'Isis. Per alcuni esperti il numero potrebbe avvicinarsi a cinquemila", ha detto il capo del Centro antiterrorismo, Andrei Novikov, all’agenzia russa Interfax -. Alcune cifre sono state confermate con prove documentali, altre invece sono ancora al vaglio dell'intelligence dei Paesi Csi (Armenia Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia Russia, Tagikistan, Uzbekistan). "Dobbiamo utilizzare i nostri agenti e i nostri mezzi di controllo", ha spiegato ancora Novikov sottolineando che il lavoro di intelligence sta riguardando tutti i Paesi della Comunità. Le autorità russe sono particolarmente preoccupate per quanto riguarda gli immigrati tagichi e uzbeki che si trovano sul territorio russo e sono facile preda dei reclutatori ceceni che lavorano per l'Isis.

L'ISIS RECLUTA COSI' I FOREIGN FIGHTERS - Dai dati di un recente rapporto dell'International Crisis Group emerge come negli ultimi tre anni tra le 2mila e 4mila persone si sono spostate dal Tagikistan alla Siria e il Movimento islamico dell'Uzbekistan potrebbe unirsi al Califfato. "L'Isis cerca insegnanti, infermiere, ingegneri, non soltanto combattenti", chiarisce il report, che poi spiega: "In Russia gli immigrati sono lasciati ai margini della società, guadagnano poco e spesso in modo illegale e trovano conforto e motivazione nella religione”. Lo Stato Islamico, aggiunge il report, paga anche il viaggio per raggiungere Aleppo in molti casi. Un recente reportage del quotidiano britannico Guardian mostrava che per molti immigrati con passaporto russo il Califfato è la speranza di una nuova vita. Nell’articolo si raccontava la storia di una ragazza tagica e della sua famiglia che aveva ricevuto 30mila dollari per raggiungere Aleppo, dove era stata messa disposizione una casa con ogni comfort e un lavoro da ispettore per il marito.

I NUMERI DEL FENOMENO - Già a dicembre del 2013 l'ambasciatore siriano a Mosca aveva diffuso alcuni dati preoccupanti sul fenomeno, parlando di 1.700 ceceni al soldo dell'Isis. Il primo vicedirettore dei Servizi di sicurezza russi Sergei Smirnov aveva presentato ad aprile alcuni dati secondo cui 1.700 russi combattevano per il Califfato e altri 300 combattenti provenivano dal Tagikistan. Il database del Centro Antiterrorismo Cis ha informazioni confermate a proposito di cittadini direttamente coinvolti negli scontri in Siria e in Iraq nelle file dell'Isis: "Ci sono 567 persone, oltre a quelle provenienti dalla Russia, sulla lista. E secondo le informazioni disponibili 61 sono rimaste uccise nelle ostilità", ha aggiunto Novikov. A preoccupare il Centro non è soltanto il lavoro di reclutamento di emissari ceceni dell'Isis nel Volga e nella stessa Mosca, ma l'impatto di questa nuova ondata di entusiasmo verso il terrorismo nei Paesi Csi.

"La minaccia dell'espansione dell'Isis si sta avvicinando ai confini meridionali della Csi e sono stati registrati scontri alla frontiera sud del Turkmenistan e nel Gorno-Badakhshan. I nostri analisti ritengono che l'addensarsi di forze antiterroristiche ai confini esterni dei Paesi Cis insieme alla volontà di attaccare questi Paesi possa complicare la situazione interna dei Paesi membri".

LA STRATEGIA - Per evitare che le zone centroasiatiche e delle repubbliche ex sovietiche diventino territorio di pesca per il Califfato, ha spiegato Novikov, la Russia e gli alleati della Csi stanno lavorando insieme rinforzando la frontiera meridionale. "Le organizzazioni terroristiche internazionali, che si sono modernizzate sul modello mercenario, si pongono come obiettivo di medio termine un cambiamento del modello amministrativo dell'intera regione, la frammentazione degli stati esistenti e la creazione di nuovi". Le previsioni fatte in tal senso a proposito dell'Isis e dei metodi di reclutamento, appena un anno fa "si stanno sfortunatamente verificando tutte", ha concluso.

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