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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Mali / Mali

Mali, l'Italia pronta ad entrare in guerra

Al fianco della Francia pronta anche la Germania. Istruttori e supporto logistico: questa la missione italiana nel quadro delle risoluzioni Onu. Una ventina gli addestratori pronti a partire. Possibile anche l'invio di Predator di stanza a Gioia del Colle.

L'Italia si avvicina alla guerra in Mali. Roma ha infatti offerto sostegno logistico alle truppe francesi che da alcuni giorni sono intervenute nel paese africano per arginare l'offensiva islamista.

La conferma arriva direttamente dal ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, che a Roma ha incontrato il capo del Pentagono Leon Panetta: "Italia e Stati Uniti hanno espresso supporto per l'azione della Francia contro l'avanzata dei jihadisti verso il sud del Mali. Dopo il Consiglio Affari Esteri di domani a Bruxelles si avrà un'idea più chiara dell'azione dell'Ue e di quale assistenza potrà essere fornita sulla base delle richieste dei francesi".

GERMANIA. Anche la Germania ha annunciato disponibilità ad un supporto logistico. Berlino metterà a disposizione della missione militare in Mali della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentali (Ecowas) due aerei da trasporto.

LA SITUAZIONE. Se non ci sarà "un aiuto immediato", il governo del Mali "crollerà" sotto i colpi dei ribelli islamici armati perché la situazione nel paese è "precipitata" improvvisamente e la missione francese sta solo rallentando il collasso definitivo di Bamako. Di fronte a questa prospettiva, il Consiglio Affari Esteri si riunirà domani in seduta straordinaria a Bruxelles per "accelerare" il dispiegamernto della missione Ue di addestramento delle forze di sicurezza maliane.

LA MISSIONE ITALIANA. L'Italia farà la sua parte, inviando una ventina di uomini, sui 250 complessivi. Il governo italiano, in particolare, intende muoversi secondo "tre linee" guida, ha spiegato il titolare della Farnesina Giulio Terzi: sul piano politico, l'Italia intende ribadire il "pieno sostegno" all'operazione francese in corso, "nel quadro della risoluzione 2085 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu"; in secondo luogo, Roma offrirà "un concreto sostegno logistico all'intervento, soprattutto a quei paesi africani che hanno difficoltà a trasferire truppe sul terreno"; in ultimo, il ministro Terzi sosterrà domani "l'assoluta urgenza del dispiegamento di 250 formatori europei".

Da questo punto di vista, l'impegno italiano dovrebbe limitarsi all'invio di una ventina di addestratori. Non è escluso, però, che il Consiglio Affari Esteri di domani possa anche decidere di rafforzare numericamente la missione. A quel punto, ha spiegato oggi il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, "bisognerà fare ricorso a un emendamento al decreto missioni o a un decreto ad hoc".

PRONTA LA BASE DI TRAPANI. D'altra parte, l'Italia è pronta a garantire pieno sostegno logistico alla missione francese, con l'invio di aerei da trasporto truppe C-130 e "la possibilità di rifornimenti in volo, qualora fosse richiesto". Alcune fonti contattate da Tmnews, hanno riferito anche della possibilità di mettere a disposizione alcune basi aeree, in particolare quella siciliana di Trapani.

HOLLANDE. Il presidente francese Francois Hollande ha richiesto all'Italia l'invio di droni per attività di sorveglianza ed intelligence. Secondo quanto appreso da Tmnews, nessuna risposta è giunta ancora da Roma, che eventualmente potrebbe muovere i suoi Predator di stanza alla base militare pugliese di Gioia del Colle. Con ogni probabilità, dell'argomento discuteranno domani a Bruxelles alcuni funzionari dei ministeri della Difesa dei due paesi, che dovrebbero partecipare a una sessione di lavori parallela al Consiglio Affari Esteri. Per il momento otto paesi della regione stanno già fornendo assistenza a Bamako, sul piano bilaterale, in modo da creare il quadro per il dispiegamento della forza internazionale, per la maggior parte africana.

MALI. Intanto si fa sempre più pressante l'emergenza umanitaria nel paese: 19 milioni di persone sono a rischio alimentare e 350.000 sono i rifugiati e gli sfollati, ha spiegato il ministro Terzi. E già da giorni è cominciato un esodo molto importante verso la Mauritania e il Niger. Una situazione che richiede "un intervento immediato di contrasto alle operazioni della jihad, prima che diventi fuori controllo". Appelli accorati ai paesi membri delle Nazioni Unite sono stati ripetuti nelle ultime settimane, affinché si dia un contributo per una soluzione rapida della crisi.

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