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Venerdì, 24 Maggio 2024
la libia conta / Libia

Il governo Meloni dovrà occuparsi presto della Libia

Le rinnovate tensioni tra Grecia e Libia, con la Turchia sullo sfondo, riguardano anche l'Italia per tre principali motivi: il nuovo governo dovrà pensarci presto

Il ministro degli Esteri greco arriva in Libia, a Tripoli, ma si rifiuta di scendere dall'aereo per evitare di incontrare il suo omologo e va via. L'episodio è il termometro della tensione tra la Grecia e uno dei due governi libici di cui Atene contesta la legittimità, che si incastra in un sistema più ampio di interessi nel Mar Mediterraneo di cui anche l'Italia fa parte, con la Turchia protagonista. Il governo Meloni dovrà muoversi in questo contesto. A ottobre 2022 il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha stretto un accordo con uno dei due governi libici per la prospezione di idrocarburi nelle acque libiche. L'intesa è fortemente osteggiata da Grecia, Unione Europea ed Egitto. Ci sono diversi motivi per cui questa situazione interessa anche l'Italia, tra scambi commerciali, migrazioni e fonti di approvvigionamento energetiche. 

Cosa è successo tra Grecia e Libia

 Il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias avrebbe dovuto visitare Tripoli, ma non è sceso dall'aereo per evitare di incontrare la sua omologa del governo libico di unità nazionale Najla el Mangoush. Secondo Atene, Dendias avrebbe dovuto incontrare a Tripoli solo il presidente del consiglio presidenziale Mohamed al-Menfi, e non membri del governo, per poi recarsi a Bengasi, sede delle autorità avverse a Tripoli e che controllano l'Est del Paese guidate dal generale Haftar. 

Il problema è che Mangoush si trovava proprio sulla pista di atterraggio per accogliere il Ministro greco: una volta che Dendias lo ha scoperto si è rifiutato di incontrarla, restando a bordo e ripartendo alla volta di Bengasi. Secondo il governo greco l'incontro con Manfi è stato "cancellato perché il ministero degli Esteri libico si è rimangiato l'Intesa" in base alla quale non ci sarebbe stato un faccia a faccia con Mangoush.

Il ministro greco in visita in Libia non scende dall'aereo e riparte: perché interessa anche l'Italia

In risposta, il governo libico di Tripoli ha annunciato che prenderà "misure diplomatiche appropriate. Come dettato dal protocollo, il capo della diplomazia libica, Najla al-Mangoush, era ai piedi dell'aereo per accogliere il suo omologo greco Nikos Dendias", ha spiegato il ministero degli Esteri libico in una nota. Ma Dendias "si è rifiutato di scendere dall'aereo prima di partire senza alcun chiarimento", ha aggiunto il ministero, condannando questo gesto e promettendo di rispondere "con le opportune misure diplomatiche".

Le misure non si sono fatte attendere: il portavoce del governo libico a Tripoli ha annunciato all'emittente locale al-Ahrar "il richiamo dell'ambasciatore libico ad Atene", e la "convocazione dell'incaricato d'affari greco a Tripoli". Dal canto suo, il ministero degli Esteri greco ha puntato il dito contro le autorità libiche, accusandole in un comunicato stampa di aver "sfuggito a un accordo" che prevedeva che non ci sarebbe stato alcun incontro tra il signor Dendias e il suo omologo libico. Il ministro greco Dendias ha così continuato il suo viaggio, incontrando a Bengasi le autorità per donare vaccini anti-Covid.

Il ministro degli Esteri greco arriva a Tripoli, ma si rifiuta di scendere dall'aereo per evitare di incontrare il suo omologo libico e riparte

La situazione in Libia

Da marzo due governi si contendono il potere in Libia. Il Paese è sprofondato nel caos politico dopo la rivolta che ha portato alla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011. Ora in Libia ci sono due entità governative: il Governo di Unità Nazionale (Gnu) presieduto da Abdul Hamid Dbeibah con sede a Tripoli e il Governo di Stabilità Nazionale (Gns) con sede a Bengasi e guidato da Fathi Bashagha, sostenuto dal generale Khalifa Haftar.libia oggi-3Negli anni successivi alla caduta di Gheddafi il vuoto di potere non è stato colmato ed è iniziata una sanguinosa guerra tra diverse fazioni, appoggiate dalle potenze mondiali: Onu, con Turchia, Qatar, Stati Uniti e Ue in prima fila, hanno mostrato il loro sostegno al primo ministro e al consiglio presidenziale di Tripoli, mentre Emirati Arabi Uniti, Russia ed Egitto sostengono il parlamento di Tobruk. Dal punto di vista militare, la presenza turca e russa ha grande influenza sugli equilibri nella regione. 

L'accordo della discordia

Grecia e Turchia sono all'apice della tensione diplomatica. Tra continui punzecchiamenti, la firma di un accordo tra Turchia e il governo di Tripoli per la ricerca di gas e petrolio nelle acque libiche ha aumentato ulteriormente il livello dello scontro. "Questo accordo minaccia la stabilità e la sicurezza nel Mediterraneo", il commento del ministro degli Esteri greco Dendias. Anche Egitto ed Unione Europea hanno contestato apertamente la legittimità dell'accordo.Il gas nel Mediterraneo: dove sono i possibili gasdotti, dove si estrae, il ruolo di Turchia, Grecia e Libia

L'intesa è la reazione turca alla potenziale costruzione del gasdotto Eastmed, un’infrastruttura con una capacità di trasporto di 10 miliardi di metri cubi annuali che dovrebbe portare il gas del Mediterraneo orientale in Grecia, e in un secondo tempo anche in Italia. Ci sono perplessità sulla sostenibilità economica dell’opera, ma un accordo preliminare è stato comunque già raggiunto tra Atene, Tel Aviv e Cipro.

La Turchia non guarda con favore all'estromissione dall'Eastmed, e ha reagito aumentando la sua influenza sul Mediterraneo Orientale portando la sua Zee (Zona economica esclusiva) a ridosso dell'area in cui dovrebbe sorgere il gasdotto, proprio grazie all'accordo stretto con la Libia. In questo modo la Turchia potrebbe avanzare pretese legali per ostacolare il progetto, proponendosi come ponte alternativo per l'esportazione del gas in Europa, entrando in competizione con Grecia e Italia.

Perché la Libia conta per l'Italia

Al di là della posizione geografica di centralità nel Mediterraneo, la Libia e i suoi equilibri riguardano da vicino l'Italia sotto diversi profili, a partire da quello commerciale. Secondo i dati dell’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice), il peso economico dell’Italia in Libia è infatti sempre più rilevante. L'Italia è oggi il primo partner commerciale della Libia.I rapporti commerciali tra Italia e Libia nel 2022

Le esportazioni verso la Libia sono cresciute dall’inizio del 2022 di oltre il 71 per cento rispetto allo stesso periodo del 2021, rendendo l’Italia il terzo paese fornitore della Libia dopo Turchia e Cina. Le importazioni in Italia dalla Libia sono invece cresciute del 86,5 per cento: l’Italia è il primo mercato di destinazione dell’export libico con una quota di mercato del 26,7 per cento davanti a Spagna, Germania e Cina. Oltre al discorso commerciale c' è quello energetico: la Libia è infatti il secondo fornitore di petrolio in Italia e il quarto più importante partner per l'importazione di gas. Da chi compra e importa il petrolio l'Italia nel 2022

Il gas arriva in Italia dalla Libia tramite il gasdotto Greenstream, il più lungo del Mar Mediterraneo, che si allaccia alla rete nazionale a Gela, in Sicilia. L'Eni è molto attiva in Libia, Paese in cui opera dal 1959 per la ricerca ed estrazione di gas e petrolio. 

Dove sono i gasdotti e rigassificatori in Italia

In più, c'è da considerare il tema dell'immigrazione: la Libia è un Paese centrale nella rotta migratoria del Mediterraneo: da lì transitano molti migranti che poi arrivano in Italia via mare.Migranti nel Mediterraneo diretti in Italia: quanti sono e da dove vengono-2

Per questa serie di motivi le sorti della Libia sono legate all'Italia e le azioni da intraprendere dovranno essere vagliate attentamente dal governo Meloni, come ha sottolineato lei stessa nel discorso durante il voto di fiducia in Parlamento facendo riferimento a un Piano Mattei per l’Africa, ossia "un modello virtuoso di collaborazione e di crescita tra Unione europea e nazioni africane, anche per contrastare il preoccupante dilagare del radicalismo islamista, soprattutto nell’area subsahariana. E ci piacerebbe così recuperare finalmente, dopo anni in cui si è preferito indietreggiare, il ruolo strategico che l’Italia ha nel Mediterraneo", ha detto Meloni.

L'interesse nei confronti della regione si è già concretizzato con gli incontri con il leader egiziano Abdel Fattah al Sisi, e quello algerino, Abdelmadjid Tebboune, oltre che con il presidente turco Erdogan al G20 di Bali: ora dovranno arrivare le azioni. 

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