Venerdì, 25 Giugno 2021
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La donna che da tre anni prova a convincere lo Stato che è viva: “Restituitemi la mia vita”

Jeanne Pouchain è stata dichiarata morta da un tribunale francese dopo un lunga e tortuosa controversia legale. Non ha più documenti, assicurazione, conto corrente: la sua lotta per essere “resuscitata”

Jeanne Pouchain, intervistata da BFM Lyon

Non ha più ufficialmente una vita. Nel senso che una sentenza del tribunale l’ha dichiarata morta, anche in assenza di un certificato di morte, e per lo Stato lei non esiste più. Una vicenda kafkiana, quella di Jeanne Pouchain, 57enne francese che da tre anni sta cercando disperatamente di convincere la giustizia e la burocrazia che lei è viva e vegeta, nonostante ora non ci sia più nessun documento ad attestarlo. 

Tutto è nato in seguito a una controversia legale che ha visto coinvolti la donna, titolare all’epoca di una impresa di pulizie, e una sua ex dipendente. Un contenzioso arrivato in tribunale agli inizi degli anni Duemila e che si è trascinato di anno in anno, fino alla clamorosa decisione che è "costata la vita" a Madame Pouchain. 

Jeanne Pouchain, la donna dichiarata morta da un tribunale senza un certificato di morte

Nel 2004 un tribunale del lavoro aveva ordinato alla donna di versare 14mila euro di anni a una ex dipendente, il cui contratto non era stato riconfermato quando la ditta di Pouchain aveva perso a sua volta un importante contratto di servizio. Siccome il caso era stato intentato contro la ditta di Pouchain e non contro di lei, la sentenza non era mai stata eseguita e nel 2009 l’ex dipendente aveva citato direttamente lei, ma il ricorso era stato dichiarato inammissibile nel 2013. Tre anni dopo, nella convinzione che Pouchain fosse morta, una Corte d’Appello ha ordinato ai suoi “eredi”, il marito e il figlio, di pagare i danni all’ex dipendente. Nel novembre 2017 la sezione lavoro della Corte d'Appello ha definitivamente dichiarato deceduta Jeanne Pouchain. “Il denunciante ha affermato che Madame Pouchain era morta, senza prove, e tutti le hanno creduto. Nessuno ha controllato nulla", denuncia all’AFP Sylvain Cormier, l’avvocato che ora segue la donna.

Dopo quella decisione, Jeanne Pouchain è stata letteralmente cancellata dai documenti ufficiali: la donna non ha più carta di identità, patente di guida, conto bancario, assicurazione sanitaria. Niente che attesi ufficialmente la sua esistenza, nonostante sia ben viva e combattiva. Il suo avvocato sta adesso conducendo una battaglia legale per riuscire a farla “risorgere” burocraticamente, tramite una procedura civile molto rara che consente di mettere in discussione la validità di una decisione ufficiale di un tribunali, di un ufficiale giudiziario o di un notaio per dichiarare nulla sentenza della Corte d’Appello e ripristinare l’esistenza legale di Madame Pouchain. 

"Voglio che lo Stato mi restituisca la mia identità"

Nel frattempo le due parti in causa si scambiano accuse. Pouchain ha accusato infatti l’ex dipendente di aver inventato la sua morte nel tentativo di ottenere quei famosi 14mila euro di danni dai suoi eredi, mentre il legale di quest’ultimo sostiene che sia stata lei stessa a fingersi morta per evitare di pagare quei soldi. Accuse che Madame Pouchain respinge. “Voglio che lo Stato mi restituisca la mia identità”, ha detto Pouchain alla rete BFM Lyon. “Voglio ritrovare la mia vita”, ribadisce. “Non c’è un certificato di morte. Mi sento come se stessi vivendo un incubo. Sono morta per la giustizia, sono morto per tutti gli enti. Non esco più perché non so cosa mi potrebbe accadere se venissi arrestata, se avessi un qualsiasi problema”, è lo sfogo della donna. 

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