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Domenica, 26 Maggio 2024
L'attacco

Israele attacca campo profughi a Jenin: 8 i morti e 50 i feriti

Le forze armate dello stato ebraico rivendicano l'azione in chiave anti-terroristica, ma i palestinesi parlano di crimini di guerra. E insorge anche l'ONG, Medici Senza Frontiere: "Le forze armate israeliane distruggono le strutture sanitarie e rendono difficili i soccorsi"

Un raid per via aerea e via terra che avrebbe già prodotto 8 vittime e 50 feriti. È il bilancio di un'azione militare delle forze israeliane in un campo profughi palestinesi di Jenin, in Cisgiordania. Si tratta del più massiccio attacco nell'area dal 2022. Il campo profughi di Jenin fu costruito negli anni Cinquanta, dopo la guerra arabo-israeliana del 1948. Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), in quest'area della città circa 14mila persone vivono in uno spazio di appena 420 metri quadrati. 

Dove si trova Jenin, in Cisgiordania-2

Le motivazioni dell'attacco, secondo gli israeliani, si possono riassumere con la formula: "caccia ai terroristi". Secondo il comando militare dello stato ebraico l'azione era diretta contro le cosiddette “Brigate Jenin”. L'obiettivo era colpire un “centro di osservazione e ricognizione” oltre che un deposito di armi, situato però vicino a due scuole e un centro medico. Nell'area, secondo Israele, sarebbero attive organizzazione terroristiche legate all'Iran. 

 L'azione è stata condotta per via aerea e per via terrestre: le truppe israeliane sono ancora nell'area  specificando che l'operazione durerà "finché sarà necessario, senza limiti di tempo". Gli israeliani sottolineano che nell'ultimo anno si sono intensificati i tentativi di attacchi terroristici effettuati da militanti con base a Jenin. L'azione ha però finora provocato otto vittime e decine di civili e scatenato la rabbia e l'indignazione di ONG presenti nell'aerea come Medici Senza Frontiere. 

La rabbia di Medici Senza Frontiere e dell'autorità palestinese

Nella zona l'Ong internazionale è particolarmente presente per fornire assistenza ai profughi e in una nota ribadisce come le azioni israeliani abbiano causato danni anche alle strutture sanitarie. Diverse bombole di gas lacrimogeno sarebbero cadute nel cortile dell'ospedale Khalil Suleiman, dove dalle 2 del mattino i team di Msf stavano curando i pazienti con ferite da arma da fuoco. Inoltre, i bulldozer militari avrebbero distrutto le strade che portano al campo profughi di Jenin, impedendo alle ambulanze di raggiungere i pazienti che necessitano di cure. 

"I raid a Jenin stanno diventando sempre più frequenti e sempre più intensi. Abbiamo visto diversi pazienti con ferite da arma da fuoco alla testa e abbiamo ricevuto 37 pazienti feriti" dichiara Jovana Arsenijevic, coordinatrice del progetto di Msf a Jenin. "Le dichiarazioni delle forze israeliane secondo cui vengono prese di mira solo le infrastrutture militari sono in netto contrasto con quello che vediamo: l'ospedale dove stiamo curando i pazienti è stato colpito da gas lacrimogeni".


Gli fanno eco le parole di  Muhammad Shtayyeh, primo ministro dell'Autorità nazionale palestinese (Anp):  "Il nostro popolo eroico farà fronte a questa aggressione sferrata davanti agli occhi della comunità internazionale".

Il portavoce del presidente palestinese Abu Mazen, Nabil Abu Rudeinah, parla invece apertamente di crimine di guerra: "Ciò che il governo di occupazione israeliano sta facendo a Jenin è un nuovo crimine di guerra contro il nostro popolo indifeso. Invitiamo la comunità internazionale a rompere il suo verognoso silenzio".

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