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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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Che cosa succede in Kazakistan

L'esercito russo piega nel sangue le proteste: è strage ad Almaty. Le Nazioni unite hanno chiesto a tutte le parti di astenersi dalla violenza.

Forze a guida russa sono arrivate in Kazakistan su richiesta del governo autoritario del paese centro-asiatico. L'afferma oggi la BBC, dando conto della violenta repressione delle proteste anti-governative iniziate domenica scorsa nella capitale economica di Almaty e allargatesi a macchia d'olio nel paese e finite in strage. Secondo fonti ufficiali, 18 membri delle forze di sicurezza sono morti ad Almaty. La polizia kazaka ha dichiarato di aver ucciso decine di persone descritte come "rivoltosi" mercoledì.

Il network brirannico ha anche dato conto e mostrato video di una violenta sparatoria nella notte ad Almaty, mentre ufficiali governativi hanno parlato di morti sia tra gli agenti di polizia sia tra i manifestanti.

Le proteste sono iniziate in seguito a un repentino incremento dei prezzi dei combustibili e hanno catalizzato la protesta contro il governo del presidente Kassym-Jomart Tokaev, il quale dal canto suo ha accusato "terroristi" addestrati all'estero come responsabili delle rivolte.

Tokaev, in un messaggio televisivo, ha anche lanciato un appello ai paesi dell'Organizzazione per il trattato collettivo di sicurezza (CSTO), il raggruppamento militare a guida russa, affinché aiutino il governo. In risposta a questo appello, una forza di 2.500 soldati è stata inviata in Kazakistan col compito di proteggere installazioni statali e militari. Secondo l'agenzia di stampa russa Ria resteranno nel paese centro-asiatico per diversi giorni o settimane.

Le Nazioni unite hanno chiesto a tutte le parti di astenersi dalla violenza. Il Dipartimento di Stato Usa ha dichiarato che sta monitorando con attenzione il dispiegamento di truppe russe in queòl teatro.

Il caos in Kazakistan non è solo per il caro-bollette

Il Kazakistan, considerato a lungo un'autocrazia stabile, si trova nel pieno di una profonda crisi politica, che potrebbe avere ripercussioni al di là dei propri confini. Il governo di Astana (la capitale ribattezzata di recente Nur-Sultan) è rimasto tra i più stretti alleati di Mosca fin dalla dissoluzione dell'Urss. E nel 2010 ha formato con la Bielorussia e la Russia l'Unione doganale eurasiatica, cui più tardi hanno aderito anche Armenia e Kirghizistan.

Sotto il cappello di Mosca, il Kazakistan ha vissuto tre decenni di relativa stabilità politica con il dominio incontrastato di Nursultan Nazarbayev (a cui è stato dedicato il nuovo nome della capitale). Nazarbayev, passato agli annali come il leader post-sovietico più longevo, si è dimesso da presidente nel 2019, ma ha mantenuto la guida del partito al potere, Nur Otan, e, secondo molti, anche il controllo dell'operato del governo e dell'attuale presidente Tokayev. Solo poche settimane fa, nel novembre 2021, l'ultraottantenne Nazarbayev ha abbandonato anche la leadership del partito.

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