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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Repressione / Kazakistan

Caos Kazakistan

Proteste contro il caro gas. Decine di morti, forse centinaia. Migliaia di feriti. Stato di emergenza. Coprifuoco. Il governo che si dimette. Truppe in arrivo da Mosca, di cui è fedele alleato. Che cosa sta succedendo nel vastissimo Paese dell’Asia Centrale, guidato da governi autoritari sin dalla caduta dell'Urss

Decine di morti, forse centinaia. Migliaia di feriti. Decine di migliaia di persone in piazza. Un Paese in stato di emergenza. Coprifuoco. Il governo che si dimette. Tutto per il caro-prezzi di benzina ed energia, o almeno è questa la ragione ufficiale. La Russia e i Paesi alleati inviano le prime truppe della forza di pace in Kazakistan, che ieri aveva chiesto aiuto all'alleanza a fronte delle violente proteste esplose nel Paese contro i rincari dei prezzi dell'energia. 

Cosa succede in Kazakistan

Il presidente Kassym-Jomart Tokayev aveva chiesto l'aiuto dell'Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Csto) a guida russa: "Queste gang terroristiche sono internazionali, sono state sottoposte a un serio addestramento internazionale all'estero e il loro attacco contro il Kazakistan può e deve essere considerato un atto di aggressione - ha detto Tokayev in un discorso in tv - Oggi faccio appello ai capi dei Paesi del Csto per assistere il Kazakistan nel superare questa minaccia terroristica".

Sono continuate per tutta le notte le proteste. Secondo quanto riferito dalle forze di polizia, decine di manifestanti sono stati uccisi. Nella notte, come riferito dai media, i manifestanti hanno cercato di assaltare vari edifici della polizia. Tokayev ha risposto con durezza: ha sciolto il governo, nominando a capo del nuovo esecutivo l’ex vice primo ministro Alikhan Smailov. E ha ordinato la repressione.

Il caos era iniziato martedì quando la polizia ha sparato gas lacrimogeni e granate stordenti per sedare i disordini iniziati nell'ovest del paese per un aumento dei prezzi locali del gas di petrolio liquefatto (GPL). Il governo kazako in pratica ha eliminato il limite massimo al prezzo del GPL, ma soprattutto ad Almaty la protesta si è trasformata in una rivolta contro un governo ritenuto autoritario e corrotto.

E' bloccato l'accesso a internet in tutto il Paese. La gente "è stanca di questo regime" spiegano avvocati rifugiati all'estero. Cosa accadrà nei prossimi giorni è un rebus.  Il presidente Tokayev, ha promesso che presenterà presto nuove proposte per trasformare politicamente il Paese. "Presto presenterò nuove proposte per la trasformazione politica del Kazakistan", ha detto il presidente in un messaggio alla nazione  poco dopo avre estromesso dal Cionsiglio di Sicurezza il suo predecessore (ma secondo molti il legame tra i due sarà sempre strettissimo).

Il Kazakistan

Il Kazakistan è un vastissimo Paese dell’Asia Centrale con quasi 19 milioni di abitanti: è guidato da governi autoritari sin dalla caduta dell’Unione Sovietica: negli scorsi trent'anni le manifestazioni di dissenso sono state molto rare: fino al 2019 al potere c'era Nursultan Nazarbayev, che ha governato il paese come una dittatura di fatto: lui stesso ha scelto Tokayev come suo successore. Il Kazakistan è uno dei paesi satellite della Russia di Vladimir Putin. Uno dei più fedeli.

Il gas, di cui il Kazakistan stesso è grande produttore, è solo la causa scatenante: è iniziata una protesta di massa contro una delle cleptocrazie ritenute più corrotte da tutti gli indici internazionali.

In Italia si parlò tanto di "cose kazake" anni fa, nel 2013, per la vicenda del sequestro a Casal Palocco, Roma, di Alma Shakabayeva, moglie del kazako Mukhtar Ablyazov, un uomo del clan contrapposto a Nazarbayev. Fu espulsa dall'Italia insieme alla figlia per poi rientrare alla fine dello stesso anno dopo mesi di feroci polemiche. Le forze dell’ordine in realtà cercavano il marito, ma dopo un velocissimo iter giuridico-amministrativo la donna e la figlia furono caricate su un aereo privato messo a disposizione dalle stesse autorità di Astana con l’accusa di possesso di passaporto falso.

L'Unione Europea chiede a "tutte le parti coinvolte" nelle proteste contro il caro gas in Kazakistan di "agire con responsabilità e moderazione e di astenersi da azioni che possano portare a un'ulteriore escalation della violenza". In una nota del portavoce del servizio di azione esterna europea si sottolinea che, "mentre si riconosce il diritto alle manifestazioni pacifiche, l'Ue si aspetta che restino non violente e che si eviti ogni incitamento alla violenza". I 27, inoltre, chiedono alle autorità di "rispettare il diritto fondamentale a protestare in modo pacifico e la proporzionalità nell'uso della forza quando difendono i legittimi interessi di sicurezza e di rispettare gli impegni internazionali", tra cui la libertà di stampa e l'accesso alle informazioni online e offline. Nella nota si ricorda che il Kazakistan "è un partner importante per l'Ue, che incoraggia una soluzione pacifica della situazione attraverso un dialogo inclusivo con tutte le parti coinvolte ed il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini".

"La missione di 'pace' russa durerà almeno un mese. Nelle prime ore, per dichiarazione degli stessi militari, sono già stati eliminati decine di rivoltosi. Si tratta dell'ennesima ingerenza militare di Putin che corre a supporto dei regimi totalitari a lui amici", lo dichiarano in una nota Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, segretario, tesoriera e presidente di Radicali italiani. "Esattamente come in Bielorussia con Lukashenko oggi si ripete il copione in Kazakistan che è il più grande paese dell'area centroasiatica. L'obiettivo è la grande Russia, una espansione di influenza sempre più forte che minaccia l'Europa. Ed è proprio l'Europa che dovrebbe reagire con una politica estera e di difesa comuni. Invece le diplomazie corrono in ordine sparso. Chi tace e acconsente, chi pronuncia flebili parole. Chiediamo al nostro governo di promuovere in seno alla UE una riunione d'urgenza per attuare una risposta immediata comune. Le dichiarazioni che arrivano dal ministero della difesa russo: 'contribuire a neutralizzare gli istigatori della violenza e mettere in sicurezza le infrastrutture strategiche' ricordano quelle che portarono alla terribile guerra in Cecenia e promettono molto molto male", concludono. 

La rivolta non trova molto spazio sulle prime pagine dei giornali italiani. Ma gli occhi del mondo oggi sono puntati su Almaty:

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