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Martedì, 18 Gennaio 2022
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Kenya, elezioni nel sangue: 17 morti vicino a Mombasa

Diciassette persone, tra cui 9 agenti di polizia, sono state uccise in due distinti attacchi nel distretto di Changamwe, a pochi chilometri dal centro di Mombasa

Alta la partecipazione alle elezioni presidenziali in Kenya, ma il dato purtroppo più significativo è il sangue versato nei pressi dei seggi elettorali. Diciassette persone, tra cui 9 agenti di polizia, sono state uccise in due distinti attacchi nel distretto di Changamwe, a pochi chilometri dal centro di Mombasa e nella vicina città di Kilifi. In tal modo un gruppo di uomini armati di machete e pistole ha reso vani mesi di appelli alla calma da parte della comunità internazionale. 200 uomini, forse appartenenti al Consiglio Repubblicano di Mombasa (Mrc), un movimento secessionista che voleva boicottare il voto, Nonostante tutto milioni di elettori compostamente hanno atteso per ore, sotto il sole cocente, di esprimere il proprio voto.

Il presidente della Commissione elettorale indipendente, Ahmed Isaack Hassan: "L’affluenza è stata travolgente. I nostri dati dicono che alle 17 aveva votato più del 70% degli aventi diritto".

In questa tornata elettorale sono ben otto gli aspiranti alla carica di presidente. Ma solo due hanno possibilità di vittoria. Si tratta del primo ministro uscente Raila Odinga e del suo vice, Uhuru Kenyatta, figlio del padre della Patria Jomo Kenyatta e accusato dal Tribunale internazionale dell'Aja di aver avuto un ruolo decisivo nella spaventosa carneficina di cinque anni fa.

Nairobi, da nemici ad alleati: la svolta di Kenyatta e Ruto

Kenyatta e Odinga oltre a essere grandi avversari politici, sono anche membri di due tribù diverse: Kenyatta fa parte della tribù dominante in Kenya, i Kikuyu, mentre Odinga appartiene alla tribù Luo, che non ha mai ottenuto fino ad ora una rappresentanza a livello presidenziale.

Secondo quanto è parso subito evidente in testa c'è Uhuru Kenyatta, numero due del governo, sostenitore del presidente uscente Mwai Kibaki, accusato di crimini contro l’umanità per le violenze scoppiate nel 2007. Uhuru Kenyatta, nel momento in cui scriviamo, è sempre in testa con il 54,44%, Raila Odinga 40,93%. Raila Odinga, proprio come sei anni fa, deve far fronte a una nuova sconfitta. Odinga sei anni fa venne nominato primo ministro per placare i moti di piazza,. Il paese precipitò nel caos con oltre mille morti negli scontri tra opposte fazioni.  

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L'ombra dell'islam radicale aleggia anche in Kenya, dove è numerosa la comunità somala fuggita dal paese alle prese con una guerra civile che dura dal 1991. Tra gli emigrati ci sono anche molti miliziani degli al Shaabab, costretti proprio dalle truppe di Nairobi a lasciare Mogadiscio e il sud della Somalia. I servizi di intelligence di Mombasa temono che i radicali sfruttino la tensione che si respira da settimane nell'aria per eseguire degli attentati e per destabilizzare il Paese.

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