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Domenica, 16 Giugno 2024
Killer di Tolosa / Francia

Dopo il blitz, le polemiche. "Impossibile arrestarlo prima"

Il Wall Street Journal racconta che Merah era sulla lista "no-fly" degli Usa. Critiche agli 007 francesi. Intanto emergono i particolari dell'azione degli agenti speciali

Forti polemiche in Francia dopo l'uccisione di Merah, il "killer di Tolosa". Lo scontro è sull'operato dei servizi segreti da un lato, sul blitz delle teste di cuoio dall'altro.

Tutto nasce da uno scoop del Wall Street Journal che ha scoperto come Mohamed Merah era inserito sulla lista "No fly" dell'intelligence statunitense dopo il suo arresto in Afghanistan. In pratica, a Merah non era consentito il volo negli Stati Uniti in quanto persona sospettata di legami con organizzazioni terroristiche. Da qui le polemiche in Francia. "Non avevamo alcun elemento per arrestare Merah prima che commettesse gli omicidi di Tolosa e Mountauban" ha spiegato il premier francese François Fillon, precisando che "la Francia è uno stato di diritto e non abbiamo il diritto, in un paese come il nostro, di sorvegliare senza alcuna decisione di un tribunale qualcuno che non ha commesso reati".

Critiche sulla fallita operazione di cattura -  Sull'operazione delle forze speciali della polizia Raid francesi, il fondatore del Gruppo di intervento della gendarmeria nazionale (Gign), Christian Prouteau, ha spiegato al quotidiano Ouest France come questa "è stata condotta senza uno schema tattico preciso". Proteau si è poi detto "sorpreso" che l'operazione si sia conclusa con la morte di Merah: "Com'è possibile che la migliore unità della polizia non riesca ad arrestare un uomo tutto solo?". "Bisognava stordirlo con il gas lacrimogeno", ha sottolineato, "non avrebbe resistito oltre cinque minuti. Al contrario, hanno utilizzato granate intorno all'edificio. Risultato? Hanno fatto sì che il folle si convincesse a continuare la sua guerra".

"Fatto il possibile per prenderlo vivo" - François Molins, procuratore capo di Parigi, ha risposto a distanza spiegando che la consegna data agli agenti del Raid era di fare "tutto il possibile" per catturarlo vivo e che hanno sparato "per legittima difesa" quando l'uomo è uscito dal bagno e ha cominciato a far fuoco "con incredibile violenza". Per questo, per gli inquirenti, non si può farlare di fallimento anche se Molins conferma che "ci sarebbe piaciuto averlo vivo". Quindi il procuratore entra nella dinamica dell'operazione: "Ci sono state diverse fasi dall'inizio dell'assedio all'appartamento di Merah, alle 3 di notte tra martedì e mercoledì". Dopo i primi spari all'arrivo dei poliziotti è iniziato un negoziato durante il quale il killer ha comunicato di volersi consegnare alle forze dell'ordine. "A partire dalle 22,45 di mercoledì ha cambiato radicalmente la sua attitudine" decidendo di voler "morire con le armi in pugno". Gli agenti hanno confermato, precisando che Merah ha urlato loro: "Se muoio, è peggio per me, però vado in paradiso. Se tocca a voi, peggio per voi".

Il silenzio, lo sfinimento, il blitz - Quindi, alle 23.30, il silenzio. I negoziatori hanno scelto la tattica di "sfinimento mentale" con alcune esplosioni durante la notte, da un lato per non far riposare il killer, dall'altro per riuiscire così ad entrare nell'appartamento. Alle 11.30 il blitz. Un'azione "graduale" per arrivare ad aprire la porta del balcone. In quel momento Merah, con una colt 45 in mano, è uscito dal bagno sparando all'impazzata, quindi si è gettato dalla finestra all'esterno mentre gli agenti facevano fuoco. Ed è proprio sotto la finestra dalla quale è saltato che è stato trovato senza vita, ucciso da un colpo alla testa.

Un arsenale - E' di cinque poliziotti feriti il bilancio del blitz in cui Merah ha sparato almeno trenta colpi. E dal racconto emerge come Merah non solo avesse indosso un giubbotto antiproiettile sotto una lunga tunica, ma "aveva bottiglie molotov e tantissime munizioni".

 

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