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Sabato, 24 Febbraio 2024
Esteri

Dentro la città assediata: l'Isis arretra a Kobane

I jihadisti dello Stato islamico si ritirano da alcune zone della città al confine con la Turchia. "Centinaia di civili sono ancora in città", racconta un giornalista curdo

ROMA - Dopo aver messo a ferro e fuoco la città, issando la bandiera nera dello Stato islamico, i jihadisti dell'Isis si sono ritirati da alcune zone di Kobane, cittadina siriana al confine con la Turchia, dopo i raid aerei messi a segno dalla coalizione internazionale guidata dagli Usa.

Stando a quanto riferito da Rami Abdel Rahman, direttore dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, "i combattenti dello Stato islamico si sono ritirati la scorsa notte da diverse aree nell'Est di Kobane e dai sobborghi Sud-occidentali". I jihadisti, tuttavia, sono ancora presenti nelle zone orientali della città e nei sobborgi meridionali, ma non sono più attivi sul fronte occidentale, stando a quanto precisato da Abdel Rahman. Una situazione determinata dal fatto che "le loro retrovie sono state colpite nei raid, con vittime e danni ad almeno quattro dei loro veicoli". E stamattina proprio nella zona orientale della città curdo-siriana hanno lanciato una nuova offensiva. "Sono in corso violenti scontri nell'est di Kobane dopo che lo Stato islamico ha lanciato un'offensiva per riconquistare le zone di cui ha perso il controllo", ha detto Rami Abdel Rahman.

COSA SUCCEDE A KOBANE - I jihadisti dell'Isis sono entrati a Kobane lunedì notte, dopo quasi tre settimane di assedio; ieri ci sono stati scontri nelle zone est, ovest e sud della città. Mustafa Ebdi, un giornalista e attivista curdo presente in città, ha scritto sulla propria pagina Facebook che "le strade del quartiere Maqtala, nel Sud-Est di Kobane, sono piene di corpi di combattenti Daesh (Isis)", aggiungendo che sono ancora centinaia i civili presenti in città e che "la situazione umanitaria è difficile, con la gente che ha bisogno di cibo e acqua".

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SCONTRI IN TURCHIA - Intanto almeno 14 persone sono rimaste uccise in Turchia negli scontri scoppiati ieri durante le manifestazioni a sostegno dei combattenti curdi, da settimane impegnati contro i jihadisti dello Stato islamico al confine turco. In migliaia sono scesi in piazza per denunciare l'inerzia di Ankara di fronte all'assedio di Kobane, rispondendo all'appello lanciato dai curdi del Partito Democratico del Popolo (Hdp). Stando a quanto riferito dai media turchi, almeno otto persone sono morte a Diyarbakir, la principale città del sud-est a maggioranza curda dove le autorità hanno imposto il coprifuoco. A Istanbul, dove abita una nutrita comunità curda, la polizia ha usato gas lacrimogeni e idranti per disperdere la folla, arrestando poi 98 persone, stando a quanto precisato dall'agenzia di stampa Dogan.

Numerosi anche i feriti e ingenti i danni, soprattutto ad edifici pubblici, con autovetture date alle fiamme e banche e negozi saccheggiati. Dopo gli scontri, le autorità locali hanno imposto il coprifuoco non solo a Diyarbakir, ma anche a Mardin, nel sud-est del paese, e Van, a est, dove l'esercito ha preso posizione. Da parte sua, il ministro dell'Interno Efkan Ala ha accusato i manifestanti filocurdi di "tradire il proprio paese", ammonendo che "la violenza chiamerà altra violenza".

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