Domenica, 20 Giugno 2021
Mondo Polonia

Approvata in Polonia la controversa legge sull'Olocausto, Israele: "Così si nega la Shoah"

Previsti fino a 3 anni di reclusione per chiunque definisca "polacchi" i campi di sterminio nazisti e per chi accusi la Polonia di complicità con crimini commessi dai nazisti

Il Senato polacco ha approvato la legge sull'Olocausto che punta a difendere l'immagine del Paese all'estero ma che ha suscitato aspre critiche da parte di Israele. La legge prevede fino a tre anni di carcere o una multa per chiunque si riferisca ai campi di stermini nazisti come "polacchi" o accusi la Polonia stessa di complicità con i crimini commessi dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Approvata dalla Camera alta del parlamento di Varsavia con 57 voti favorevoli, 23 contrari e 2 astenuti, ora la legge dovrà essere firmata entro 21 giorni dal presidente Andrzej Duda e ci sono poche probabilità che questo non avvenga secondo i commentatori locali, che notano come Duda abbia più volte espresso in pubblico il proprio favore al provvedimento. 

Le proteste da parte di Israele

Il ministro israeliano Yoav Gallant ha definito la legge "un caso di negazione dell'Olocausto". "La memoria dei sei milioni di ebrei uccisi - ha scritto su Twitter - è più forte di qualsiasi legge. Proteggeremo la loro memoria". Israele aveva chiesto che la legge venisse ritirata, ravvisando nel testo il tentativo di negare il coinvolgimento polacco nello sterminio degli ebrei e alla Knesset, il Parlamento israeliano, è passato il sostegno in linea di principio a una proposta di legge in reazione a quella polacca, che introduce cinque anni di carcere per coloro che "riducono o negano il ruolo di quanti hanno aiutato i nazisti nei crimini commessi contro gli ebrei". 

Il dibattito storico

Lo Yad Vashem, l'Ente nazionale per la Memoria della Shoah in Israele, ha espresso la propria contrarietà alla legge polacca, sottolineando però che se "non c'è dubbio" che parlare di campi di sterminio polacchi "sia una falsa ricostruzione storica", "restrizioni sulle dichiarazioni di studiosi e altri a proposito della complicità diretta o indiretta del popolo polacco con i crimini commessi nella loro terra durante l'Olocausto sono una grave distorsione".  

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Durante la Seconda Guerra Mondiale, morirono sei milioni di polacchi, di cui tre milioni erano ebrei. Più di seimila cittadini polacchi sono stati riconosciuti "giusti tra le nazioni" dallo Yad Vahsem, ma se "i campi di sterminio non sono stati una invenzione o iniziativa polacca, ciò non assolve i polacchi dalle loro responsabilità nelle atrocità" commesse contro gli ebrei, ha ricordato la studiosa Havi Dreifuss sul quotidiano israeliano Haaretz, riferendosi al pogrom di Jadwabne del 1941 in cui più di 300 ebrei polacchi furono bruciati vivi dopo essere stati rinchiusi in un fienile, commesso secondo quanto ricostruito nel 2003 dall'Istituto Polacco per la Memoria dagli stessi abitanti del villaggio con la complicità dei soldati tedeschi che avevano occupato il territorio. 

Una legge controversa

Il presidente Duda si è detto "sbalordito" dalla reazione di Israele, anche nella stessa Polonia la controversa legge è stata contestata. Un centinaio tra artisti, giornalisti e politici polacchi, tra cui la regista Agnieszka Holland, l'ex presidente Aleksander Kwasniewski e l'ex ministro degli esteri Radoslaw Sikorsk", hanno firmato un appello per cheidere di eliminare la criminalizzazione delle espressioni offensive per la Polonia mentre la comunità ebraica polacca ha pubblicato una lettera aperta per chiedere il ritiro della legge (pubblicata in Italia da Repubblica). 

Ue contro la Polonia: "Non si neghi la Storia" (da EuropaToday)

Preoccupazione era stata espressa anche dagli Stati Uniti per le "conseguenze" di questa legge. "Espressioni come 'campi di sterminio polacchi sono' imprecise, suscettibili di essere fuorvianti e offensive", aveva ammesso in una nota la portavoce del Dipartimento di Stato Heather Nauert, ribadendo però le preoccupazioni sulla possiblità che la lege "Influenzi la libertà di espressione e il dibattito storico".

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