Lunedì, 2 Agosto 2021
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Libertà di stampa, Italia al 77° posto: siamo dietro Nicaragua e Moldavia

Secondo l'annuale classifica di Reporter senza frontiere è la Finlandia il Paese più "virtuoso". L'Italia ha perso ben quattro posizioni. La maglia nera va all'Eritrea

La mappa della libertà di stampa

La libertà di stampa è regredita in tutte le regioni del mondo nel 2015, specialmente nelle Americhe che per la prima volta sono state superate dall'Africa: lo riferisce Reporter senza frontiere nella sua classifica annuale. L'Italia si trova al 77esimo posto, avendo perso quattro posizioni rispetto allo scorso anno, davanti al Benin e alla Guinea Bisseau e dietro la Moldova. Il Paese più virtuoso è la Finlandia, seguita sul podio da Olanda e Norvegia. La classifica è chiusa da Vietnam (175), Cina (176), Siria (177), Turkmenistan (178), Corea del Nord (179) ed Eritrea (180). 

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"Tutti gli indicatori della classifica testimoniano un regresso. Molte autorità pubbliche stanno cercando di riprendere il controllo del loro Paese, temendo grandi aperture del dibattito pubblico", ha commentato Christophe Deloire, segretario generale di Rsf. 

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Se la situazione si è aggravata in tutte le aree geografiche, il continente americano - in particolare - ha fatto registrare un grande passo indietro soprattutto a causa dell'uccisione di numerosi giornalisti nell'America centrale. In America latina, "la violenza istituzionale (in Venezuela, 139esimo, ed Ecuador, 109) e quella del crimine organizzato (Honduras, 137), l'impunità (Colombia, 134), la corruzione (Brasile, 104), la concentrazione dei media (Argentina, 54) rappresentano i principali ostacoli alla libertà di stampa", ha spiegato Reporter senza frontiere. In America del Nord, gli Stati uniti (41) soffrono invece la cyber-sorveglianza e il Canada - che perde dieci posizioni, al 18esimo posto - ha visto la sua situazione degradarsi "durante la fine del mandato dell'ex primo ministro Stephen Harper". 

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E così, le Americhe sono finite dietro l'Africa, anche se la zona dell'Africa del Nord e del Medio Oriente resta la regione del mondo in cui i giornalisti sono "più sottoposti a pressioni di ogni sorta". In alcuni paesi in crisi, come Iraq (158), Libia (164) e Yemen (170), "esercitare la professione di giornalista denota coraggio", ha sottolineato Rsf, che ha accolto con favore il miglioramento della situazione in Tunisia (96esima, dopo aver guadagnato 30 posizioni), dove si registra "un consolidamento degli effetti positivi della rivoluzione". 

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