Haftar getta la Libia nel caos, l'Onu: "Nessuno può più definirla porto sicuro"

Haftar ha invitato Tripoli ad arrendersi, e i suoi abitanti a sventolare bandiera bianca o rimanere in casa per non essere presi di mira. L'escalation nel giorno della visita in Libia del segretario generale dell'Onu Guterres

Il colonnello Haftar stringe la mano a Sarraj davanti al premier italiano Conte alla conferenza di Palermo. Era il 13 novembre 2018

Il maresciallo libico Khalifa Haftar ha ordinato ai suoi uomini dell’Esercito nazionale libico (Lna) di entrare a Tripoli. In un messaggio l’uomo forte della Cirenaica esorta il suo esercito a conquistare la capitale della Libia sede del Governo di accordo nazionale (Gna) guidato dal premier Fayez al Sarraj in teoria comandante supremo delle Forze armate libiche.

Un'escalation che arriva nel giorno della visita in Libia del segretario generale dell'Onu António Guterres che sottolinea come non vi possa essere una soluzione militare ai problemi in Libia.

"Chiedo calma e moderazione mentre mi preparo per incontrare i leader libici nel Paese"

Guterres sottolinea, polemizzando contro le recenti dichiarazioni del governo italiano, che "a questo punto nessuno può sostenere che la Libia sia un porto sicuro di sbarco".

In un messaggio vocale pubblicato su Facebook, Haftar ha inotre invitato Tripoli ad arrendersi, e i suoi abitanti a sventolare bandiera bianca o rimanere in casa per non essere presi di mira. "La nostra battaglia a Tripoli è contro il terrorismo" ha precisato il portavoce dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), Ahmed Al-Mismari, secondo quanto riporta The Libyan Address.

"Le nostre forze sono alle porte di Mitiga, a Tripoli, dopo aver difeso le porte di Benina a Bengasi e si stanno preparando ad attuare il piano B dell'operazione per la liberazione di Tripoli".

L’avanzata del generale Haftar stride con gli accordi stretti nella recente Conferenza di Palermo, nella quale sembrava che i problemi libici potessero andare sulla strada della soluzione.

Le ultime notizie dalla Libia

Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi - che si trova a Washington per partecipare alla riunione ministeriale della NATO - sta seguendo con attenzione, in stretto contatto con l'Ambasciata a Tripoli, gli ultimi sviluppi in Libia. L'Italia conferma il proprio sostegno all'azione dell'Inviato Speciale dell'ONU per la Libia, Ghassan Salamé.

"Le opzioni militari -aggiunge il premier Conte- tanto più se unilaterali, non offrono alcuna garanzia di realizzare soluzioni responsabili e durature".

"La via degli scontri armati rischia di alimentare una escalation di violenza destinata ad allontanare anziché ad avvicinare un percorso di pace e stabilità a cui ha pieno diritto il popolo libico".

Ora lo spettro della guerra civile torna ad aleggiare sulla Libia a poche settimane dalla conferenza nazionale prevista il 14 e 16 aprile nella località di Ghadames, al confine con la Tunisia a nord e l’Algeria a ovest, che in teoria dovrebbe portare a un accordo sulle elezioni entro il 2019.

La strategia di Haftar potrebbe essere anche quella di arrivare ad una posizione di forza schiacciante alla prossima conferenza nazionale di Ghadames oppure di indurre le milizie di Tripoli e Misurata alla resa.

Che cosa succede in Libia

Proprio la Conferenza nazionale, convocata dall'inviato delle Nazioni Unite Ghassan Salamé per il 14-16 aprile a Ghadames, seppur ancora ufficialmente in calendario, quasi certamente non ci sarà. Rischiava di essere un esercizio inutile già prima degli ultimi sviluppi, con il generale ed il capo del Consiglio presidenziale Fayez Serraj tutt'altro che intenzionati a rivedersi per definire l'accordo sulla formazione del nuovo governo e la riunificazione delle istituzioni, ma a questo punto sembrano non esserci neanche più le condizioni minime perché si tenga.

Le notizie che arrivano dal terreno indicano che ormai è in corso un conflitto vero e proprio tra le forze del generale e quelle a lui avverse, che si sono ricompattate di fronte ad un Haftar comunque intenzionato ad andare avanti. Il tentativo del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres è fallito "miseramente, ormai siamo in una situazione di conflitto vero e proprio". Lo stesso Guterres, del resto, non ha nascosto la sua frustrazione nel tweet pubblicato al termine del suo incontro con Haftar: "Lascio la Libia con il cuore pesante e profondamente preoccupato. Spero ancora che sia possibile evitare un confronto sanguinoso a Tripoli e fuori Tripoli".

Una vittoria lampo del generale Khalifa Haftar è improbabile perché finora il comandante dell'autoEsercito nazionale libico proclamato (Lna) non è riuscito a guadagnarsi l'appoggio delle milizie di Tripoli, che al contrario si sono compattate contro di lui.

Lo spiega Nathan Vest, esperto di Libia della Rand Corporation -noto think tank statunitense- commentando le ultime notizie che arrivano dalla capitale libica a Aki-Adnkronos International.

"La capacità di Haftar di conquistare rapidamente terreno dipende dalla sua capacità di portare attori locali sotto l'ombrello del suo autoproclamato esercito nazionale libico. Per ottenere una vittoria lampo nell'ovest, Haftar avrebbe avuto bisogno di portare soggetti armati occidentali nel suo campo ed impedire che si formasse una forte coalizione contro di lui. Non è riuscito a farlo".

Secondo Vest, infatti, le milizie di Misurata hanno messo insieme un "fronte unito" contro il generale e le milizie di Tripoli , rimaste fedeli al governo Serraj, hanno contrattaccato "arrestando la sua avanzata". Le forze nell'ovest che si sono schierate con Haftar tra cui "quelle che si sono arrese a Zawiya il 4 aprile - evidenzia l'esperto - non sono abbastanza forti per influenzare in modo deciso l'esito dell'operazione, almeno per ora".

Vest sottolinea che lo scenario che va delineandosi a Tripoli è assai diverso da quello visto nel sud della Libia in cui negli ultimi mesi Haftar ha conquistato terreno con relativa facilità.

"La sua rapida espansione nel sud della Libia all'inizio di quest'anno è stata ampiamente facilitata dall'essersi comprato i gruppi armati che controllano le città chiave ed i giacimenti petroliferi"

"Haftar non ha e non ha mai avuto la forza militare per conquistare Tripoli - conclude Vest - L'unico modo in cui sarebbe in grado di impadronirsi di Tripoli è se i più potenti gruppi armati gli aprissero le porte della città. Se le milizie misuratine e della capitale si coalizzassero per formare un'opposizione coordinata, come hanno fatto il 4 aprile, è altamente improbabile che Haftar sia in grado di conquistare Tripoli, specialmente senza un assedio devastante, come abbiamo visto a Bengasi e Derna".

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