Migranti, la guerra in Libia aggrava la crisi: autorizzato lo sbarco dalla Alan Kurdi

Medici Senza Frontiere conta migliaia di sfollati in fuga dalle proprie case a Tripoli che si vanno ad aggiungere ai 1.300 migranti intrappolati nei centri di detenzione in Libia: le Nazioni Unite tramite l'Unhcr chiedono il loro immediato rilascio

Migranti nel centro di detenzione di Ain Zara a Tripoli. Foto UNHCR/Noor Elshin

Sono oltre 13.500 le persone sfollate a causa degli scontri in corso nella zona a Sud di Tripoli, in Libia, di cui circa 4.000 solo nelle ultime 24 ore. Lo riferisce l'Ufficio Onu per gli Aiuti umanitari (Ocha), aggiungendo che "3.900 persone che hanno chiesto di essere portate via dalle zone interessate dal conflitto non hanno potuto essere evacuate in aere più sicure".

"Numeri importanti di civili sono bloccati in zone interessate dal conflitto, impossibilitati a raggiungere zone relativamente più sicure".

L'agenzia Onu ha quindi riferito che due giorni fa, "l'11 aprile, bombardamenti indiscriminati su aree densamente popolate e residenziali di Al-Swani, nella periferia meridionale di Tripoli, hanno provocato la morte di un civile e tre feriti, due dei quali sono in condizioni critiche".

Libia, Conte: "Rischio crisi umanitaria"

"C'è il serio rischio di una crisi umanitaria". Lo sottolinea il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in merito alla situazione in Libia che vede le milizie che hanno deposto Gheddafi nel 2011, scontrarsi per il controllo del paese che -vale la pena ricordarlo- è ricchissimo di petrolio oltre che crocevia della rotte dei migranti.

"Una gurra civile finirebbe per sfinire una popolazione già provata da otto anni di instabilità" spiega Conte in un'intervista a 'Il Fatto quotidiano'. "In caso di conflitto armato, potrebbero interrompersi le rotte libiche interne di migranti provenienti da altri Paesi, in particolare dell'Africa subsahariana. Ma da Paese perlopiù di transito, la Libia diventerebbe un Paese di partenza delle migrazioni".

Conte ha confermato le indiscrezione di un incontro del governo italiano con una delegazione di Haftar: "Loro affermano di voler liberare il Paese dalle formazioni terroristiche e operare una unificazione delle forze armate e di sicurezza. Io ho ribadito la mia ferma opposizione a una deriva militare che farebbe ulteriormente soffrire la popolazione civile già provata".

Intanto le Nazioni Unite tramite l'agenzia dei rifugiati Unhcr chiede ufficialmente il rilascio di tutti i migranti e richiedenti asilo che si trovano nei centri di detenzione in Libia.

Libia, rischio crisi umanitaria

"Questo metterebbe a dura prova un sistema di accoglienza che non funziona ancora a livello europeo e che stiamo cercando di modificare a Bruxelles. Inoltre, salterebbero tutte le iniziative bilaterali e multilaterali che abbiamo sin qui promosso in una logica di cooperazione con i Paesi di partenza e di transito".

Nel frattempo la situazione a Tripoli, teatro dell'offensiva delle milizie che si sono mosse dalla Cirenaica al comando del generale Haftar, vede sempre più sfollati in fuga dalle aree dei combattimenti. Medici Senza Frontiere conta migliaia di sfollati che si vanno ad aggiungere ai 1.300 migranti e rifugiati intrappolati nei centri di detenzione. In questi giorni sono annegate 8 persone a bordo di un'imbarcazione di legno, mentre 20 superstiti sono stati intercettati dalla guardia costiera libica e riportati indietro.

MSF spiega di aver iniziato ad assistere anche famiglie libiche state costrette a lasciare le loro case. 

Libia, la situazione a Tripoli

Intanto il governo di unità nazionale (Gna) libico riconosciuto dalla comunità internazionale ha esortato il Consiglio di sicurezza dell'Onu ad agire per fermare l'offensiva lanciata dal maresciallo Khalifa Haftar su Tripoli, rammaricandosi per la divisione della comunità internazionale sulla Libia. "Vogliamo un intervento politico non militare" ha detto il ministro degli Esteri dello Gna, Mohamad Tahar Siala

Tuttavia nelle due riunioni degli ultimi giorni il Consiglio di sicurezza Onu non ha potuto mettersi d'accordo su un comunicato, nè su una risoluzione.

Caos Libia: cosa sta succedendo

Le truppe guidate da Haftar si stanno dirigendo verso Tripoli, dove ha sede il governo di Fayez al Serraj, riconosciuto da Italia e Nazioni Unite. Le milizie che difendono la Capitale hanno risposto all'offensiva e da Misurata stanno giungendo rinforzi. 

In migliaia in piazza additano responsabilità francesi nell'offensiva di Haftar. Tra gli indiziati mandanti della nuova crisi anche l'Arabia Saudita: secondo il Wall Street Journal sarebbero stati promessi decine di milioni di dollari per "pagare" lo sforzo bellico e ribaltare il governo tripolino.

Migranti, dopo 10 giorni si conclude l'odissea della Alan Kurdi

Intanto si avvia alla conclusione la vicenda dei 60 migranti salvati dalla Alan Kurdi, la nave della ong tedesca Sea Eye che aveva chiesto lo sbarco a Lampedusa. La nave poi diretta verso Malta ha ottenuto dal governo di La Valletta l'autorizzazione alla sbarco dopo essere rimasta per più di una settimana al largo della costa maltese.

I profughi saranno trasferiti in Germania, Francia, Portogallo e Lussemburgo. La Alan Kurdi, della ong tedesca Sea Eye, non sarà autorizzata a entrare in porto. A bordo della nave ci sono 64 persone, fra cui 12 donne e un bambino tratti in salvo al largo della costa libica lo scorso tre aprile.

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