Libia e Siria, guerra e pace passano da Istanbul: Turchia sempre più protagonista

Mentre l'Europa si chiude nel rigurgito razzista e riesce a litigare ancora sui migranti, è Recep Tayyip Erdogan ad essere protagonista nel Mediterraneo

Recep Tayyip Erdogan

Nello scacchiere internazionale è sempre più la Turchia di Recep Tayyip Erdogan ad essere protagonista nel Mediterraneo. Mentre l'Europa si chiude nel rigurgito razzista e riesce a litigare ancora sui migranti - in 274 si trovano a bordo della Ocean Viking, in 121 sulla nave di Sea Watch - in Libia e in Siria è Istanbul a dettare i tempi della guerra e di una pace che sembra sempre più lontana.

La situazione in Libia

Il capo del Consiglio presidenziale libico, Fayez al-Serraj, è a Istanbul dove è impegnato in un colloquio con il leader turco Recep Tayyip Erdogan. La Turchia sostiene il governo Serraj che dallo scorso aprile fa i conti con l'offensiva lanciata dal generale Khalifa Haftar per la conquista della capitale Tripoli.

Intanto proprio l'Esercito nazionale libico ha rivendicato il bombardamento del porto di Tripoli per "evitare l'arrivo di armi e munizioni dirette ai gruppi terroristici a Tripoli".

Le forze di Haftar affermano di aver colpito una nave con un carico di armi e munizioni turche in "un'operazione nel quadro delle risposte dell'esercito alle violazioni della tregua annunciata il 12 gennaio".

Intanto si registrano progressi nei colloqui ripresi a Ginevra tra le parti libiche. Lo ha assicurato l'inviato delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamé che ha parlato di "progressi" nelle trattative tra il Gna e l'Lna per "tenere il conflitto al di fuori delle aree residenziali" del Paese.

La situazione in Siria

Escalation fra Russia e Turchia nel nordovest della Siria. Le forze di Ankara, insieme ai ribelli che sostengono, hanno lanciato un'offensiva contro le forze di Damasco e la Russia ha risposto con un attacco aereo in cui sono stati uccisi due soldati turchi e feriti altri cinque.

Secondo la stampa turca, i ribelli sono riusciti a entrare nel villaggio di al-Nayrab, nella zona di Saraqib (nella provincia di Idlib), dove continuano gli scontri con i militari siriani. Su Twitter il ministero della Difesa di Ankara ha confermato che due militari turchi sono morti e cinque sono rimasti feriti in raid aerei a Idlib di cui si è assunta la paternità la Russia. Fonti del ministero della difesa a Mosca hanno precisato all'agenzia Interfax che l'operazione è stata una "azione preventiva" contro l'offensiva a terra dei ribelli, termine generico che consente a Mosca di non chiamare direttamente in causa la Turchia. La Turchia ha inoltre precisato che nel corso della sua offensiva a terra sono stati uccisi "più di 50 elementi del regime" siriano e distrutti tank e blindati.

L'agenzia ufficiale siriana Sana afferma che le forze di Damasco sono riuscite a respingere "attacchi lanciati da organizzazioni terroristiche" nella regione di Idlib, in particolare nella zona di al-Nayrab, e confermano attacchi contro obiettivi dei ribelli. L'Osservatorio siriano per i diritti umani, legato agli attivisti delle opposizioni, ha invece riferito della conquista da parte delle truppe turche e dei ribelli alleati di un'area pari a circa la metà di al-Nayrab.

Il villaggio di al-Nayrab - conquistato a inizio mese dalle forze fedeli al leader siriano Bashar al-Assad - si trova lungo l'autostrada M4, a una decina di chilometri a sudest della città di Idlib, capoluogo dell'omonima provincia al confine con la Turchia. La zona ha un'importanza strategica.

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Nelle ultime settimane sono almeno 15 i soldati turchi morti a Idlib e le notizie che giungono dalla Siria arrivano all'indomani delle parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ieri affermava che una nuova operazione militare turca in Siria, a Idlib, era solo "questione di tempo" dal momento che i colloqui con la Russia non hanno prodotto i risultati sperati da Ankara.

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