Mercoledì, 22 Settembre 2021
Mondo Cina

Il mistero dei librai di Hong Kong scomparsi, uno di loro denuncia: “Rapito dalla polizia cinese”

Lam Wing Kee ha denunciato di essere stato rapito da “forze speciali” cinesi e tenuto per otto mesi in isolamento. Lui e altri quattro librai della Causeway Bay Book di Hong Kong, specializzata in testi proibiti da Pechino, erano spariti misteriosamente nel 2015, per poi ricomparire negli scorsi mesi, dopo aver confessato “spontaneamente” in tv di essere colpevoli del reato di “commercio illegale di libri”

Libri proibiti mandati al macero, chi li vende rapito, quasi sicuramente sottoposto a coercizione, e poi denunce, smentite, censure. Nell'era dei social network e dell'informazione veloce, il libro fa ancora paura e una piccola libreria al secondo piano di Lockhart Road, Causeway Bay, a Hong Kong, finisce per attirare l'attenzione del grande occhio della censura della Repubblica Popolare Cinese, che da tempo tiene stretto il web nel suo pugno duro. 

A partire dall'ottobre 2015, cinque librai della Causeway Bay Books scompaiono misteriosamente senza lasciare traccia. Si sono susseguiti settimane e poi mesi di appelli, smentite, lettere giunte ai familiari che però alimentano ancora di più i sospetti perché all'apparenza scritte sotto costrizione, telefonate improvvise bruscamente interrotte. Le piste sembrano portare dirette alla polizia cinese. Lui Bo, Cheung Chi Ping, Lam Wink Kee, Gui Minhai e Lee Bo sono poi riapparsi alla spicciolata nei mesi scorsi. Quattro di loro sono comparsi in tv - sguardo basso, voce tremante - per confessare "spontaneamente" di essere colpevoli del reato di "commercio illegale di libri". Gui, cittadino svedese, si trova ancora in Cina.

Ora Lam Wing Kee, è tornato nuovamente davanti alle telecamere, stavolta però per denunciare di essere stato rapito da "forze speciali" cinesi. Nel corso di una conferenza stampa, convocata all'improvviso non appena rimesso piede a Hong Kong "in libertà vigilata", Lam ha affermato di aver trascorso otto mesi in isolamento in una cella angusta dopo essere stato prelevato, bendato e ammanettato, da un gruppo di uomini mentre entrava nella Cina continentale nell'ottobre 2015. L'uomo sostiene che agenti cinesi lo hanno obbligato a confessare crimini che non aveva commesso e di essere stato rimandato a Hong Kong per consegnare gli elenchi con i nomi dei clienti che avevano acquistato libri della Causeway Bay.

Le inaspettate dichiarazioni di Lam hanno riaccesso l'opinione pubblica di Hong Kong, per quello che ormai sembra essere un addio al famoso principio "un paese, due sistemi". 

Gli scaffali della libreria indipendente di Causeway Bay a Hong Konk, attiva anche come casa editrice, erano pieni di testi considerati pericolosi dal governo cinese, tanto da diventare una meta popolare tra i visitatori che dalla Cina continentale venivano nella penisola per comprare quello che in patria non avrebbero mai potuto leggere: testi complottistici ma anche - e soprattutto - libri che raccontano con dettagli pruginosi gli scandali amorosi dei leader cinesi, storie il più delle volte infondate che però attiravano pubblico e preoccupavano Pechino. Un mercato fiorente, quello dei libri proibiti pubblicati dagli editori di Hong Kong e venduti nelle librerie della megalopoli, all'insegna proprio di quel "un paese, due sistemi" che, in base all'accordo stretto ai tempi tra Londra e Pechino, aveva garantito a Hong Kong lo status di regione amministrativa speciale, dipendente da Pechino per tutto quello che riguarda la politca estera e la difesa militare, ma al tempo stesso capitalista e più libera rispetto alla Cina continentale. 

Amnesty International, che segue con attenzione lo scandalo dei librai rapiti e ha invitato Pechino a "finirla con le buge", sostiene che la confessione di Lam dimostra chiaramente che quella delle autorità cinesi è stata una "operazione concertata" per censurare i librai. 
"E' ormai evidente a tutti che il cosiddetto 'un paese, due sistemi' è una promessa andata in pezzi", ha detto al Guardian Claudia Mo, membro del Civic Party, formazione politica ispirata al socioliberalismo. "Non è stata una normale detenzione", ha detto, parlando della cattura di Lam, "ma di un vero e proprio rapimento da parte delle autorità di Pechino. Si sono comportati come la mafia". 
Le autorità cinesi in precedenza avevano sostenuto che i librai erano venuti liberamente nella Cina continentale per assistere la polizia cinese nell'ambito di un'indagine. Una tesi che non ha mai convinto attivisti, osservatori e molti diplomatici, secondo i quali queste sparizioni farebbero parte di una campagna messa in atto dall'amministrazione del presidente Xi Jinping per silenziare il dissenso fuori dai confini della Cina, come ricorda il Guardian

Tre partiti pro-democrazia hanno protestato a Hong Kong davanti all'ufficio di collegamento con Pechino. I manifestanti di Demosisto, un piccolo partito di recente formazione gestito da giovani attivisti, hanno lanciato giornali con il caso in prima pagina, un libro proibito e una petizione oltre la recinzione dell'edificio. 

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