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Giovedì, 23 Maggio 2024
Sul fronte / Ucraina

La lista delle armi inviate dall'Italia all'Ucraina

In Italia non si placano le polemiche politiche. Berlusconi lancia una provocazione. Salvini: "Italia chieda un conferenza internazionale"

Lanciarazzi, mezzi per il trasporto delle truppe, carri armati, camionette anti mine. Sono solo alcune delle armi che in questi mesi l’Italia ha inviato all’Ucraina per resistere all’attacco della Russia, che ha dichiarato guerra a Kiev nel febbraio scorso. Fin da subito, vicino a Zelensky, si è sempre posta l’Europa, con l’Italia e il suo governo guidato da Mario Draghi. È stato lui a firmare i decreti che concedevano all’Ucraina il supporto bellico per resistere e poi contrattaccare le truppe russe. Adesso sarà compito del governo Meloni decidere se e come proseguire negli aiuti militari. Intanto in Italia si è aperto un altro fronte: quello delle polemiche. Infatti Berlusconi è tornato a far parlare di sé dopo aver ribadito che "Putin è un uomo di pace" e che "forse, solo se a un certo punto l'Ucraina capisse di non poter più contare sulle armi e sugli aiuti, potrebbe accettare di sedersi al tavolo per una trattativa".

La lista delle armi inviate in Ucraina dall’Italia

  • Obici semoventi Mlrs;
  • Obici semoventi Pzh2000;
  • Oici semoventi M109L;
  • Veicoli trasporto truppe M113;
  • Obici Fh70;
  • Fuoristrada blindati Lince

L’Italia ha dimostrato di dare un contributo rilevante con una serie di armi avanzate anche da un punto di vista tecnologico perché sono stati donati i due sistemi bellici più potenti e più moderni in assoluto. Si tratta dei semoventi Mlrs e Pzh2000. Il primo è un mezzo che si muove con a disposizione dei lanciarazzi. Questi in particolare sono stati decisivi per consentire alle truppe ucraine di surclassare l'artiglieria russa. Dietro le sigle tecniche infatti ci sono i mezzi migliori in dotazione al nostro Esercito e alle forze Nato. Il semovente Mlrs è la versione aggiornata dell'Himars americano. Il modello statunitense però è trasportato su un camion e può lanciare sei ordigni mentre quello concesso dall'Italia ha dodici razzi, che si muovono su un veicolo cingolato e corazzato. Il nostro Paese ne conta diciotto e all'Ucraina ne sono in corso di consegna due, che si uniranno a quelli offerti da Inghilterra e Germania.

Di fatto sono una sorta di carro armato che però non ha un singolo cannone e può avere diverse tipologie di attacco. I Pzh2000 sono invece obici semoventi di concezione tedesca: hanno un cannone da 155 millimetri a caricamento automatico e una direzione del tiro computerizzata. Possono colpire fino a quaranta chilometri di distanza, sparando venti proiettili in soli tre minuti: in pratica, un solo Pzh2000 ha il volume di fuoco di tre cannoni russi.

L'ultimo decreto varato dal governo Draghi ha messo a disposizione altri armamenti pesanti: gli obici semoventi M109L. Sono più vecchi ma ancora utili. Sono cingolati corazzati con un cannone da 155 millimetri che impiega munizionamento Nato. Negli ultimi anni della Guerra Fredda l'Italia ne ha prodotti centinaia, aggiornando il modello originale statunitense, poi dall'inizio del millennio sono tolti dal servizio. Di questi, in Ucraina, dovrebbero andarci tra i venti e i trenta esemplari ma il numero esatto resta top secret.

Servono anche mezzi per lo spostamento delle truppe. Per cui ecco i veicoli trasporto truppe M113, che consente alla fanteria ucraina di muoversi senza temere raffiche e schegge. Sono vecchi ma efficienti, fondamentali per rimpiazzare i blindati distrutti in otto mesi di lotta: pure Stati Uniti e Olanda li stanno consegnando a Kiev. Quelli che abbiano descritto sono i sistemi più pesanti, forniti dall'Italia sulla base dell'ultimo decreto.

Nella tarda primavera abbiamo donato gli obici Fh70: fornisce supporto di fuoco diretto alle Grandi Unità elementari. Gli ucraini li hanno schierati nell'avanzata che ha riconquistato la regione di Karkhiv e continuano a impiegarli negli scontri a Donetsk.

Invece i fuoristrada blindati Lince sono camionette progettate per resistere all'esplosione delle mine. Un po' ovunque invece vengono fotografati i mortai da 120 millimetri, impiegati dai difensori durante l'assedio di Mariupol. Le mitragliatrici pesanti arrivate già ad aprile sono state montate su jeep e pick up mentre quelle leggere sono state distribuite pure alle brigate Azov.

A gestire lo spostamento di queste armi è il Comando vertice interforze diretto dal generale Francesco Paolo Figliuolo. Le operazioni vengono gestite nella più assoluta segretezza  anche perché l’obiettivo è quello di trasportarli fino al confine ucraino nella massima segretezza ed evitando qualsiasi incidente.

Il fronte delle polemiche in Italia per l'invio di armi

Il fronte estero sarà probabilmente quello più difficile da gestire per la premier Giorgia Meloni che, da una parte vuole seguire la sua linea atlantista, in linea con le politiche europee, dall’altra, sul fronte interno, deve gestire le opposizioni ma anche gli alleati, che sembrano volere un’accelerazione in termini di pace e accordi bilaterali.

Silvio Berlusconi infatti è tornato a far parlare di sè dopo aver detto che "forse, solo se a un certo punto l'Ucraina capisse di non poter più contare sulle armi e sugli aiuti e se, invece, l'Occidente promettesse di fornirle centinaia di miliardi di dollari per la ricostruzione delle sue città devastate dalla guerra. In questo caso Zelensky, forse, potrebbe accettare di sedersi al tavolo per una trattativa", ribadendo come Vladimir Putin sia un "uomo di pace". Poi ci si è messo anche Matteo Salvini che, in un’intervista a Bruno Vespa, ha detto: "L’Italia chieda una conferenza internazionale. C’è un aggressore e un aggredito, ma tutte le guerre finiscono a un tavolo negoziale. L’Ucraina è parte lesa e la comunità internazionale si farà garante dell’accordo".

Da Bruxelles il Partito democratico chiede a Meloni e Tajani di prendere le distanze da Berlusconi. "Berlusconi continua con dichiarazioni ed esternazioni umilianti e offensive verso l'Ucraina, il suo popolo e le atroci sofferenze che sta patendo. Allo stesso tempo indebolisce il nostro Paese, minando puntualmente la credibilità e l'affidabilità dell'Italia". Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno, che ha chiesto: "Tra pochi giorni Meloni sarà a Bruxelles: lei Tajani prendano subito le distanze dalle vergognose parole di Berlusconi".

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