Giovedì, 25 Febbraio 2021
Il virus nel mondo / Libano

Covid: il Paese che va in lockdown durissimo per 11 giorni (chiudono anche i supermercati)

I casi in Libano hanno raggiunto un livello troppo elevato. Non ci sono posti letto negli ospedali. Il coprifuoco notturno durerà 12 ore: dalle 17 alle 5. Molte famiglie non hanno cibo da mettere in tavola. I tamponi sono pochi e a pagamento: il vero numero dei contagi potrebbe essere ben più alto dei dati ufficiali. Gli aiuti del contingente italiano Onu

Clienti in un supermercato di Beirut prima della chiusura per il lockdown ANSA/EPA/NABIL MOUNZER

Oggi in  Libano  è iniziato un lockdown nazionale che durerà per 11 giorni, durante il  quale i residenti devono richiedere un permesso speciale per poter uscire di casa e anche i supermercati sono chiusi. Il coprifuoco notturno viene esteso e dura di fatto 12 ore: dalle 17 alle 5 di mattina. Ma alcuni media lo definiscono un "coprifuoco di 24 ore", talmente impattanti sono le limitazioni imposte alla popolazione.

Il nuovo lockdown in Libano con 12 ore di coprifuoco

La polizia del piccolo Stato mediorientale che affaccia sul Mediterraneo, stretto tra Israele e Siria, presidia con posti di blocco le principali strade del Paese, non solo la capitale Beirut. Bisogna avere reali motivazioni di lavoro o salute per uscire di casa. Il coprifuoco è il più severo dall'inizio della pandemia.  Le autorità sono state sottoposte a forte pressione per adottare un approccio più duro dopo che gli ospedali del paese hanno esaurito i letti disponibili e le infezioni quotidiane hanno raggiunto un nuovo massimo di 5.440 casi la scorsa settimana. Troppi, per la fragile rete ospedaliera libanese, quasi tutta privata, a parte poche strutture. Il Libano è l'esempio lampante anche di quanti danni abbiano provocato le aperture del periodo natalizio, perché sono spesso saltate le più elementari norme che frenano la diffusione del Sars-CoV-2 nonostante fosse chiaro che il virus circolasse ampiamente. Il Libano era uscito a fine novembre da un lockdown di due settimane, puntando a una "apertura progressiva e responsabile". Non è andata affatto bene. 

A Beirut, che nel 2020 era stata messa in ginocchio anche dalla devastante esplosione di agosto al porto, per le attività economiche gli affari di dicembre sono stati ossigeno puro. Ma ora il conto è salato. Il Libano è senza governo da mesi, in poco più di un anno si sono succeduti 4 premier diversi. Le autorità che devono gestire l'emergenza (il consiglio di Difesa) hanno ufficializzato questa settimana le nuove misure e restrizioni pesanti: restano chiusi per 11 giorni, fino al 25 gennaio 2021, praticamente tutti gli uffici e le aziende, le banche, le attività commerciali, i bar. Per i ristoranti ammessa solo la consegna a domicilio. Possono restare con la serrande alzate i piccoli negozi di alimentari. La mannaia del lockdown colpisce anche i supermercati, che per la prossima settimana e mezza possono soltanto organizzarsi con i servizi di consegna. Chi arriva in Libano con un volo dall'estero entra nel Paese con una procedura precisa e severa: serve un tampone negativo. Quindi chiedono la prenotazione in albergo a prezzo fisso di 100 dollari a notte (anche per chi ha un’abitazione privata) fino al via libera con il risultato negativo del test.

Il numero reale dei contagi sarebbe stellare: "Tamponi solo a pagamento"

La maggior parte delle scuole in Libano di fatto non hanno mai riaperto a un'attività didattica in presenza e hanno tentato, con fatica, in questi mesi di avviare le attività a distanza, tenendo conto che la rete Internet in Libano non è assolutamente in grado di sostenere il traffico dati richiesto dallo smartworking e dall'insegnamento online. Il lockdown in Libano rischia di avere "un impatto drammatico sulle famiglie e sui bambini più vulnerabili se non verranno immediatamente prese misure necessarie alla loro sopravvivenza" denuncia Save the Children: "Quasi la metà della popolazione non può permettersi di acquistare cibo sufficiente per resistere fino alla riapertura dei supermercati, quindi temiamo che affronterà la fame, poiché non è chiaro se i negozi abbiano la capacità di consegnare cibo nelle case delle persone. Anche l'aumento del prezzo del pane darà un duro colpo a molte famiglie. Ci saranno meno pasti e meno pane su molte tavole se non si interverrà con urgenza" con misure di sostegno.

Come racconta oggi sul Manifesto Pasquale Porciello i numeri del contagio si assestano tra i 4 e 6mila casi, alcune decine di morti al giorno nell’ultima settimana, "positività oltre il 15% su un territorio grande come l’Abruzzo. Solo 'la punta dell’iceberg' per il dottor J. Khalife, specialista di sanità pubblica e membro del comitato indipendente “Zero Covid”, che ipotizza invece 15/20mila casi giornalieri, essendo i tamponi a pagamento, non accessibili, e il monitoraggio inadeguato".

Virus: gli aiuti del contingente italiano delle Nazioni Unite

Negli scorsi giorni i militari di Unifil, il contingente italiano delle Nazioni Unite che opera nel Libano del Sud, hanno donato 3 sistemi di videolaringoscopia ai reparti di anestesia e rianimazione degli ospedali di Bint Jbeil, Tibnin e Tiro, centri di riferimento ritenuti importanti nel Paese per la gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di coronavirus Covid-19. Le apparecchiature, finanziate con fondi del ministero della Difesa italiano, sono utili alla visualizzazione chiara e in tempo reale delle vie aeree di un paziente, andranno ad integrare e potenziare la strumentazione in dotazione ai tre presidi sanitari libanesi, riducendo al minimo i tempi di intubazione del paziente e limitando l’esposizione del personale sanitario alle secrezioni orofaringee di persone potenzialmente affette da Covid-19, consentendo ad anestesisti e rianimatori di lavorare con maggiore sicurezza ed efficacia.

Il ministro libanese della Sanità Hamad Hassan cerca di contenere il ritmo impressionante di crescita della pandemia con i pochi mezzi a disposizione, in attesa dell’arrivo delle prime dosi del vaccino Pfizer. Se ne parla a febbraio (forse). A marzo, prima della crisi del coronavirus, il Libano  aveva annunciato il default, con l'allora premier Hassan Diab che aveva spiegato di voler avviare negoziati per ristrutturare il debito. In una situazione del genere, l’inizio dell’epidemia e i vari lockdown hanno portato a una serie di proteste antigovernative anche violente. 

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