Sabato, 5 Dicembre 2020
Spagna

Il giudice che annulla il lockdown

La chiusura parziale imposta dal governo spagnolo alla capitale e ad altre nove città della provincia della Castiglia lede "i diritti e le libertà fondamentali". La matassa è quantomai ingarbugliata però, perché solo due giorni fa la Procura madrilena aveva dato la sua approvazione ai provvedimenti. I numeri del contagio in Europa preoccupano

Un murales della Guernica alla stazione Atocha di Madrid. Foto: Ansa/Epa/Mariscal

Dalla Spagna alla Germania, dalla Francia alla Bulgaria, ogni paese europeo sta affrontando la pandemia in modo diverso. Ma quando le decisioni politiche finiscono nei tribunali, le cose si complicano e si rischia di perdere tempo prezioso. L'ultima decisione che farà discutere a lungo e cambia momentaneamente le carte in tavola nella lotta alla diffusione del contagio arriva dalla Spagna: secondo la Corte Superiore di Giustizia di Madrid il lockdown parziale imposto dal governo alla capitale spagnola e ad altre nove città della provincia della Castiglia lede "i diritti e le libertà fondamentali", in base a quanto riporta oggi la stampa spagnola citando un comunicato del Tribunale spagnolo. Nello specifico si precisa che "la legge 16/2003, del 28 maggio, sulla coesione e la qualità del Sistema Sanitario Nazionale, e precisamente il suo articolo 65, non contiene un'autorizzazione legale per l'istituzione di misure di limitazione dei diritti fondamentali". Bocciata quindi la decisione di chiudere la capitale iberica. Che cosa succede adesso? Non è chiaro, per nulla. Intanto i numeri dell'epidemia in Spagna sono sempre pesanti.

Perché il giudice ha annullato il lockdown di Madrid

La battuta d'arresto giudiziaria contro le limitazioni alla mobilità è di fatto un "niet" alla ratifica delle misure che erano state stabilite dal ministero della Salute spagnolo per fermare la diffusione del contagio. Senza l'ok dei giudici, non si potrà essere multati e le limitazioni per 4 milioni e ottocentomila cittadini restano soltanto sulla carta dopo essere entrate in vigore venerdì scorso.  Il ministero della Sanità spagnolo aveva imposto misure più severe di quelle disposte dalla municipalità di Madrid per un motivo molto pragmatico: lì il tasso di contagi è attualmente più che triplo rispetto al resto del Paese. Il 'lockdown parziale', entrato in vigore da venerdì sera per circa quattro milioni e mezzo di abitanti, non obbligava nessuno a rimanere in casa, ma limitava la libertà di movimento fuori dal proprio Comune di residenza se non per motivi di lavoro, studio o salute.

La mossa non era andata giù alla presidente della Comunità di Madrid Isabel Diaz Ayuso, che aveva denunciato una "invasione di poteri", presentando un ricorso in tribunale. Ora la Corte Superiore di Giustizia giudica illegittima la decisione governativa, e le relative sanzioni, raccomandando invece l'adozione di misure concordate per la tutela della salute pubblica. 

La matassa è quantomai ingarbugliata però, perché solo due giorni fa la Procura madrilena aveva dato la sua approvazione ai provvedimenti, sostenendo che sono conformi ai "criteri di proporzionalità" dato l'alto rischio di contagi e il prevalente "diritto alla vita e alla salute". Problema nel problema: la mancata ratifica dei provvedimenti - nota il quotidiano El Paìs -  coincide con le prime vacanze dopo l'estate, il Puente del Pilar, un break lampo amatissimo in cui migliaia di madrileni si recano abitualmente nelle loro seconde residenze in montagna o nelle comunità vicine o si recano in campagna o in spiaggia. Il rischio è che la curva dei contagi s'impenni dopo che negli ultimi giorni a livello nazionale era stato registrato un lieve calo delle persone ricoverate in ospedale.

Governo nazionale e "regionale" troveranno un accordo nei prossimi giorni, con ogni probabilità: "Prenderemo le decisioni legali che proteggono meglio la salute. Siamo sicuri che la Comunità di Madrid sosterrà questo approccio", fa sapere il ministro della Salute spagnolo, Salvador Illa, molto preoccupato per la situazione. La Spagna al momento conta 835.901 casi totali e 32.562 decessi per l'epidemia di COVID-19. Sono più di 1.500 i pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva di tutto il Paese. Le città con restrizioni sanitarie nella regione sono (anzi, erano) 10: Madrid (3.266.126 abitanti), Alcalá de Henares (195.649), Alcobendas (117.040), Alcorcón (170.514), Fuenlabrada (193.700), Getafe (183.374), Leganés ( 189.861), Móstoles (209.184 vicini), Parla (130.124) e Torrejón de Ardoz (131.376). Grossi centri, molto popolosi e con una densità abitativa notevole, in cui il contagio corre. I controlli delle forze dell'ordine negli scorsi giorni in tutti questi comuni sono stati meramente "informativi" e nessuna sanzione per aver disatteso le restrizioni è stata fatta.

L'unico punto fermo è che la pandemia continuerà e l'incertezza giuridica non fa bene alla Spagna.

In Germania il virus potrebbe diventare "incontrollabile"

Se Madrid piange, Berlino non ride. "L'attuale situazione mi preoccupa molto. Non sappiamo come si svilupperanno le cose nelle prossime settimane. E' possibile che avremo più di 10mila casi al giorno. E' possibile che il virus si diffonda in modo incontrollabile". Sono queste le parole allarmanti del direttore del Robert Koch Institute Lothar Wieler, parlando della situazione in Germania. Nelle ultime 24 ore il Paese ha registrato 4.058 nuovi casi, tornando ai livelli di aprile, in piena prima ondata. 

Il ministro della Salute tedesco Jens Spahn ha descritto il dato come allarmante: "Sono i cittadini, siamo noi, con le nostre azioni prudenti, che abbiamo condotto la Germania attraverso questa crisi fino ad ora, integrando le nuove regole nella vita di tutti i giorni. Non dobbiamo disperdere questi risultati. La situazione nella capitale mostra come azioni ignoranti e poco attente possano portare ad altri sviluppi della pandemia". Spahn ha anche sottolineato che in Germania la situazione non è grave come a marzo e aprile, ma i problemi principali provengono dalle riunioni di famiglia, feste, eventi sociali, religiosi e matrimoni.

Il coronavirus in Europa

Intanto la Francia corre ai ripari: mini lockdown a Parigi

Austria e Croazia hanno segnalato un numero record di contagi da coronavirus. In Croazia sono stati ufficializzati 542 nuovi casi: il precedente primato nel Paese, che ha avuto finora 310 vittime per il Covid-19, era di 369. In Austria ci sono stati 1.209 nuovi casi nelle ultime 24 ore, superando il primato di 1.050 che resisteva da marzo. Oltre la metà dei nuovi contagi si sono verificati a Vienna, la capitale.

La Bulgaria ha registrato un record giornaliero di casi di contagio da coronavirus. Si tratta di 437 nuove infezioni in 24 ore, per un totale di 22.743 contagi. Nel Paese si contano anche 873 morti. Le autorità bulgare hanno reso noto che verranno imposte nuove restrizioni se i casi continueranno ad aumentare ma si esclude un nuovo lockdown nazionale.

Il numero di nuovi casi di coronavirus in Svizzera è aumentato di 1.172 persone in un solo giorno per un totale di 58.881 casi confermati. Il bilancio delle vittime aggiornato è di 1.791. I nuovi contagi giornalieri hanno raggiunto il picco il 23 marzo, con 1.456, ed erano scesi ad appena tre il 1 giugno. Ora la situazione è nuovamente seria.

FRANCIA CORONAVIRUS ANSA-2

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