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Lunedì, 20 Maggio 2024
il punto / Cina

Il vero scopo del viaggio di Macron e Von der Leyen a Pechino

Il capo dell'esecutivo di Bruxelles e quello dell'Eliseo si prefigurano l'obiettivo di allontanare Pechino da Mosca. Ma al centro della visita a Pechino c'è tanto business, soprattutto per il capo dell'Eliseo

Tirata un po' per la giacchetta e inclusa in una visita di Stato in cui non era stata invitata, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen è atterrata in Cina con il presidente francese Emmanuel Macron, l'unico atteso inizialmente alla corte del presidente cinese Xi Jinping. Per i due leader europei inizia una delicata danza diplomatica di tre giorni, durante la quale von der Leyen e Macron cercheranno di presentare una Europa unita, nonostante le divergenze nelle diverse capitali europee sull'approccio con la gigante asiatico.

Il leader francese ha visitato l'ultima volta la Cina nel 2019, lo stesso anno in cui von der Leyen è diventata presidente della Commissione europea. Nel corso degli ultimi tre anni le cose però sono cambiate: l'arrivo della pandemia, la strategia cinese Zero-Covid, la critica per la violazione dei diritti umani degli uiguri nella regione cinese dello Xinjiang e le successive sanzioni bilaterali hanno inasprito le relazioni tra Pechino e Bruxelles. Le cose non sono poi migliorate dopo che un accordo bilaterale per gli investimenti (l'Accordo comprensivo sugli investimenti - CAI) è stato congelato dal Parlamento europeo e da quando Pechino si rifiuta di condannare la Russia per la sua invasione in Ucraina.

Partner e rivale: quante cose sono cambiate tra Bruxelles e Pechino?

Al centro della visita a Pechino di Macron e von der Leyen c'è tanto business. Il capo dell'Eliseo considera la visita tre giorni come un'opportunità per frapporre la Francia e l'Europa tra Stati Uniti e Cina. Macron infatti vuole rassicurare Xi che Bruxelles non si allineerà a Washington sul disaccoppiamento economico da Pechino. L’Eliseo ha spiegato che gli europei non hanno "le stesse posizioni degli Stati Uniti nei confronti della Cina, perché non abbiamo gli stessi interessi". Il commercio con il gigante asiatico rimane infatti uno dei mercati più attraenti per la leadership europea: la Cina è stata la terza destinazione delle merci esportate dall'Ue nel 2022 e il più grande esportatore di merci nel Vecchio continente, secondo i dati Eurostat.

L'ambita unione commerciale tra Pechino e Parigi

Macron sa tuttavia quale sia la visione europea della Cina. Per anni, l'Unione europea ha ritenuto la Cina al tempo stesso un partner, un concorrente e un rivale, a seconda del settore. L'accoglienza cinese riservata ai due, e in particolare a von der Leyen, è stata freddina. E questo a causa di un discorso su Pechino pronunciato la scorsa settimana dalla presidente della Commissione, che ha accusato il Partito comunista cinese di volere "un cambiamento sistemico dell’ordine internazionale con la Cina al centro".

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Il sotto testo è chiaro: l'Unione europea è alla ricerca di un cambio di passo nel suo rapporto con il gigante asiatico. Bruxelles non vuole rompere le relazioni con la Cina, ma - usando le espressioni di von der Leyen - mira ad adottare un approccio al "diplomatic de-risking ed economic de-risking", cioè rivedere al ribasso l'impegno diplomatico e politico con Pechino per ridurre la dipendenza commerciale dal gigante asiatico. La Cina, dal lato suo, sostiene il concetto di "autonomia strategica" dell’Ue che, secondo l'idea del gigante cinese, dovrebbe portare al disaccoppiamento dell’Ue dagli Stati Uniti. 

La direzione indicata dal capo dell'esecutivo Ue non è quella che vorrebbe intraprendere il leader dell'Eliseo, che si è astenuto dall'usare una forte retorica anti-cinese per evitare ritorsioni commerciali da parte di Pechino (come accaduto per il caso della Lituania, che ha spinto le tre principali istituzioni europee ad approvare un testo comune per adottare uno strumento anti-coercizione economica).

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L'approccio di Macron verso la Cina viene osservato con sospetto da diversi analisti. "Non è il momento di annunciare accordi commerciali o nuovi grandi investimenti con la Cina", ha affermato Noah Barkin, analista di Rhodium Group. "Sarebbe essenzialmente un voto di fiducia data all'economia cinese e manderebbe il messaggio che la Francia non è d'accordo con l'approccio degli Stati Uniti".

Ciononostante Macron spera di rientrare dalla visita ufficiale con qualche accordo in tasca. Il leader dell'Eliseo è atterrato a Pechino con una folta delegazione, comprensiva in particolare di quattro ministri (tra cui Economia ed Esteri) e di oltre 50 leader aziendali di colossi come Alstom, Veolia e Airbus (che sta negoziando una nuova serie di ordini di aerei con la Cina, dopo essersi aggiudicata una maxi commessa, del valore di oltre 37 miliardi di dollari per la vendita di quasi 300 aerei di linea a quattro compagnie aeree cinesi) ed Electricite de France, la società che ha contribuito a costruire la prima centrale nucleare commerciale della Cina, a Shenzhen.

La spinta nelle relazioni tra Parigi e Pechino potrebbe arrivare il 7 aprile, quando Macron trascorrerà diverse ore con Xi a Pechino e lo accompagnerà a Guangzhou. La trasferta del leader francese nel capoluogo del Guangdong non è casuale: qui, nel XVII secolo, approdò la prima nave francese consentendo poi l'apertura del primo consolato transalpino in Cina. E proprio qui, il padre del leader cinese, Xi Zhongxun, ha lavorato come governatore della provincia del Guangdong. L'impegno di Macron non sfugge nemmeno ai meno attenti delle dinamiche sino-europee: il leader francese, infatti, vuole colmare quel vuoto diplomatico ed economico lasciato dall'ex cancelliera tedesca Angela Merkel. 

La diplomazia francese tra commercio e guerra in Ucraina

Non ci sono solo gli affari. Il capo dell'esecutivo di Bruxelles e quello dell'Eliseo si prefigurano l'obiettivo di allontanare Pechino da Mosca. I due, nel corso di una cena che ha anticipato la trasferta a Pechino, hanno ribadito che un sostegno cinese (specialmente militare) al Cremlino avrebbe delle conseguenze nei rapporti sino-europei. Sullo sfondo dei temi economici c'è la posizione di apparente neutralità della Cina nel conflitto russo in Ucraina. La visita di Macron segue il summit tra Xi e Putin a Mosca di qualche settimana fa, quando i due leader hanno proposto la visione di un nuovo ordine multipolare. L'intenzione resta quella di intavolare un confronto franco sulla questione spinosa della guerra in Ucraina.

La strana scommessa sulla pace in Ucraina 

Parlando ai rappresentanti della comunità francese a Pechino prima del suo incontro con il suo omologo cinese in programma domani, Macron ha affermato di non essere d'accordo con il "piano di pace" di 12 punti della Cina, ma ha sostenuto che gli europei dovrebbero impegnarsi con la Cina per trovare una soluzione alla guerra in Ucraina. Il capo dell'Eliso ritiene che la Cina possa svolgere un "ruolo importante" nella ricerca di una "via per la pace" in Ucraina, facendo pressione sull'amica Russia.

Emmanuel Macron tiene un discorso alla comunità francese a Pechino (5 aprile 2023, LaPresse)

Nulla da temere però, perché la relazione tra Xi e Putin sarebe pura "retorica", secondo quanto affermato dall'ambasciatore cinese presso l'Ue, Fu Cong, in un'intervista al New York Times. Il diplomatico ha spiegato che "Pechino non ha condannato l'invasione perché ha compreso le rivendicazioni della Russia su una guerra difensiva contro l'espansione della Nato, e perché ritiene che le cause alla radice siano più complicate". Un evidente tentativo di rilancio dei rapporti tra Bruxelles e Pechino. 

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Ma la promessa di Xi di telefonare al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la conferma dell’impegno a non fornire armi alla Russia finiscono in secondo piano se l'idea del leader cinese è quella di strappare vantaggiosi accordi commerciali. Con il rischio che sarà lo stesso Macron a svilire l'importanza di una viaggio che ha fortemente voluto e promosso. 

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