Mercoledì, 12 Maggio 2021
Il peso del Nord sul Sud del mondo

Il Madagascar è sull'orlo della carestia e rischia una catastrofe "al di là di ogni immaginazione"

Un paese da sempre colpito da una siccità che non dà tregua e che uccide perché, nel paese dell'Africa del sud, i bambini muoiono per malnutrizione acuta. "Servono aiuti, altrimenti sarà una catastrofe"

Una donna in Madagascar che chiede una visita medica per il figlio - Credit WFP/Fenoarisoa Ralaiharinony

Siamo abituati a pensare come l’inquinamento, soprattutto da parte dei paesi della parte settentrionale del mondo, possa avere degli effetti negativi solo su chi lo produce, quali smog o l’aumento di problemi respiratori nella popolazione. Ma non è così. L'inquinamento dei paesi più industrializzati può avere conseguenze dirette in territori lontani, può uccidere e uccide anche bambini. Innocenti che non arrivano a vedere gli anni più belli della loro vita perché hanno avuto la sfortuna di nascere in quegli angoli di mondo dove un ragazzino può addormentarsi con lo stomaco vuoto e morire nel sonno per fame o sete. Questa è l’emergenza che sta vivendo il Magascar, paese del Sud-est dell’Africa, dove la parte meridionale sta diventando inospitale a causa di lunghi periodi di siccità. C’è chi, per sopravvivere, mangia locuste e sementi. Oggi L’Onu lancia l’allarme. La malnutrizione nei bimbi sotto i 5 anni è già raddoppiata negli ultimi 4 mesi e adesso c’è il rischio di una carestia di livelli catastrofici come non si è mai visto fino ad oggi.

Madagascar, la malnutrizione acuta che uccide i bambini

Attualmente nella quarta isola più grande al mondo c’è una popolazione sull’orlo della carestia. A denunciarlo è l’agenzia Onu World food programme (Wfp) che spiega come i tassi di malnutrizione acuta stiano continuando a crescere. Il problema più preoccupante risponde al nome di malnutrizione globale acuta (così detta Gam) che sta colpendo i bambini al di sotto dei cinque anni ed è quasi raddoppiata negli ultimi 4 mesi. Il Ministero della salute del paese parla di un 16,%, con un picco del 27% ad Ambovombe, un comune rurale di poco più di 60mila persone, a pochi chilometri dalla costa sud, bagnata dall’Oceano Indiano.

I bambini che soffrono di malnutrizione acuta hanno quattro volte maggiori probabilità di morire rispetto a bambini in salute. Questo tipo di patologia, di fatto, blocca la crescita del bambino e se dovesse subentrare nei primi mille giorni di vita, porterebbe complicanze per tutto il resto della vita della persona malata, con scarso sviluppo cognitivo, linguistico e comportamentale, tassi più elevati di morbilità e mortalità, con tutte le difficoltà che ne conseguono in ambito sociale e lavorativo. Ma nel Madagascar, dove per ricordare le ultime piogge bisogna tornare indietro con la memoria di 3 anni, la malnutrizione è arrivata al punto che le donne incinte non riescono a produrre più latte, i bambini cercano di sopportare la fame lavorando, lasciando la scuola per andare in cerca di acqua a ore di cammino dal proprio villaggio, mentre gli anziani hanno escogitato lo stratagemma di legarsi una corda con forza intorno alla vita per bloccare i crampi addominali.

Al Madagascar servono 74 milioni di dollari, l’appello

“L’entità della catastrofe è al di là di ogni immaginazione. Se non riportiamo indietro questa crisi, se non arriva cibo alle persone del sud del Madagascar, le famiglie soffriranno la fame e vite andranno perse”, ha detto Amer Daoudi, Direttore senior delle operazioni del WFP, che di recente ha visitato Sihanamaro, una delle aree più colpite, accompagnato da una delegazione di alto livello di ambasciatori e funzionari governativi. “Abbiamo visto scene strazianti di bambini gravemente malnutriti e famiglie alla fame. Abbiamo bisogno ora di finanziamenti e risorse per aiutare la popolazione del Madagascar”. Il Wfp fa sapere di “aver bisogno di 74 milioni di dollari per salvare vite e prevenire una catastrofe”. A seguito delle richieste allarmanti ricevute dal distretto di Amboasary sulla gravità della crisi alimentare, il WFP sta progressivamente assistendo fino a 750mila persone con distribuzioni di cibo e contante ogni mese.

Madagascar, la siccità e l’inizio della crisi

Le ultime piogge risalgono al 2019, quando, nel paese che conta poco più di 25 milioni di persone, non pioveva da 5 anni. Già nel 2019, secondo numeri raccolti dell’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni unite per gli affari umanitari, il Madagascar ha subito un crollo del 60% nella produzione di raccolto, oltre 1 milione di persone senza la garanzia di cibo ogni giorno, oltre 20mila bambini con malnutrizione acuta. Il problema è che quelle piogge non hanno avuto un seguito e nel paese africano non è più arrivata acqua da quella volta. C’è stato un nuovo crollo da settembre 2020, quando è ricominciata la magra: le famiglie hanno terminato le scorte di cibo e si sono cibate di sementi, quelle che sarebbero dovute servire per la semina del novembre/dicembre 2020 e in alcune zone del sud, la maggior parte della popolazione, sopravvive mangiando locuste, fichi d’india acerbi o foglie selvatiche. La produzione di cibo nel 2021sarà ancora peggiore. Il sud del Madagascar sta davvero diventando un paese arido, ai limiti della abitabilità e chi ci vive rischia ogni giorno di morire per la fame e la sete dovute alla siccità.

Come si spiega la siccità del Madagascar

Il problema è appunto il cambiamento climatico e il surriscaldamento della Terra, a cui si uniscono fenomeni come la deforestazione e le masse di aria torrida e secca. Sono tutte condizioni che contribuiscono a trasformare di fatto terre fertili in veri deserti. Nel sud del paese, ci sono zone in cui una volta c’erano campi e pascoli, oggi invece c’è la sabbia. Dunque il troppo caldo e il cambiamento del clima, sempre più torrido, portano alla carenza di acqua e i primi a morire per la siccità sono gli animali da bestiame. Le famiglie rimangono non solo senza acqua, ma anche senza latte o carne con cui sfamarsi. Senza acqua non possono neppure essere irrigati i campi agricoli. Inoltre, senza acqua arrivano a che i problemi igienici, che in un paese come il Madagascar, possono portare anche alla morte. Qualcuno cerca un pozzo e ingaggia una guerra con le tribù vicine per un secchio di acqua, qualcun altro emigra e finisce in qualche campo profughi. I più fortunati sono quelli che restano, accettando la sfida della sopravvivenza.

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