Domenica, 19 Settembre 2021
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Così Madrid prenderà il controllo della Catalogna

Tutte le misure legate all'applicazione dell'articolo 155 devono essere approvate entro il 27 ottobre dal Senato, dove il partito del capo del governo Mariano Rajoy dispone della maggioranza assoluta

450mila persone sono scese in piazza a Barcellona - Ansa

Il governo spagnolo ha annunciato misure drastiche per impedire la secessione della Catalogna, destituendo il governo regionale, prendendo il controllo delle finanze, della polizia e dei media pubblici, e piazzando il parlamento sotto il suo controllo. Queste misure devono essere approvate entro il 27 ottobre dal Senato dove il partito del capo del governo Mariano Rajoy dispone della maggioranza assoluta. Rajoy si è già assicurato inoltre il sostegno del Partito socialista e dei centristi di Ciudadanos.

Destituito il governo regionale

Il premier chiede la destituzione dell'interno esecutivo catalano, la Generalitat, presieduto da Carles Puigdemont, un independentista della prima ora. Le sue funzioni saranno esercitate da degli "organi creati a tal fine dal governo nazionale", ma "in linea di principio dai ministeri nazionali fino a quando durerà questa situazione eccezionale", ha spiegato il capo del governo.

Rajoy chiede al Senato di affidargli l'autorità di sciogliere il parlamento e di convocare nuove elezioni "entro sei mesi dopo il voto del Senato". Questa competenza spetta normalmente al capo del governo catalano. L'esecutivo di Madrid chiede anche alla camera alta di dargli il potere di nomina e di sostituzione in tutti gli organismi ed entità che dipendono dalla Generalitat.

Polizia catalana sotto diretta autorità di Madrid

La polizia catalana, i 16.000 Mossos d'Esquadra, saranno posti sotto la diretta autorità del governo. Rajoy chiede anche "nel caso in cui si riveli necessario", che i membri della polizia autonoma possano essere "sostituiti da degli effettivi delle forze di sicurezza dello Stato", vale a dire la polizia nazionale e la Guardia civile.

Il governo ha già posto le finanze della Generalitat sotto sequestro a settembre, per tentare invano di impedire il referendum di autodeterminazione del primo ottobre, vietato dalla magistratura. Chiede attualmente l'autorità di esercitare tutte le competenze finanziarie, budgettarie e fiscali per assicurare che non un solo euro di tasse locali o di somme trasferite da Madrid alla regione non sia destinato a finanziare gli sforzi di secessione.

TV3 e Catalunya Radio

Rajoy vuole inoltre assumere "le funzioni della Generalitat di Catalogna in materia di telecomunicazioni e i servizi digitali". Ciò implica il controllo del Centro di telecomunicazioni e di tecnologie dell'informazione (Ccti), che coordina tuti i sistemi informatici del governo regionale. Anche la televisione e la radio pubbliche (TV3 e Catalunya Radio) passeranno sotto il controllo del governo centrale per garantire "la trasmissione di una informazione affidabile, oggettiva ed equilibrata". 

Il governo intende inoltre prendere il controllo dell'attività del parlamento catalano, dove i partiti indipendentisti dispongono dal 2015 di una maggioranza di 72 seggi su 135. Questi deputati hanno approvato il 6 settembre una legge che convocava il referendum d'indipendenza del primo ottobre, legge annullata dalla Corte costituzionale di cui non riconoscono più la competenza. Sono sempre loro che potrebbero proclamare formalmente l'indipendenza in virtù di una seconda legge votata dal parlamento ma anch'essa annullata.

L'ultima sfida degli indipendentisti: via i soldi dalle banche

Rajoy chiede anche al Senato di poter designare "una autorità" che avrà 30 giorni per verificare che nessun disegno di legge o alcuna iniziativa parlamentare sia contraria alle misure prese per controllare la Catalogna. Una volta destituito Puigdemont, il parlamento non potrà neanche procedere alla scelta né alla nomina di un successore.

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